ASCOLI PICENO – Un vero e proprio trionfo di palloncini e fischietti si poteva vedere, e sentire, domenica 1° febbraio presso il piazzale della chiesa dei Santi Simone e Giuda nel quartiere di Monticelli. Presenti don Giampiero Cinelli, parroco della chiesa dei Santi Simone e Giuda, Giorgio Rocchi, direttore della Caritas di Ascoli Piceno, le associazioni parrocchiali: Azione Cattolica, Movimento Diocesano ed il gruppo scout Ascoli Piceno 4 e, per concludere, le comunità parrocchiali delle due chiese di Monticelli: chiesa dei Santi Simone e Giuda e chiesa di San Giovanni Evangelista.

Pronto, per animare la marcia, il coro della chiesa dei Santi Simone e Giuda, in formato itinerante, guidato da Emanuele Angelini e coadiuvato dalle chitarre di Piergiorgio Ragneni e di Nazzareno Luzi.

A presiedere il momento iniziale della marcia il vescovo Gianpiero Palmieri.

Vescovo Palmieri: “il Signore è il signore della vita, il Signore vuole la vita e noi dobbiamo gridare a tutti che nessuno ha il diritto a togliere la vita degli altri”

Prima di partire con la marcia c’è stato l’intervento del nostro vescovo, Gianpiero Palmieri, che ha ringraziato i presenti per la calorosa accoglienza e per l’invito a questa iniziativa, queste sono state le sue parole: “Noi siamo sempre e soltanto per la vita, perché Dio è dalla parte della vita, e noi lo vogliamo gridare: “bisogna sempre proteggere la vita”, a partire da quella dei bambini, in particolare in una giornata come questa; infatti, pensiamo ai bambini che sono nei territori di guerra, pensiamo anche ai bambini che desiderano nascere. Pertanto, diciamo insieme: “il Signore è il signore della vita”, il Signore vuole la vita e noi dobbiamo gridare a tutti che nessuno ha il diritto a togliere la vita agli altri”.

Ci si sposta poi nel giardino della chiesa in cui è stato preparato un abete da piantare. “Questo abete” – spiega don Giampiero Cinelli – “è stato donato dalla famiglia Carocci ed è stato scelto l’abete perché è una pianta sempreverde, simbolo di una vita rigogliosa”. Prende la parola il vescovo enfatizzando quanto l’abete rappresenti il “desiderio di una vita piena, il desiderio di una vita vera ed il desiderio che ci sia vita per tutti”. Il vescovo Palmieri conclude questo primo momento di raccoglimento con un Padre Nostro e con l’esortazione a proteggere e salvaguardare tutti i bambini del mondo affinché la loro vita fiorisca davanti al Signore.

Concluso questo momento, portato dai ragazzi lo striscione davanti al corteo, ci si mette in marcia alla volta della prima tappa: la Casa di cura “San Giuseppe” dove, ad aspettarci, ci sarebbero stati gli ospiti ed il personale della struttura.

Clinica San Giuseppe, lettura del messaggio dei giovani e saluto di suor Gioia Liu

Il coloratissimo corteo di fedeli arriva alla prima tappa della marcia: la Casa di cura “San Giuseppe”. Ad aspettare il corteo ospiti e personale della struttura; presente, in particolare suor Gioia Liu, superiora della comunità delle Suore Ospedaliere della Casa di cura “San Giuseppe”. Qui viene letto, da Ilaria Cappelli, membro del Movimento Diocesano e catechista, un messaggio scritto dai giovani della parrocchia dei Santi Simone e Giuda tratto dal messaggio della Cei per la 48° Giornata Nazionale della Vita, il testo è il seguente:

“Pensiamo ai bambini vittime delle guerre, uccisi, mutilati, costretti a migrare oppure obbligati a combattere nei vari conflitti sparsi nel pianeta. Pensiamo ai bambini ai quali viene negato il diritto di nascere, di conoscere le proprie origini, specie se frutto del grembo in affitto, o destinati a diventare oggetto di traffico di organi. Pensiamo inoltre ai bambini che vivono la separazione e il divorzio dei propri genitori o sono vittima di violenze domestiche che li segnano profondamente. In questi ed altri casi, l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste. Sentiamo il bisogno di dare più attenzione ai bambini, anche nella società di oggi, dove l’individualismo crescente porta non solo ad un calo della natalità, ma anche ad una perdita graduale della capacità degli adulti di prendersi cura dei più piccoli. Anche le comunità cristiane sono chiamate a crescere nella cura dei bambini, non solo continuando con decisione la lotta contro ogni forma di abuso, ma diventando, per loro, una casa accogliente nelle celebrazioni liturgiche, nell’attenzione alle diverse povertà che li riguardano, nell’annuncio della fede con linguaggi adatti alla loro età ed in tutte le occasioni di vita comunitaria. Si tratta di attuare una vera conversione nel duplice senso di ritorno e di cambiamento: ritorno ad una cultura che riscopre il valore della generatività e del desiderio di trasmettere la vita e di servirla con gioia; cambiamento come abbandono delle cattive inclinazioni di una società narcisistica e indifferente in cui gli adulti sono troppo occupati da loro stessi per far davvero spazio ai bambini. La Giornata per la Vita sia, allora, occasione di un esame di coscienza e di conversione: impariamo a guardare il mondo dal punto di vista dei bambini, lasciamoci interrogare dalla loro fragilità e dalla loro fiducia, perché accogliere un bambino significa accogliere la vita che Dio ci affida e custodisce il futuro dell’umanità davanti a lui.”

Conclusa la lettura del messaggio, viene consegnata una pergamena, contenente il messaggio appena letto, a suor Gioia che, invitata a parlare, ringrazia i presenti per essere qui, soprattutto i bambini che sono, a sua detta, “speranza futura del nostro mondo”. Suor Gioia spiega anche il perché dell’importanza di portare il messaggio della vita presso la Casa di cura. Dice, infatti: “Qui noi accogliamo tutti coloro che sono vulnerabili nella vita che proteggiamo e curiamo; tutti noi siamo responsabili nel curare la vita, che è un dono per ciascuno di noi. Pertanto, vi ringrazio a nome di tutta la struttura”.

A concludere il momento di raccoglimento c’è anche il saluto del vescovo Palmieri che non può seguire l’evento nella sua interezza, in quanto è chiamato a presenziare anche la celebrazione della Giornata per la Vita a San Benedetto del Tronto.

Concluso tutto, il corteo si rimette in marcia alla volta dell’Ospedale “C.G. Mazzoni”, qui ad attendere i fedeli c’è il cappellano dell’ospedale, don Francesco Mangani.

Ospedale C.G. Mazzoni, il saluto di don Francesco Mangani: “Papa Leone esorta al disarmo non solo delle armi, ma soprattutto delle parole: possono togliere la vita, ma anche difenderla. Per questo sono importanti.”

Ad attendere il corteo presso l’ospedale c’è il cappellano dell’ospedale stesso, don Francesco Mangani, che introduce il suo saluto con una domanda, ovvero “Cosa si fa in ospedale?” “L’ospedale” – continua don Francesco – “è il luogo in cui si difende la vita in tutte le sue forme. Papa Leone è molto attento alla situazione di oggi: in alcuni discorsi dice che la grande lezione, che la Seconda Guerra Mondiale ci avrebbe dato, è stata calpestata; infatti, pensiamo alla corsa al riarmo ed a tutte le guerre. Il Papa ci invita a difendere la vita con il disarmo non solo delle armi fisiche, ma anche delle parole: queste ultime sono un’arma pericolosissima se usate in modo sbagliato. Che significa fare guerra con le parole? Quante volte noi giudichiamo, critichiamo o non rispettiamo la vita degli altri? Tuttavia, anche con le parole si può difendere la vita ed è per questo che sono molto importanti. Diceva Madre Teresa di Calcutta, a proposito dell’aborto, che una delle più grandi minacce alla pace era proprio l’aborto, cosa significa? Se non si rispetta la vita, uccidendola sin dal grembo materno, cosa ci impedisce di farci violenza tra di noi? Papa Leone ha ripreso questo discorso ribandendo che siamo contrari ad ogni logica dell’aborto e chi è contrario all’aborto deve esserlo anche all’eutanasia ed alla pena di morte. Il messaggio che voglio condividere con voi è quello di Papa Leone: “Disarmiamo la parola, iniziamo a rispettare la vita anche curando i rapporti tra di noi”. Nell’ospedale si cura il corpo, ma noi possiamo anche curare le anime e le nostre relazioni affinché siano rispettose e di qualità”.

Concluso quest’ultimo momento, il corteo di rimette in cammino alla volta dell’ultima tappa, San Giovanni Evangelista, dove verrà celebrata la Santa Messa dal vescovo emerito di Pesaro, Piero Coccia.

Chiesa di San Giovanni Evangelista, rilascio dei palloncini e consegna dei messaggi di pace

Arrivati presso la chiesa di San Giovanni Evangelista, don Giampiero Cinelli esorta i presenti a bucare i palloncini contenti i messaggi di pace e rilasciare in volo gli altri. Una volta consegnati i messaggi i numerosi fedeli si accomodano in chiesa per l’inizio della Santa Messa, messa presieduta dal vescovo emerito Piero Coccia; a concelebrare don Giampiero Cinelli, don Giovanni Liu e don Orlando Crocetti, presbitero della chiesa di San Giovanni Evangelista, a servire l’altare il diacono della chiesa dei Santi Simone e Giuda, Franco Bruni.

Omelia del vescovo emerito Piero Coccia: “La parrocchia è il nucleo centrale per la salvaguardia dei bambini. Dove c’è una parrocchia attiva c’è la certezza che la vita può essere difesa”

Dopo la lettura del Vangelo prende la parola il vescovo emerito Piero Coccia per una breve omelia. Il vescovo emerito inizia l’omelia con un nostalgico ricordo di come nacque la Marcia per la Vita a Monticelli: quando lui era parroco a Monticelli, il vescovo di allora, Monsignor Marcello Morgante, gli propose di rendere più solenne l’evento. Pertanto, l’allora parroco don Piero, insieme a don Orlando, decise di creare questo evento unendo le due comunità parrocchiali di Monticelli. Chiusa questa parentesi sul viale dei ricordi, il vescovo emerito introduce il tema dell’omelia: la Sapienza. “Il Signore si è fatto Sapienza per noi” – dice il vescovo emerito riprendendo le parole di San Paolo – “Gesù Cristo, con la sua Morte e Resurrezione, è la nostra Sapienza, perché in Cristo la Morte trova la sua sconfitta. Non c’è altra sapienza che possa definirsi sapiente come quella di Gesù Cristo”. Altra tematica affrontata nell’omelia è quella che ha contraddistinto questa Giornata Nazionale per la Vita, i bambini. “Il titolo di questa 48° giornata è Prima i bambini” – dice il vescovo emerito – “perché questa scelta? Perché tutti siamo vita, ma se c’è una categoria particolarmente sensibile è quella dei bambini ed i vescovi italiani danno immagini molto esplicite per farci capire che le vittime innocenti, ad oggi, sono i bambini, definiti vittime collaterali; sono, infatti, tante le esperienze che ci vengono ricordate in cui è possibile constatare questa verità: i bambini rischiano la vita. Ci sono tanti esempi: bambini-soldato che vengono indottrinati e portati a combattere, questa è soppressione della vita; ci sono bambini che vengono uccisi per i loro organi. Non si può rimanere indifferenti di fronte a questa situazione, ma occorre prendere una posizione forte. Chi potrebbe farlo? Tutti dovremmo impegnarci, ma un ruolo cruciale lo ha la parrocchia; infatti, dove c’è una parrocchia attiva allora c’è la certezza che la vita può essere difesa.”

Alla fine dell’omelia vengono invitati davanti all’altare le famiglie dei bambini battezzati nel 2025 per una benedizione.

Lettura del messaggio dei giovani della parrocchia dei Santi Simone e Giuda:

A conclusione della messa, prima della benedizione finale, è chiamata a parlare Eleonora Capecci, membro del Movimento Diocesano e catechista della parrocchia dei Santi Simone e Giuda, per leggere il messaggio scritto dai giovani della parrocchia, lo stesso che era stato letto presso la Casa di cura “San Giuseppe”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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