“Dio, se c’è, è nascosto. Se esiste, da sempre gli uomini sono costretti a cercarlo a tentoni. E non sempre la loro ricerca ha uno sbocco, ottiene un risultato. Positivo o negativo che sia. C’è da meravigliarsi e diffidare da coloro che affermano di non avere difficoltà a credere. Forse (com’è stato detto) è perché non hanno ben capito di che cosa si tratta. La disperante esperienza umana è che nessuna divinità fa capolino da dietro le nuvole. Il cielo e la terra tacciono. Ma, se un dio esiste, non si nasconde solo dietro il silenzio della natura. Si cela anche dietro la realtà del male degli innocenti che sembra accusarlo senza possibilità di difesa; dietro la molteplicità delle religioni. In queste, dietro le difficoltà delle tante “scritture sacre”, Bibbia compresa. Se c’è, si nasconde pure dietro gli scandali delle chiese; dietro gli errori e le incoerenze proprio di coloro che dovrebbero testimoniarne con la vita stessa l’esistenza”.

Chissà quanti di voi avranno letto questo paragrafo del celebre saggio “Ipotesi su Gesù” del giornalista e scrittore italiano Vittorio Messori, morto ieri, 3 Aprile 2026, a Desenzano del Garda, ad 84 anni.

Il libro, che è un’indagine storica e giornalistica sulla figura di Gesù, è entrato nella via vita per caso. Mio marito, che all’epoca era un giovane universitario in procinto di laurearsi, non ancora trentenne, lo acquistò ed iniziò a parlarmene. Non riuscivo a capire come un testo sulla fede potesse interessare un ragazzo inquadrato e pragmatico come lui. Incuriosita, mi misi a leggerlo anch’io e capii.  Messori in quel libro difende la storicità dei Vangeli e sostiene la ragionevolezza della fede cristiana, affermando che Gesù è effettivamente il Figlio di Dio. Ma non lo fa partendo da un pensiero già impregnato di fede, bensì usa uno stile da inchiesta, analizzando i documenti storici con un approccio razionale, laico, accompagnando il lettore in una ricerca che non nasconde le contraddizioni della Chiesa, ma le supera attraverso la grande misericordia di Dio. Una ricerca che è anche la sua.

In effetti nel saggio “Ipotesi su Gesù” c’è molto di questa sua personale ricerca di Dio. Nato a Sassuolo in una famiglia anticlericale, trasferitasi successivamente a Torino, Messori ottenne la maturità classica presso il Liceo d’Azeglio ed acquisì la laurea preso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi del capoluogo piemontese. Nel 1964 avvenne la conversione, che egli definì unaevidenza del cuore” seguita alla lettura dei Vangeli. Stimolata anche dalla lettura di Blaise Pascal, Messori iniziò una ricerca delle “ragioni della ragione”, a conforto delle “ragioni del cuore” che lo avevano spinto ad abbracciare la fede.

Questo percorso di crescita nella fede, che Messori racconta molto bene nelle pagine di “Ipotesi su Gesù”, non poteva lasciarmi indifferente. E credo che non abbia lasciato indifferente nessuno che abbia letto il suo saggio.

Di Messori potrei ricordare la lunga lista di traguardi professionali: le collaborazioni con La Stampa, Avvenire e il Corriere della Sera, di cui è stato una firma molto apprezzata; i celebri libri-intervista, tra cui “Varcare la soglia della speranza” con Giovanni Paolo II (1994) e “Rapporto sulla fede” con Joseph Ratzinger (1985); i vari successi editoriali che hanno venduto milioni di copie, portando il dibattito su Cristo al grande pubblico.

Ma preferisco ricordarlo così, come un uomo che si è messo alla ricerca di Dio e che Lo ha incontrato. Un uomo che è rimasto affascinato da un incontro e che ha portato nel mondo la sua testimonianza. Un uomo che è divenuto il cronista di Dio, lasciando un’eredità di oltre 50 anni di scritti dedicati a difendere la credibilità della fede cristiana.

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