DIOCESI – Con grande piacere inauguriamo oggi una nuova rubrica che sarà curata da Marco Marini, un ingegnere informatico di 56 anni, residente a Martinsicuro, marito e padre, che da due anni è affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) , una malattia neurodegenerativa che colpisce le cellule nervose che controllano i muscoli, causando una progressiva perdita di forza muscolare e paralisi, pur lasciando intatte le facoltà cognitive.
Nonostante tutto il resto del corpo sia paralizzato, Marco comunica con il mondo attraverso gli occhi. Grazie ad una moderna e supertecnologica strumentazione, riesce a dare voce ai suoi pensieri fissando con gli occhi le lettere delle parole che vuole pronunciare. E così, lentamente, sullo schermo appaiono i suoi pensieri e sul suo viso un bel sorriso, l’unico altro mezzo che ha per comunicare le sue emozioni.
Colpiti dal suo senso dell’umorismo e dalla sua grande ricchezza interiore, gli abbiamo chiesto di illuminare, con le sue parole ispirate, i cuori dei nostri lettori e delle nostre lettrici. Marco ha accettato e, a partire da oggi, una volta al mese, lo troverete tra le nostre pagine.
Di seguito la lettera con cui ha voluto augurare a tutti noi buona Pasqua, un augurio che noi giriamo a lui con tutto il cuore!
Di Marco Marini
Cari fratelli e sorelle,
vi scrivo in questi giorni in cui il mondo celebra la vittoria della Vita sulla morte. Lo faccio con una voce che forse oggi è più sottile e mediata da uno schermo, ma che nasce da un luogo profondo dove la malattia non ha potere: il cuore.
Per chi convive con una malattia come la SLA, la notte può sembrare più lunga e il buio più denso, ma proprio per questo l’attesa del primo raggio di luce acquista un significato profondo .Nella mia condizione, le notti possono essere lunghe. Il silenzio e l’immobilità sembrano a volte dare ragione alle tenebre. Ma è proprio nel cuore della notte che si impara a riconoscere l’arrivo della luce.
La Pasqua è esattamente questo: l’alba che sconfigge le tenebre. Non è un’esplosione improvvisa, ma un chiarore lento e inesorabile che trasforma il grigio in oro. È la certezza che, per quanto profonda sia l’oscurità del Venerdì Santo, il sole della Risurrezione ha già vinto. È la forza di Dio che non toglie la notte, ma la abita insieme a noi, fino a portarci al mattino.
Spesso mi sento come una sentinella che aspetta l’aurora. Anche se il mio corpo è fermo, il mio spirito corre incontro a quella luce. Vorrei che questo fosse il mio augurio per voi: non abbiate paura del buio. Le tenebre che attraversiamo — siano esse la malattia, la solitudine o lo scoraggiamento — non hanno l’ultima parola. La pietra del sepolcro è stata rotolata via non per far uscire Gesù, ma per far entrare noi nella luce.
Di sovente pensiamo alla speranza come al desiderio che le cose cambino, che i problemi spariscano, che il corpo torni a correre. Ma vivendo la sfida della SLA, ho imparato che esiste una speranza ancora più grande. È la speranza dell’“oggi e non ancora”. La Pasqua non cancella la Croce, la attraversa.
Anche io, ogni giorno, porto la mia croce, fatta di silenzi forzati e di muscoli che non rispondono. Ma è proprio in questa nudità che ho scoperto l’essenziale insieme a mia moglie e mia figlia, due veri angeli: la speranza non è un’emozione passeggera, ma una scelta quotidiana. È accorgersi della luce che filtra dalle fessure, anche quando le serrande sembrano abbassate. È la forza di amare e lasciarsi amare, riscoprendo che siamo preziosi non per quello che facciamo, ma per quello che siamo.
Il Risorto si è presentato ai discepoli con i segni delle piaghe. Questo mi dice che le nostre ferite non sono un ostacolo alla gloria di Dio, ma il luogo dove Lui scrive la sua storia più bella. La mia sedia la mia fatica, sono oggi il mio altare rivolto a Gesù Cristo vittorioso sulla morte.
Vi auguro una Pasqua in cui possiate guardare alle vostre fragilità non come a una fine, ma come a un inizio. Non permettete alla paura di rubarvi il futuro. La speranza è quel piccolo seme che, nel buio della terra, sta già preparando il fiore.
Vi auguro di essere, gli uni per gli altri, come quei primi riflessi del mattino che annunciano il giorno. Un gesto di vicinanza, una preghiera condivisa, un sorriso: sono tutti frammenti di quell’alba che sconfigge le tenebre e che nessuno potrà mai spegnere.
Buona Pasqua di Luce!





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