DIOCESI – In un’epoca segnata da personalismi frequenti, divisioni profonde e guerre davvero inspiegabili, parlare di amicizia è un atto rivoluzionario: significa andare contro corrente, proporre un pensiero completamente opposto alla logica dominante dell’individualismo e delle polarizzazioni.

Se poi a farlo è la Chiesa, attraverso uno dei suoi esponenti più illustri, uno dei vicepresidenti della CEI, ricordando che l’amicizia autentica, quella in Cristo, è una forza sovversiva che trasforma le relazioni umane, significa ancora di più: significa smontare la visione di una fede astratta o precettistica – lontana dalla realtà – e rendere concreta, visibile ed operante la volontà di Dio nella vita quotidiana, trasformando la Sua Parola in un atteggiamento del cuore che cambia la vita di ogni essere umano.

Forse è per questa ragione che il vescovo Gianpiero Palmieri ha stupito tutti sia ieri sera, Mercoledì 1 Aprile 2026, durante la Messa Crismale da lui presieduta alle ore 21:00 presso la cattedrale Santa Maria della Marina in San Benedetto del Tronto, sia oggi, Giovedì 2 Aprile, durante la Messa Crismale da lui presieduta alle ore 10:00 nella Chiesa sorella di Ascoli Piceno, presso la cattedrale Santa Maria Madre di Dio e Sant’Emidio, quando ha ricordato che “l’amicizia è la trama robusta della veste della Chiesa” e che quindi ogni cristiano è chiamato a vestire con umiltà, coraggio e gioia l’abito dell’amicizia verso di tutti i fratelli e le sorelle.

Le sue parole – profonde, ispirate e rassicuranti – sono riuscite a toccare le corde più intime del cuore dei presenti: dei ragazzi e delle ragazze che si apprestano a ricevere il Sacramento della Cresima, degli adulti e delle persone malate, di tutto il presbiterio riunito, a cui si sono aggiunti anche, a San Benedetto, il vescovo emerito della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, mons. Carlo Bresciani, e, ad Ascoli, il vescovo emerito dell’Arcidiocesi di Pesaro, mons. Piero Coccia, e il vescovo emerito della Diocesi di Farafangana in Madagascar, membro anche dei Padri Dehoniani, mons. Gaetano Di Pierro.

Parole che hanno trasformato la Parola di Dio in un momento di profonda riflessione esistenziale sulle relazioni e sull’amicizia, che, intesa alla maniera cristiana, diventa luogo di vita in cui si manifesta la grazia di Dio.

“Diventare il buon profumo di Cristo nel mondo”
L’omelia del vescovo Gianpiero

Durante l’omelia della Messa Crismale, il vescovo Gianpiero ha sottolineato come, mentre preparava la sua omelia, a poco a poco gli è stato sempre più chiaro che dovesse parlare dell’amicizia,un dono che riguarda tutti: giovani, adulti, laici e consacrati“.

L’amicizia come olio profumato

“La Scrittura – ha detto – paragona l’amicizia a un olio profumato che rende la vita morbida, luminosa e bella. Come nel Salmo che descrive l’olio che scende sul capo di Aronne, così l’amicizia profuma la vita, la impregna di un profumo che rimane sulla pelle, e poiché, è un olio profumato, la rende morbida e luminosa. Si, la vita può essere profumata, resa morbida e luminosa… grazie all’amicizia!”.

Il gesto di Maria a Betania

Lo stesso vale per il gesto che Gesù riceve a Betania, mentre è a casa dei suoi tre amici Maria, Marta e Lazzaro. Ha affermato mons. Palmieri: “Maria compie un gesto inaspettato e generoso: gli cosparge i piedi con il nardo, olio misto a profumo, quasi a preparare il corpo di Gesù per la sepoltura. In un momento molto difficile e doloroso della vita di Gesù, in cui può essere preso da molte tentazioni – tutte umanissime -, come la paura che paralizza, la spinta a fuggire e a sparire, o peggio, il lasciarsi andare agli eventi, senza decidere nulla, accada quel che accada, quasi fingendo l’inconsapevolezza, Maria, con l’intuito tipico delle donne che sanno essere amiche, versa sui piedi di Gesù l’olio profumato e prezioso e li asciuga con i suoi capelli”.
Questo gesto, semplice ma significativo, consola Gesù nel momento della paura e della prova e gli fa sentire l’amore degli amici.

L’unzione dello Spirito

Ma non solo: il gesto di Maria ricorda a Gesù l’unzione del Padre, cioè la sua identità di Figlio amato e consacrato dallo Spirito. Gesù, avvolto dall’amicizia del Padre, porta nel mondo la forza dello Spirito che dà vita nuova.
Il gesto di Maria – ha evidenziato il vescovo Gianpiero – fa riflettere Gesù, perché rappresenta un momento di rivelazione e di consolazione vissuto nella ‘casa del dolore’ (n.d.r. Betania). Forse per questo lo ripeterà sui piedi dei discepoli, non con l’olio, ma con l’acqua del catino. Fatto a metà della cena, dopo che Gesù si è spogliatosi delle vesti ed è rimasto nudo, quel gesto sui piedi aiuterà i discepoli a comprendere il senso di ciò che Gesù vivrà, nudo, il giorno dopo sulla croce: è l’apice dell’amore, è quel ‘Li amò sino alla fine’. Come i sacerdoti del tempio vengono lavati e poi unti con l’olio, così anche Gesù purificherà i discepoli dai peccati e soffierà su di loro, dalla croce, l’unzione dello Spirito. Li farà così sacerdoti della nuova alleanza, popolo sacerdotale, capaci insieme con lui di offrire il sacrificio della loro vita. E’ l’unzione dell’amicizia di Gesù: ‘Non vi chiamo servi, ma amici’

“Gesù ci ha aiutato a scoprire che ci è stato consegnato lo Spirito di Dio – ha detto mons. Palmieri -. Ognuno di noi può dire: ‘Lo Spirito del Signore è su di me! Sono amato da Dio da sempre. Egli mi profuma il capo con il suo Spirito, perché l’unzione mi ricordi sempre che sono figlio di Dio, che ho un Padre, che ho una famiglia di fratelli’. L’unzione ci ricorda che siamo figli di Dio, quindi re, sacerdoti e profeti”.

I presbiteri: amici di Cristo e del popolo

Il vescovo Gianpiero ha poi parlato dei preti, sottolineando quanto essi siano esperti di amicizia:

  • prima di tutto dell’amicizia ricevuta da Gesù: hanno lasciato tutto per servire Lui e i loro fratelli”;
  • poi, “con tutti i loro limiti e le loro ricchezze, vogliono essere vostri amici“;
  • per farlo, “hanno imparato – anzi abbiamo imparato, perché è vero anche per me! – ad essere amici tra loro, tra di noi”, superando ferite e chiusure. “Quando ci si fa del male reciprocamente, siamo tentati di ritirarci e di rinchiuderci. Sperimentiamo strane avarizie: non mi dono più, mi difendo e mi ‘risparmio’. Avarizia infatti non è solo trattenere cose preziose, soldi o possessi, è anche trattenere sé stessi, o peggio, le persone che asserviamo ai nostri scopi. Ma quando ripenso al fatto che ho ricevuto l’unzione dello Spirito, che mi sono stati lavati i piedi, per cui non devo più provare vergogna per la mia debolezza, o che ho goduto dell’olio profumato della stima e dell’amicizia di tanti miei fratelli e confratelli, allora ritrovo morbidezza, luminosità, profumo”.

Ha spiegato mons. Palmieri: “Mentre voi, ragazzi e adulti, lo Spirito vi ha consacrato con l’unzione sulla fronte, a noi l’unzione ci ha segnato le mani e il capo. Lo Spirito cioè ha fatto in modo che noi potessimo stringere con le nostre mani altre mani, accarezzare e abbracciare, benedire e assolvere dai peccati per realizzare l’anno di misericordia del Signore, consacrare e distribuire il pane eucaristico, ungere nel Battesimo e nella Cresima per portare il lieto annunzio ai poveri, ungere nell’unzione di malati per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, ungere con l’olio dei catecumeni per essere forti contro ogni tentazione di vivere da schiavi e non da figli.
L’olio dell’unzione dal Capo, che è Gesù, scende sul viso e sulla barba, sul corpo e sulla veste, impregnando tutto e tutti: è l’amicizia del Signore, che non è un vago sentimento, ma la forza del suo Spirito; è l’amicizia tra di noi, che non è niente di effimero e passeggero, ma è la trama robusta della veste della Chiesa”.

L’amicizia come tessuto della Chiesa

Il vescovo Gianpiero ha infine concluso la sua omelia sottolineando come  l’olio dell’unzione raggiunga tutti e costruisca una trama robusta, l’amicizia tra i credenti:

“Carissimi, in questo tempo così doloroso, non facciamoci strappare dal cuore il dono prezioso dell’amicizia.

È il tessuto che ci fa stare in vita, che la rende bella, che ci permette di affrontare con coraggio e con forza anche i tempi difficili che ci aspettano.

Insieme, come Popolo Santo di Dio, sacerdoti re e profeti, al servizio del regno di Dio, a fianco di tutti gli uomini di ogni lingua, religione, nazione, siamo sale e luce della terra, siamo buon profumo di Cristo nel mondo!“.

“Conformati intimamente al Signore”
Il rinnovo delle promesse sacerdotali

Come ogni anno, nella memoria del giorno in cui Gesù comunicò agli apostoli il suo sacerdozio, i preti presenti hanno rinnovato le loro promesse sacerdotali. In particolare hanno rinnovato il loro impegno ad unirsi e conformarsi intimamente al Signore e ad essere fedeli dispensatori dei Misteri di Dio. Il vescovo Gianpiero ha poi chiesto a tutta l’assemblea di pregare per i preti e per lui, affinché siano fedeli al servizio loro affidato.

“Il profumo dell’amicizia”
La benedizione degli Oli Santi

La Messa ha vissuto il suo momento di culmine quando sono stati benedetti i tre oli santi (il crisma, l’olio degli infermi e l’olio dei catecumeni), che saranno accolti nelle Parrocchie della Diocesi ed impiegati nei vari Sacramenti.

Prima di tutto è stato benedetto l’olio degli infermi, affinché “quanti riceveranno l’unzione ottengano conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito e siano liberati da ogni malattia, angoscia e dolore”. È questo, infatti, l’olio che viene utilizzato per impartire l’estrema unzione o per ungere gli infermi con il desiderio di alleviarne la sofferenza fisica e spirituale.

È stata poi la volta dell’olio dei catecumeni, quello che sancisce che il battezzando è diventato un combattente della fede, un paladino della cristianità, come simbolo di forza e fermezza contro le tentazioni e il peccato. Nel benedirlo, il vescovo Palmieri ha pregato il Signore affinché “i catecumeni che ne riceveranno l’unzione comprendano più profondamente il Vangelo di Cristo, assumano con generosità gli impegni della vita cristiana e gustino la gioia di rinascere e vivere nella Chiesa”.

Infine è stato benedetto il crisma, affinché “coloro che ne riceveranno l’unzione siano interiormente consacrati e resi partecipi della missione di Cristo Redentore”. Il crisma è infatti l’olio, misto a profumo, che viene utilizzato nei Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine. Il vescovo Palmieri ha poi compiuto il gesto molto significativo del soffio sul crisma, spiegando: “Come Gesù nel giorno di Pasqua soffia lo Spirito Santo sugli apostoli, così adesso soffierò sull’olio misto a profumo, perché possa essere consacrato dallo Spirito”.

Nella Messa Crismale l’olio versato diventa simbolo di chiamata alla fede e vocazione religiosa, per i sacerdoti come per i semplici fedeli. L’olio diviene grazia santificante, che discende su tutti unificandoli, ma si fa anche portatore di carità, di un messaggio universale di apertura verso il prossimo, di amore elargito con generosità e senza risparmio. Il fatto che l’olio sia profumato inneggia alla bellezza della vita e dei tanti e incommensurabili doni che ci vengono elargiti, dei quali siamo chiamati a godere insieme a chi con noi li condivide.

Entrambe le celebrazioni sono state animate magistralmente dall‘organista Miriana Mercuri, la quale a San Benedetto ha accompagnato il Coro della Pastorale Giovanile Diocesana diretto da M° Marco Laudi, mentre ad Ascoli Piceno ha accompagnato il Coro Diocesano diretto dal M° don Francesco Fulvi. 

 

 

 

 

 

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