MONTEPRANDONE – Ci sono momenti in cui bisogna accogliere il dolore, sederglisi accanto e lasciargli attraversare il cuore: oggi è quel giorno per la comunità di Monteprandone che ha salutato il piccolo Lyon Decio Medori, vinto, a soli 4 anni, da una malattia incurabile che in pochi mesi lo ha condotto alla morte.

Dopo che nel tardo pomeriggio di ieri il feretro è giunto dall’Ospedale Madonna del Soccorso nella chiesa Regina Pacis a Centobuchi, la comunità si è stretta intorno ai familiari per una veglia che è durata tutta la notte ed è proseguita fino alle esequie. Una staffetta di vicinanza e solidarietà alla famiglia che è culminata nell’abbraccio collettivo dato oggi, 11 Aprile 2026, durante il funerale, quando la chiesa gremita non è riuscita a contenere tutti i fedeli accorsi per dare l’ultimo saluto al piccolo, tanto che molti sono rimasti nella piazza antistante l’edificio sacro. Tra i presenti anche alcuni volontari della Onlus dell’Ospedale Salesi, in cui il piccolo Lyon è stato ricoverato per un certo periodo.

La Messa, officiata alle ore 10:00, è stata presieduta da don Armando Moriconi e concelebrata da don Lorenzo Bruni e don Dieu Merci Asimbo Kelekeleu, rispettivamente parroco moderatore, parroco in solido e collaboratore parrocchiale dell’Unità Pastorale Regina Pacis e Sacro Cuore di Centobuchi.

Le parole di speranza di don Armando

Durante l’omelia, don Armando ha espresso tutta la difficoltà, anche per un prete, di trovare un senso a una morte tanto prematura. Le sue parole sono state un momento di riflessione sulla fragilità della vita e sulla necessità di trovare la forza, non solo nella memoria ma soprattutto nella fede, per andare avanti.

“Avverto tutta l’incapacità e l’impotenza che questo momento porta con sè – ha detto -.
Non solo perché siete tantissimi e non solo perché so che nel vostro cuore c’è una ferita grande che le mie parole potrebbero acuire.
Avverto invece questa impotenza proprio di fronte al fatto in sè che stiamo vivendo, che è un mistero. Mi sento incapace, radicamente incapace, di dire qualcosa che possa contrastare questo momento. Perchè il dolore è troppo grande: è uno di quei dolori che uno pensa di non vivere mai, uno dei quelli che non sembrano veri.
È un momento in cui ci viene da chiamare sul banco degli imputati anche Dio. Solo per fargli una semplice domanda: perchè?
Una domanda a cui non troviamo risposta. Io non ho una risposta esaustiva. Nessuno ha una risposta. Perchè è una domanda alla quale non riusciamo a dare risposta da soli. Se dovessimo dare una risposta da soli, finiremmo per dire che la vita è una grande ingiustizia. Per il nostro piccolo Lyon. Per i tanti bambini che in altre parti del mondo muoiono senza ragione”.

“Ma c’è qualcuno che ci dice che non è finita qui e che ci parla di speranza – ha proseguito il parroco -. Speranza non nel senso di farci coraggio, bensì nel senso di credere che Lyon in questo momento vive davvero, realmente, tra le braccia di Dio. Anche se facciamo tutta la fatica del mondo, c’è qualcuno che ci dice che Lyon in questo momento sta giocando, felice, tra le braccia del Signore, nella gioia piena. È un mistero grande quello a cui siamo chiamati oggi: lo stesso delle donne che si sono recate al sepolcro. È una speranza grande, quella che sentiamo nel fondo del nostro cuore. Non una certezza, ma un’intuizione che, nella fede, diventa certezza”.

Un’intuizione della fede, che – come ha detto anche don Armando –  “è la stessa che i cugini hanno scritto in una lettera rivolta al piccolo Lyon”, che il parroco, visibilmente commosso, ha letto al termine dell’omelia. Una lettera che parla di gratitudine, di gioia e di speranza. Una lettera che ha emozionato tutti i presenti.

Il saluto della comunità

Il piccolo Lyon non lascia solo la mamma Luisa, il papà Mirco,  i nonni Domenico, Eva e Aurora, gli zii Riccardo, Dario, Sara e Luca, ma anche un’intera comunità che, seppur attonita e smarrita in questo momento così doloroso, stamattina si è stretta attorno ai familiari per dare loro conforto ed affetto in un abbraccio comunitario che si è fatto sentire.

Al termine della Messa, infatti, il silenzio composto e quasi surreale, che ha accompagnato l’uscita del feretro, è stato interrotto da un lungo applauso dei presenti e dal rumore dei motori accesi di alcune automobili, un omaggio degli amici del papà del piccolo che, insieme a lui, condividono la passione per i motori.

Il coro parrocchiale, inoltre, in accordo con i parenti del piccolo Lyon e con il permesso dei parroci, hanno fatto risuonare le note della canzone “Sulle ali del mondo”,  sigla della serie animata “Le Nuove Avventure di Peter Pan. Particolarmente commoventi le parole della canzone:

“Volerò sulle ali del mondo,
nel cielo infinito volerò,
resterò per sempre bambino” .

Tra palloncini lanciati in cielo e messaggi affidati al vento, Lyon ha lasciato la terra, ma non il cuore di chi lo ha amato, che in questo momento vive una tempesta inaspettata, che sembra implacabile.

Chiediamo a Maria, nella sua veste di Regina della Pace e di madre che ha vissuto il lutto per la perdita prematura del Figlio, di donare pace e consolazione al cuore dei familiari e degli amici di Lyon, certi che il piccolo, in questo momento, sia stretto dall’abbraccio amorevole, avvolgente, intenso ed infinito del Signore, in attesa di ritrovarci insieme e condividere la gioia della vita senza fine.

 

 

 

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