Il 19 marzo, presso la Chiesa di San Giuseppe, retta dai PP. Sacramentini, a San Benedetto del Tronto, è stata presieduta dal Vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Gianpiero Palmieri, una Santa Messa in onore di San Giuseppe, patrono della Chiesa e protettore della famiglia.
A fare gli onori di casa il parroco Padre Mario Amodeo; presenti gli altri Padri Sacramentini e Don Luigino Scarponi. IA prestare il proprio servizio all’altare il diacono Walter Gandolfi. La chiesa era gremita di fedeli, molti in piedi.
L’omelia del Vescovo.
“Gesù ha voluto vivere in una famiglia vera. Vivere una paternità o maternità significa diventare adulti. La descrizione del passaggio del Mar Rosso ha lo stesso linguaggio del parto, come se Dio avesse partorito un popolo. Come un padre ci ha guidato. Da ciò capiamo che siamo figli di Dio. Abramo, dice san Paolo nella II Lettura, ha continuato a sperare e per questo è diventato padre di una moltitudine. Vorrei rilevare tre considerazioni: custodire, sognare, morire. Impariamo da Giuseppe a essere padri e madri ed esserlo è la cosa più bella che ci sia.
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Giuseppe sogna. Credere nei sogni è uno dei segni della maturità. Chi non sogna è… rassegnato, è… morto. Non è il cinismo il vertice dell’essere uomini. Chi sogna, lotta, non si rassegna mai, spera sempre, va avanti, come Giuseppe quando ha salvato la famiglia portandola in Egitto.
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Custodire, essere genitori vuol dire custodire la realtà. Significa non guardare solo a se stessi. I genitori custodiscono la crescita del figlio, lo aiutano. Essere padri e madri vuol dire custodire il Regno di Dio e la realtà che cresce.
Oggi molte famiglie non fanno più figli perché non sognano più, perché c’è il mito dell’eterna giovinezza, alcuni padri diventano competitor dei figli, si mettono alla pari. Giuseppe non era così. A un certo punto sparisce, non lo troviamo nella Passione, scompare, muore, per dar spazio a Gesù. Solo quando un padre si tira indietro, valorizza il figlio. È questo il ruolo dei genitori. Dobbiamo essere capaci di mollare, per amore dei figli. Dobbiamo farci da parte. Del resto anche la vecchiaia ha dei vantaggi, ad esempio la saggezza”.
Al termine della celebrazione Padre Mario ha ringraziato il Vescovo e ha fatto dono, a nome della comunità parrocchiale, di una effige della parrocchia in occasione dei 100 anni della sua istituzione, 1926-2026, e il Vescovo ha ringraziato i Padri Sacramentini per il “Preziosissimo servizio all’interno della diocesi” e i fedeli presenti hanno più volte applaudito calorosamente.
Padre Mario ha sottolineato che alle 16:30 la chiesa era già gremita e ha concluso i saluti dicendo che: “Se San Giuseppe era il padre putativo di Gesù, il vescovo è il Padre della Fede”.
La Chiesa.
Su idea del 1786, la Chiesa di San Giuseppe vede però l’inizio dei lavori solo nel 1870, su progetto dell’architetto Ignazio Cantalamessa. All’inizio era un oratorio per il quartiere dei marittimi, cosiddetto “Il Mandracchio”, il cuore storico della civiltà marinara di San Benedetto del Tronto.
Elevata a parrocchia nel 1926, sostituì per molto tempo la Chiesa della Marina, che ancora non era ultimata. Dal 1959 è custodita e officiata dai Padri Sacramentini, della Congregazione del Santissimo Sacramento. All’interno vi sono tele di Andrea Tavernier e Armando Marchegiani, con vetrate policrome contemporanee di Marcello Sgattoni.


















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