DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

Due discepoli in viaggio da Gerusalemme verso Emmaus. Se non proprio una fuga, sicuramente una presa di distanza dalla città ma, soprattutto, dagli eventi accaduti in città, dalla crocifissione e dalla morte del loro Maestro Gesù, morte di cui non hanno compreso il significato.

Stanno discutendo tra di loro, una discussione sul come l’intera vicenda di Gesù assomigli ad una promessa mancata, non mantenuta.

Ed è proprio in questo loro allontanarsi da Gerusalemme, in questa loro presa di distanza dagli eventi della passione, che Gesù si fa vicino per camminare con loro.

«Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo», scrive l’evangelista Luca.

E la prima cosa che Gesù fa è ascoltare; prima di parlare si fa attento ai discorsi dei due discepoli e, proprio perché ascolta veramente, formula quegli interrogativi che vanno dritti al cuore di ciò che i due stanno vivendo, facendo emergere tutta la loro delusione, la loro ricerca, il bisogno più profondo della loro vita, la loro inquietudine.

I due discepoli hanno tutto sottomano: hanno conosciuto Gesù come «profeta potente in opere e in parole»; conoscono i fatti della sua passione e morte; conoscono l’annuncio delle donne che, recatesi al sepolcro, non hanno trovato il corpo di Gesù; sanno che esse dicono di aver avuto una visione di angeli i quali attestano che Gesù è vivo; sanno che alcuni discepoli, andati anch’essi al sepolcro, «hanno trovato come avevano detto le donne».
I due discepoli in cammino verso Emmaus hanno tutte le informazioni, tutte le testimonianze, tutti i dati, tutti i fatti, ma non basta. Occorre che uno sconosciuto viandante, lungo il loro mesto cammino, spieghi loro le Scritture.
Noi non crediamo all’annuncio del Vangelo, all’annuncio della Buona Novella del Signore Risorto – oppure ci crediamo con affidamento cieco senza farlo veramente nostro – perché non conosciamo le Scritture, non ci affidiamo a ciò che Dio dice, al suo modo di leggere la storia e di spiegare le cose. Ma senza le Scritture siamo stolti, senza sapienza.
Se ascoltassimo la Parola di Dio e guardassimo la vita alla luce di questa Parola, ci accorgeremmo che la vita non muore, che Dio fa risorgere continuamente…e l’annuncio della resurrezione di Gesù non ci sembrerebbe così incredibile.

Poi, però, se si prende il gusto di ascoltare questa Parola, allora non si vorrebbe mai smettere: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».
Al Cristo che si è approssimato al loro cammino, risponde ora l’approssimarsi dei due discepoli al forestiero. E l’ospite si ferma e compie un gesto semplice, banale: spezza il pane.
«Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero…», ma Egli scompare.
Tuttavia l’assenza, questa volta, non genera dolore, frustrazione, rimpianto, ma un movimento inverso che avviene proprio sul finire del giorno, in quel buio che, però, ora non fa più paura.
I discepoli tornano a Gerusalemme, nel luogo e nella comunità da cui erano fuggiti, delusi e scoraggiati: per loro tutto è ormai capovolto. Stavano allontanandosi da Gerusalemme, ora vi ritornano; si erano separati dalla comunità, ora rinnovano la comunione; avevano occhi velati, ora hanno visto il Signore; il loro volto era triste e il cuore tardo a capire, ora hanno il cuore ardente che li fa correre senza indugi, nonostante i pericoli della notte.

Tornare allora significa, di fatto, rimanere là dove ordinariamente si svolge la nostra esistenza. Non sempre il Signore cambia le situazioni come vorremmo; cambia però il nostro cuore per renderci responsabili di una storia diversa, proprio come è accaduto ai due discepoli.
Proprio come accaduto a Pietro, accompagnato da Gesù nei suoi dubbi, nelle sue debolezze fino al canto del gallo, la notte del suo tradimento; in quel momento lo sguardo di Gesù verso di lui è stato rivelatore come lo spezzare il pane lo è stato per i discepoli di Emmaus.
Ed ora lo troviamo ad annunciare con ardore, con enfasi, con entusiasmo la resurrezione del Signore: lo leggiamo nella prima lettura nella quale ci viene presentato uno stralcio del discorso dello stesso apostolo alla folla, nel giorno di Pentecoste; lo testimonia lo stesso Pietro, in prima persona, nella seconda lettura di questa domenica tratta dalla sua prima lettera.

Rivolgiamoci allora al Signore con le parole del salmista: «…gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi…».
È il nostro Dio, il Dio che ci apre gli occhi, ogni giorno, e, ogni giorno, ci dona quanto necessario a riconoscerlo nella nostra storia di uomini!

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