(Foto M. Ambrosini – Terre des Hommes)

Di Gianni Borsa

Vivere tra i boati dei missili, i timori sul presente e le incertezze per il futuro. In un Paese, l’Iraq, complesso e sempre in balìa delle potenze straniere. Ne parliamo con Miriam Ambrosini, milanese, da tanti anni nella città di Erbil, in queste ore oggetto di attacchi missilistici dall’Iran. È la rappresentante di Terre des Hommes nella regione. Si occupa in particolare di Palestina, Iraq e Libano e, per questo, conosce bene la realtà mediorientale. La sua abitazione è a pochissimi chilometri dalla base Usa.

(Foto M. Ambrosini – Terre des Hommes)

Erbil è sulle pagine dei media italiani e di tutto il mondo. Come scorre la vita quotidiana?
La vita quotidiana per ora scorre abbastanza nella normalità nonostante a Erbil gli attacchi siano cominciati subito, poche ore dopo il primo attacco in Iran e ad oggi si contano più di 300 attacchi o tentativi di attacco. Per ora, però, tutti gli atti bellici si sono concentrati su alcuni targets, principalmente la base militare Usa (accanto alla quale ci sono quella italiana e quelle degli altri Stati membri della coalizione) e il consolato statunitense. Questo significa che noi civili sentiamo molte esplosioni, ma allo stesso tempo c’è una relativa tranquillità rispetto al fatto che, almeno per ora,la città non è presa di mira e il rischio maggiore sono eventuali schegge di missili abbattuti. In ogni caso, alcune precauzioni sono ovviamente state prese:le scuole sono chiuse, molti uffici stanno lavorando solo in modalità remota e in generale le persone stanno frequentando poco i luoghi pubblici come ristoranti, centri commerciali, caffetterie e preferiscono stare a casa.

I “rumori di guerra” e le azioni militari generano dunque timori?
Sicuramente è una situazione che genera timore: sentire tutte le notti esplosioni e a volte anche durante il giorno non è piacevole per nessuno, neppure quando sai che non sei tu ad essere sotto attacco… I bambini specialmente sono molto spaventati. Inoltre, la situazione dell’Iraq in questo momento è molto complessa e ciò non può che generare timori perché non si sa come potrebbe evolvere: se a un certo punto gli attacchi potrebbero coinvolgere anche i civili, se il confine con la Turchia (l’unica via di fuga al momento vista la chiusura dell’aeroporto) potrebbe chiudere…

Ha notizia di vittime o ferimenti? Oppure di danni alle cose?
Le notizie sono estremamente frammentate e poco chiare. A seconda della fonte si raccontano fatti diversi, chiaramente parteggiando per una parte o un’altra o cercando di mobilitare l’attenzione su qualcosa piuttosto che un’altra, per cui avere un quadro chiaro, e soprattutto dati verificati, è impossibile. È confermato che un ufficiale della sicurezza locale in servizio nella zona dell’aeroporto (dove c’è la base militare Usa) sia morto qualche giorno fa e alcuni colleghi feriti. Alcuni civili, ma si parla veramente di pochi, sono stati feriti da schegge cadute dal cielo. Si vocifera di militari Usa feriti e forse anche vittime, ma non sono fonti verificate e questa mattina è arrivata la notizia di militari francesi feriti. Nel resto dell’Iraq sono state uccise sicuramente alcune decine di combattenti delle milizie filo-iraniane. Non è chiaro invece se ci siano morti o feriti tra i civili e quanti.

Stando a Erbil, il conflitto in atto nella regione come è visto? Ancora guerra in una terra che sembra non avere pace…
A Erbil si guarda con preoccupazione il conflitto in atto perché è molto complesso e coinvolge profondamente l’Iraq, anche se non se ne parla molto… Ci sono talmente tante dinamiche e variabili che nessuno sa fare previsioni certe e darsi risposte. Arriveranno rifugiati dall’Iran o sfollati interni dal sud dell’Iraq (la zona più tradizionalmente sciita e vicina all’Iran)? L’Iraq è controllato da milizie filo-iraniane, parte delle quali sono ufficialmente membri dell’esercito iraqeno, che cosa succederà nel lungo periodo?L’Iran manterrà la sua influenza? La coalizione Usa-Israele farà in Iraq quello che ha fatto contro Hezbollah (e non solo) in Libano?E il governatorato di Erbil, storica roccaforte filo-americana, rimarrà sotto attacco per anni? I curdi verranno in un modo o nell’altro coinvolti in un conflitto che non vogliono o lasciati soli dagli alleati occidentali come successe con il Referendum del 2017? Non dimentichiamoci che in Iraq non è stato ancora nominato il primo ministro, anche se le elezioni si sono svolte a novembre 2025. Purtroppo, la scelta è difficile: un primo ministro considerato filo-americano causerebbe reazioni da parte delle milizie interne e dell’Iran. Un primo ministro filo-iraniano comporterebbe la reazione di Usa e Israele. Qualsiasi cosa succederà, non sembra promettere un futuro di pace per l’Iraq che, come accade dal 2003, è di fatto in balia delle scelte economico-politiche di potenze esterne.

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