DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti: non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge senza che tutto sia avvenuto…».
Che cos’è uno iota? Gesù fa riferimento alla più piccola lettera dell’alfabeto ebraico, così piccola che, a volte, gli scribi antichi la eliminavano dalle parole per risparmiare spazio.
Chi ascoltava Gesù aveva familiarità con questa lettera e comprendeva quello che Gesù voleva dire: che nemmeno il minimo dettaglio, nemmeno il più piccolo o breve articolo della Legge di Mosè doveva essere messo da parte.
Anzi, continua Gesù, «chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
La Legge, ci dice Gesù, è un dono ma anche una responsabilità, una responsabilità da prendere sul serio, a tal punto da obbedire anche ai comandamenti più piccoli e apparentemente insignificanti.
Però, dice ancora Gesù, non basta solo obbedire e non trasgredire nulla. Infatti, continua così: «…se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli».
E, partendo da questa affermazione, comincia un lungo discorso di questo tenore: “avete inteso che fu detto agli antichi…ma io vi dico…”.
Ovvero: la legge dice «Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto al giudizio».
Ancora: la legge dice «Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore».
Ancora: la legge dice «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti. Ma io vi dico: non giurate affatto…».
Cosa vuole dirci Gesù con queste parole?
Gesù propone ai suoi discepoli, ma anche a noi oggi, un vero e proprio salto di qualità: «…se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli».
Cosa significa? Significa che “non uccidere” non è più sufficiente, dice Gesù. L’amore non tollera nemmeno di offendere, disprezzare, né sopporta alcuna divisione. Per essere uomo e donna nuovi non basta non fare il male, occorre fare il bene. Non basta non togliere la vita all’altro per poter essere “a posto”. Domandiamoci: abbiamo dato la vita a qualcuno? Abbiamo rimesso in moto la vita, fatto di tutto perché l’altro possa cominciare a vivere veramente?
Ancora: ciò che salva non è “non commettere adulterio” ma fare del rapporto di coppia una opportunità attraverso la quale chi mi è accanto possa compiersi nella sua piena umanità.
In sostanza, lo scatto in avanti che ci chiede il Signore, è quello di non chiuderci in una sterile osservanza della legge.
Rispettare le regole non basta, bisogna desiderare che l’altro viva. È questa la sapienza che ci chiede il Signore e di cui ci parla Paolo nella seconda lettura. «Una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo», ma che Dio ha preparato per coloro che lo amano.
Questa sapienza ci aiuta a comprendere la legge non in una prospettiva legalista e moralista, bensì come indicazione di vita. Non si parla di una obbedienza fine a se stessa: non siamo noi a dover custodire la legge del Signore ma è la legga del Signore a custodire la nostra vita.
Ce lo conferma anche il libro del Siracide, da cui è tratta la prima lettura: «Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se ha fiducia in lui, anche tu vivrai».
A noi la scelta: «…là dove vuoi – dice il Signore – tendi la mano». Davanti a noi «stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».
Allora, con le stesse parole del salmista, chiediamo con forza al Signore: «Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore».




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