MONTEPRANDONE –  Nel silenzio profondo del Venerdì Santo, ieri sera, 3 Aprile 2026, come da antica consuetudine, il borgo medioevale di Monteprandone si è trasformato in una scenografia naturale di incredibile impatto emotivo. La storica Processione del Cristo Morto, una tradizione che si rinnova ininterrottamente dal 1859, ha ripercorso le vie dell’incasato, unendo fede, storia e devozione popolare in un appuntamento che ha richiamato l’attenzione di migliaia di fedeli e visitatori.

A rendere ancora più significativa la serata, è stata la presenza di mons. Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi del Piceno, che ha aperto la processione dall’altare della chiesa San Niccolò, accanto al nuovo parroco padre François Marie Kayij Ngoy e a don Vincent Ifeme, già parroco della comunità.

Una Tradizione Secolare

Non si tratta di una semplice rievocazione, ma di un atto di fede profonda che affonda le radici nella tradizione francescana del territorio. Il corto è partito alle ore 21:15 dalla chiesa, nel cuore del centro storico.
La solenne processione, organizzata dalla Confraternita della Pietà e delle Morte, ha registrato la partecipazione di centinaia di figuranti che hanno accompagnano la bara del Cristo Morto, sostenuta a spalla da 56 portatori che, a squadre da 4, si sono alternati lungo il faticoso percorso.

Il silenzio lungo le rue, le luci soffuse, le fiaccole lungo il percorso e i canti funebri tradizionali intonati dal Coro delle Pie Donne hanno creato un clima di intensa contemplazione. Il borgo medievale, con i suoi vicoli stretti e i panorami sulla vallata, è diventato il Golgota di 2000 anni fa, permettendo ai partecipanti di vivere un momento spirituale che ha fatto memoria della Passione e morte di Gesù.

Un appuntamento comunitario

Maurizio Caponi, priore della Confraternita della Pietà e delle Morte, dichiara:

“La Processione del Cristo Morto rappresenta un collante culturale e spirituale fondamentale per Monteprandone. È un momento in cui la comunità si stringe attorno ai propri simboli religiosi, mantenendo vivo il legame con il passato e con la Passione e Morte di Gesù: non a caso, lungo il percorso, oltre alla statua del Cristo Morto, sono state portate in processione anche le statue della Madonna Addolorata e di San Giovanni, la madre e il discepolo amato che hanno accompagnato Gesù nel momento più doloroso della sua vita terrena, la croce.

La presenza numerosa dei fedeli che ogni anno rinnovano la loro partecipazione a questo momento di profonda fede per tutti noi cristiani è un fatto che segna la storia della nostra comunità da ben 167 anni e che non si è mai interrotta. Durante le due Guerre Mondiali, mentre gli uomini erano al fronte, le donne monteprandonesi hanno trasportato la bara del Cristo Morto a spalla, nonostante il suo peso notevole, per pregare il Signore di sostenere i loro mariti e i loro figli nella difficile esperienza della guerra. Anche durante la pandemia la devozione al Cristo Morto non è venuta meno: le autorità, con uno speciale permesso, ci hanno concesso di andare in chiesa ed allestire la bara come ogni anno: non potendo vivere la tradizionale processione, il nostro parroco ha trasmesso via web il rito e l’orazione che ha pregato per tutti i fedeli, un po’ come aveva fatto papa Francesco in piazza San Pietro in mondovisione”.

Una presenza numerosa e partecipe

Prosegue il priore:

Ieri sera, come da tradizione, invece, abbiamo potuto onorare la Morte di Gesù con una grande partecipazione di fedeli. Nel corteo, hanno sfilato, nell’ordine: la croce e gli incappucciati; le bambine vestite di bianco; poi i giovani con gli stendardi contenenti le sette parole pronunciate da Gesù sulla croce; i confratelli della Confraternita della Pietà e della Morte; i musicisti della Banda di Monteprandone che suonano solo in occasione di questa processione per onorare il nostro Signore; i piccoli chierichetti con i simboli della Passione; i presbiteri E la bara del Cristo Morto con al seguito le Pie Donne; la statua della Madonna Addolorata con indosso i preziosi gioielli d’oro che le sono stati donati per le grazie ricevute in questi anni, trasportata dai confratelli di altre due Confraternite del paese, Sant’Anna e Sacro Cuore; le ragazze delle sette spade; la statua di San Giovanni, trasportata dai confratelli della Confraternita del Santissimo Sacramento; un gruppo di francescani del convento di San Giacomo della Marca e, a seguire il numeroso popolo di Dio che ha voluto condividere con noi questo momento di grande spiritualità, a partire dal sindaco di Monteprandone Sergio Loggi, dal comandante della Polizia Locale Eugenio Vendrame e dal comandante della locale Stazione dei Carabinieri Gabriele Luciani, che ringraziamo particolarmente per il dono che ci fa ogni anno concedendoci due Carabinieri in alta uniforme che rendono ancora più solenne la nostra processione”.

La gratitudine del priore Caponi verso la comunità

Colgo l’occasione per ringraziare il nostro vescovo Gianpiero, che ha accolto il mio invito a partecipare alla nostra storica processione. In occasione dell’offerta dei Ceri per la Quintana, rappresentando il Castello di Monteprandone, più volte ho rivolto al nostro vescovo l’invito a venirci a trovare e quest’anno finalmente lo ha fatto. Per tutti noi è stata una grande emozione ascoltare le sue preghiere all’inizio della processione e condividere con lui i primi momenti del percorso. Ci auguriamo che anche nei prossimi anni la sua preziosa presenza possa ancora accompagnarci.

Ringrazio inoltre padre François e don Vincent che hanno animato la nostra processione. Padre François ci ha accompagnato per la prima volta, quindi è stata una piacevole sorpresa. Don Vincent, invece, nonostante da pochi mesi abbia ricevuto un altro incarico, ci ha arricchito con la sua predicazione che ha concluso la processione.

Ringrazio anche la ditta Canali Bus che ha messo a disposizione un bus per accompagnare i fedeli da Centobuchi al paese alto di Monteprandone, un servizio fatto gratuitamente e nel silenzio da anni.

Ringrazio infine tutti i partecipanti a cui quest’anno abbiamo chiesto di vivere con particolare impegno il silenzio, che è importante non solo per la riuscita dell’iniziativa, ma anche per ascoltare con attenzione le meditazioni che vengono fatte lungo il percorso e fare spazio a Dio nel nostro cuore. Mi pare che ci siamo abbastanza riusciti e siamo quindi molto contenti”.

 

 

 

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