Trenta organizzazioni umanitarie e per i diritti umani, tra le quali Amnesty international, lanciano un appello urgente all’Ue dopo l’approvazione, il 30 marzo, da parte della Knesset, dell’emendamento che amplia e di fatto rende obbligatoria l’applicazione della pena di morte nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania. L’emendamento, promosso dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, rappresenta – denunciano le ong – “un grave passo indietro”, con un’applicazione “basata di fatto su motivi etnici o nazionali” e con “tutele giudiziarie attenuate”. Secondo il testo, i tribunali militari potranno imporre la pena capitale per omicidi intenzionali qualificati come terrorismo, con la sola alternativa dell’ergastolo in non specificate “circostanze speciali”.

Le condanne potranno essere emesse a maggioranza semplice, senza possibilità di appello o clemenza, e le esecuzioni – per impiccagione – dovranno avvenire entro 90 giorni. I coloni israeliani sono espressamente esclusi dalla norma. Le ong avvertono che la legge introduce un “regime eccezionale”, segnato da segretezza e limitazioni alla difesa, in contrasto con le garanzie riconosciute dal diritto internazionale. “L’Ue considera la pena di morte sempre crudele e incompatibile con la dignità umana”, ricordano, sottolineando che la nuova normativa “viola il diritto alla vita” e le tutele previste dalla Quarta Convenzione di Ginevra e dal Patto sui diritti civili e politici. Il provvedimento arriva mentre nella Striscia di Gaza si consuma una catastrofe umanitaria e mentre prosegue – affermano – “l’annessione di fatto della Cisgiordania”, confermata dal parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024. L’adozione della legge si inserisce, secondo le organizzazioni, nel “sistema di politiche e prassi discriminatorie contro le persone palestinesi”, in violazione della Convenzione contro la discriminazione razziale. Per le ong, Israele “ha superato le linee rosse fissate dall’Ue” su insediamenti, sfollamenti, demolizioni e limitazioni alla società civile. Alla luce di ciò, chiedono a Bruxelles di “sospendere almeno la parte commerciale dell’Accordo di associazione Ue–Israele” e di adottare ulteriori misure diplomatiche e legali per garantire il rispetto dei diritti umani. Tra gli organismi firmatari anche Caritas Europa, Caritas Mona (Middle East and North Africa), Oxfam e Pax Christi International.

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