Rinnoviamo l’invito per domenica 11 gennaio: 30 anni di preghiera e servizio: il Monastero “Santa Speranza” celebra il suo anniversario a cui siamo tutti invitati

DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

Il tempo di Natale si chiude con la solennità del Battesimo del Signore.

Leggiamo nel Vangelo di Matteo che «In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui».

Un evento che, ancora una volta, sconvolge il Battista che si rivolge a Gesù con queste parole: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?».

Giovanni Battista prepara il popolo per il Signore, sgombra la via … e Gesù cosa fa? Arriva proprio in mezzo alla sua “attività” di annunciatore e battezzatore ma non per dargli il cambio all’istante; Gesù scende nell’acqua come tutto il popolo, scende nelle acque del fiume Giordano per farsi battezzare da Giovanni così come tutti gli uomini e le donne che erano lì in quel momento. Gesù si fa solidale con ogni uomo perché tutta la sua promessa di salvezza sia portata a compimento partendo “dal basso e da dentro” e non solo calando “dall’alto”, come si aspetta Giovanni.

«Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui». Al suo uscire dall’acqua, al suo risalire dall’acqua, corrisponde il discendere dall’alto dello Spirito di Dio.

È l’incontro tra Dio e l’uomo, il vero senso e significato dell’incarnazione del nostro Dio.

Tutto questo è il “battesimo” di Gesù, l’inizio della sua missione nel mondo: non una predicazione, non un miracolo, non qualcosa che potesse meravigliare i presenti, ma un gesto umano di umiltà, di sottomissione a Dio e di totale solidarietà con i suoi fratelli peccatori.

È “tutto qui” il Vangelo: i ragionamenti, le distinzioni, la meritocrazia religiosa, le devozioni, tutto è spazzato via da quel gesto umile e devastante di Dio che è l’immergersi nelle acque del Giordano.

Egli è il totalmente altro, l’assoluto, il realizzato, la perfezione, la pienezza: e “abbandona” tutto per farsi solidale, per venire incontro, per conoscere, per redimere, per salvare.

Senza condizioni, senza ricatti, senza attese!

Infatti, ci dice il profeta Isaia nella prima lettura, «non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta …».

Nessuna azione di forza, nessuna dimostrazione di potenza ma un Dio che, «passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo».

Ce lo conferma nella seconda lettura anche Pietro, testimone in prima persona di un Dio che «non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga», un Dio che è venuto e continua ogni giorno a venire perché si aprano «gli occhi ai ciechi», perché escano «dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

«Questi è il Signore di tutti», «Questi è […] l’amato» del Padre, questi è «l’eletto» di cui il Padre si compiace: ascoltiamolo!

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