Di Pietro Pompei
La Quaresima, tempo “forte” di preghiera, di digiuno e di impegno verso quanti sono nel bisogno, offre ad ogni cristiano la possibilità di prepararsi alla Pasqua con un serio discernimento della propria vita, confrontandosi in maniera speciale con la Parola di Dio, che illumina il quotidiano itinerario dei credenti. San Giovanni Paolo II (Messaggio per la Quaresima,anno 2003)
Voglio iniziare con questo “flash” illuminante di Papa Wojtyla per continuare i miei “Esercizi Spirituali “in questa Quaresima 2026, prendendo la mia croce alla sequela di Gesù coinvolgendo mia moglie, anch’essa novantenne, da vari mesi costretta a letto con una malattia incurabile. Le mie terapie continuano presso l’Ospedale di Ascoli Piceno portandomi dietro un libro di “Cristoterapia, convinto, come sono, che la mia guarigione passa attraverso la via dell’integrità.
Per gli studi fatti sono anche interessato al rapporto dinamico , diversamente da Freud, tra psicologia e religione incentrata tutta su Gesù Cristo visto come Colui che incarna e rivela la luce salvifica e che cura le ferite della psiche e dello spirito dell’uomo.
È la fiaccola del mio esodo, Gesù, che non si deve spegnere, altrimenti, ogni mio sforzo diventa vano. Eppure, dagli ultimi quattro secoli, tentativi di negare l’esistenza storica di Gesù si sono moltiplicati ed anche la sua divinità. È ridicolo che più gli anni passano e più i nuovi storici si sentono sicuri delle loro ricerche. E lo fanno con una prosopopea hegheliana, convinti, come fu Hegel che con lui la filosofia sarebbe finita
La critica storica indipendente impegnata da più di due secoli e mezzo a interpretare i dati del Nuovo Testamento sulle origini del Cristianesimo sottoponendo a un vaglio, più o meno gratuito, i documenti, si è spinta talora a negare l’esistenza storica di Gesù. Di questa posizione estremista sono rappresentanti il tedesco Bruno Bauer nell’Ottocento e un gruppo di seguaci della scuola mitologica. L’uno e gli altri giungono per diversa via alla stessa conclusione negativa per un processo di logica deduzione sulle posizioni disgregatrici che li avevano preceduti delle quali finiscono con rivelarsi i seguaci vigorosi e i critici più spietati, conducendole riluttanti alle conseguenze estreme da essi detestate e tuttavia dai loro stessi sistemi fatalmente preparate.
La prova irrefutabile dell’esistenza di Gesù è fornita dalla schiacciante e sicura documentazione storica.
La critica di due secoli fa per ottenere il tempo indispensabile alla formazione del mito di Gesù alla fusione delle varie tendenze e ciò non per motivi di ordine storico ma coatta dalle esigenze dei sistemi prefabbricati, non esitava ad assegnare ai documenti evangelici una data molto tardiva: lo Strauss li fece discendere al secondo secolo molto avanzato, e il Baur li distribuì tra il 150 e il 170. La fragile impalcatura e è venuta a mancare sotto i piedi dei troppo disinvolti costruttori di ipotesi, Perché i Vangeli hanno incontrovertibilmente rivelato la propria antichità: oggi praticamente all’unanimità tutta la critica storica indipendente ammette concorde per la composizione del secondo Vangelo, Marco, una data anteriore all’anno 70 dividendo le proprie simpatie nei tre illustri tra il 55 e il 70. Venti, 30 anni, quanti ne sono dunque trascorsi tra la morte di Gesù e la composizione del secondo Vangelo sono evidentemente insufficienti, per la formazione di un mito e per permettere alla Comunità di creare il Gesù storico e trascendente. I testi evangelici hanno di colpo ricevuto dalla finalmente riconosciuta antichità di composizione e immediata prossimità di fatti narrati, una forza di documentazione storica irrefragabile.
Ai critici cattolici non è difficile sostenere contro gli indipendenti una data di composizione anteriore al 70 anche per Matteo e Luca; ma per il nostro problema l’importanza di ciò è limitata, perché il blocco essenziale della documentazione storica del primo e terzo Vangelo si ritrova tutto in Marco.. Comunque, anche spostati agli ultimi decenni del primo secolo conservano una importanza storica fortissima. Subito dopo il Vangelo di Marco alto valore di documentazione si riservavano le lettere di San Paolo. Oggi la critica indipendente riconosce praticamente unanime l’autenticità delle quattro grandi lettere. Galati, primo e secondo ai Corinti, Romani; è sempre in più larga misura quella della prima (e seconda) ai Tessalonicesi e delle lettere della prigionia: Colossesi, Efesini, Filippesi, a Filemone. Ora da questi scritti, composti all’incirca entro il decennio 52 -62 non solo si ricava una testimonianza irrefutabile sull’esistenza di Gesù, ma si ricava pure un succinto ma completo schizzo della sua attività terrena.
Verso gli ultimi decenni del primo secolo, oltre le testimonianze degli Atti degli Apostoli e del quarto Vangelo, abbiamo pure quelle delle composizioni cristiane non bibliche della “Dottrina dei Dodici Apostoli” della prima lettera ai Corinti di Clemente Romano (c.a.95). che stralciano dai Vangeli canonici frasi pronunciate da Gesù. Nel primo quarto del secondo secolo le testimonianze cristiane e si moltiplicano (Sant’Ignazio, lettera di Barnaba, San Policarpo, San Giustino, Marchione), e l’importantissimo papiro Rylands che ci trasmette un brano del quarto Vangelo, assieme a quelle pagine di Plinio (epistola x.a.112) di Svetonio (Claudius 25: a. 120) e soprattutto di Tacito (Annali xv:44 a,117).
In conclusione la documentazione storica dell’esistenza di Gesù è massiccia, schiacciate, di primo ordine, riconosciuta per tale stragrande maggioranza dalla critica di ogni tempo, al punto da rilevare assolutamente privo di senso e puerile mettere anche in dubbio, non solo l’esistenza ma l’attività storica di Gesù, quale ci è tramandata dagli antichi documenti cristiani.
In genere la cosiddetta critica indipendente è sempre più convinta di mettere al termine alle proprie fantasticherie sicura che le sue argomentazioni portano al capolinea e quindi difficile aggiungere altro. Un po’ come fece Hegel che si convinse che la filosofia, dopo di lui, non avrebbe potuto dire più nulla. Ho l’abitudine di rimettermi in discussione ogni qualvolta gli eventi della vita mi danno delle opportunità.
Da qui comincio con il dubbio!
David Maria Turoldo conclude una bella poesia dal titolo significativo “Malgrado ogni dubbio”, con questi versi: “Malgrado ogni tradimento/ io credo, o Signore, / al di là di ogni dubbio / io credo, o Signore”. Il dubbio fa parte dell’uomo.
Certamente non bisogna fermarsi ad esso, assolutizzarlo per evitare di cadere nello scetticismo. “Ma il dubbio – scriveva Benedetto XVI – non significa necessariamente un distacco dalla fede. Posso sinceramente confrontarmi con le domande che mi angustiano e, insieme, aderire a Dio, al nucleo essenziale della fede. Da una parte posso cercare di trovare le soluzioni per le apparenti contraddizioni, mentre, dall’altra, posso avere la certezza di non poter trovare tutto e che tuttavia si possa risolvere quel che io riesco a scoprire…La fede implica appunto anche la pazienza del tempo”.
Non va dimenticato, su questo argomento, quanto Giovanni Paolo II ci ha lasciato scritto nell’enciclica “Fides et ratio” nel 1998. “La rivelazione soprannaturale che si compie mediante il Verbo Redentore non può contraddire (mentre supera, in parte) la rivelazione umana, che si compie per opera dell’intelletto umano, creato ed illuminato per opera del medesimo Verbo Creatore. Anzi le due rivelazioni profondamente si armonizzano, e sempre meglio nella coscienza umana devono armonizzarsi”.
Avrei lasciato a Tertulliano la formuletta: “Credo quia absurdum” ( l’originale, preso dal “De carne Christi, 5” è molto più attutito: “credibilis est quia impossibile est); per S.Agostino preferisco: “Crede ut intelligas, intellige ut credas”. ( Credi per comprendere, comprendi per credere). Per quanto riguarda la “verità intrinseca delle cose stesse”, espressione presa dal Concilio Vaticano I, mi permetto di aggiungere: mentre un assioma procede per evidenza, le cose da Dio rivelate richiedono una nostra libera adesione, perché la parola di Dio non rende evidente una verità. Ed è solo l’evidenza intrinseca che ti costringe a riconoscere la verità. Dante nel Paradiso II,43-45, così si esprime: “Lì si vedrà ciò che tenem per fede,/ non dimostrato, ma fia per sé noto/ a guisa del ver primo che l’uomo crede”.
E che dire dei tanti sillogismi messi al rovescio? Per quello che concerne le mie conoscenze, potrei subito aggiungere: nulla di nuovo sotto il cielo, tanti sono stati gli studiosi che si sono cimentati intorno alla figura di Gesù e del Cristianesimo; ma sarebbe semplicistico e quasi a voler scansare il problema. Su Gesù vi sono biografie più di qualunque altro personaggio della storia: ne sono state scritte sessantamila nel solo secolo XIX. Paul Augier nel 1955, per i caratteri della Librairie Plon scriveva “ Jésus, pierre de scandale”, per indicare la difficoltà dell’argomento, la stessa che si trova nella lettura del Vangelo, come viene ben espressa in un libro dal titolo quanto mai significativo: “Come leggere il Vangelo e non perdere la fede” del noto biblista Alberto Maggi.
Tra i novelli i critici indipendenti molta è la retorica e spesso la risposta precede la domanda. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un sillogismo precostituito, in cui si aggroviglia man mano che procede nelle dimostrazioni. Parte da un a priori, un principio non dimostrato ( i Vangeli non sono attendibili) e in nome di esso fa cadere ciò che è certamente dimostrato attraverso l’analisi, oggettiva e non prevenuta, dei documenti storici. Nei più manca il metodo storico pertanto non riescono ad evitare che le loro ricerche diventino apologetiche. Dicono bene, quando scrivono: “La ricerca deve essere fatta con estrema cautela e con massimo rigore”. Ma poi “razzolano” male. Allora i fatti narrati, scritti o pervenuti dalla tradizione non devono essere considerati falsi se solo non se ne dimostra l’autenticità. Devono sottostare alle norme usuali della persuasività storica. Quando si decide che cosa è da accettare o respingere, è importante essere chiari sulla natura esatta dei criteri che possono avere probabilità di dare questi risultati. E’ vero che ogni critico tende a dare regole proprie, ma deve essere in grado di definire quali sono. E fu la mancanza di tale chiarezza la debolezza che ha insidiato la più ingannevole biografia di Gesù, quella di Ernest Renan (1863): “ Egli non specificò i criteri obiettivi mediante i quali poteva giustificare l’accettazione di alcuni fatti come storici e di altri non storici”. Lo storico non si entusiasma e non giunge mai a giudizi così severi ed esclusivi, come quelli usati talvolta contro Clemente, Origene, Eusebio e Girolamo. Con Origene sarei stato più cauto, viste le sue incertezze su alcuni passi del Vangelo ; e poi con lui se ne va anche Celso. L’epicureo ce la mise tutta per cancellare Gesù e i suoi seguaci. Usò tutti i mezzi dall’ironia, all’ingiuria, dall’insulto al sofisma, dalla derisione alla calunnia e al discredito. Una sola arma gli è mancata, l’unica che avrebbe potuto comprovare la sua causa: il dubbio sull’autenticità dei Vangeli. C’è chi li salta a piè pari e inizia la sua ricerca, addossando a S.Paolo tutta la responsabilità di raccontare un sacco di frottole trasformando la storia da narrazione degli avvenimenti a ideologia. E va a garantirsi con Anassagora, Platone e infine Kant, ma in questa direzione ci si era già avviato, molto prima, il filosofo F.Paulsen. Federico Engels è stato più fantasioso, seguendo una formulazione di Renan, sulla rivista teorica del socialismo tedesco “New Zeit” paragonò le primissime comunità cristiane alle sezioni locali dell’ Associazione Internazionale degli Operai, la Prima Internazionale. Tuttavia lo stesso Engels, nei suoi scritti sulle origini del Cristianesimo, onestamente si è astenuto dal prendere posizione sulla storicità di Gesù . Evita pertanto di dire che quelle su Pilato, Erode Antipa ed altri, sono storielle. Togliendo di mezzo i Vangeli, tutto il resto viene con sé. Sulla “mitizzazione” nella metà del XIX secolo ci si è soffermato D.Strauss, partendo da interpretazioni testuali preconcette, affermando, senza alcun riscontro storico, che i racconti evangelici non si formarono, presenti gli Apostoli, testimoni oculari della vita del Cristo Adolf Holl, studioso di Scienze delle religioni, e sicuramente non ossequioso della tradizione e dell’autorità, in un libro dal titolo quanto mai singolare: “Gesù in cattiva compagnia”, afferma: “Questo Gesù storico è il risultato di un attento esame critico (i cui inizi risalgono al XVII sec.) di tutte le fonti biografiche esistenti: in sostanza, dei Vangeli. Il Gesù storico è quindi il risultato della ricerca scientifica”. Ed aggiunge: “Fatti storici sicuri, nella vicenda della Passione, si possono ritenere soltanto l’arresto notturno, la condanna da parte di Pilato, il cammino verso il Calvario, la Crocifissione” .
Non va dimenticato lo studio serio ed approfondito della “Vita di Gesù Cristo” del Ricciotti, cultore delle lingue anche orientali, compreso l’aramaico, studioso stimato perfino dal filosofo G.Gentile, il quale gli affidò il capitolo sul Cristianesimo per l’enciclopedia Treccani. A proposito del Gentile nella sua critica del modernismo tocca il dramma più profondo dei negatori di Cristo, di destra e di sinistra. Fra Couchoud, che nega l’esistenza storica di Cristo, e Loisy che la salva ma la mutila sostanzialmente, pare che vi sia un abisso. Nell’introduzione della sua “Vita di Gesù” il Ricciotti scrive: “Ho voluto fare opera esclusivamente storico-documentaria: ho cercato cioè il fatto antico e non la teoria moderna, la sodezza del documento e non la friabilità di una interpretazione in voga” .
Posso concludere, questa limitatissima ricerca, affermando che ancor oggi vi è una grave difficoltà, la più grave psicologicamente e storicamente, ad accettare il “mistero del Cristo” che ,vuol dire, accettare il Cristianesimo. Per molti, imbevuti della cultura umanistica, immanentistica o agnostica, oggi, ancora, il Cristo è disonore come lo era per gli Ebrei, stoltezza come lo era per i Gentili (S.Paolo). Eppure questo mistero è il Cristianesimo.
Scrive Mauriac: “Il Dio dei filosofi e degli eruditi occuperebbe pochissimo posto nella vita umana d’oggi. A chi cerca, col suo corpo e con la sua anima, la verità, occorre che la verità si mostri concreta; e a chi vuole amare, con l’amore fatto anche di cuore e fatto anche di sensi- com’è l’amore umano- bisogna presentare l’Amore infinito, ma vivente. Il Cristianesimo, a cui ci accostiamo, è insomma “Qualcuno” e non “qualche cosa”. Persona come noi: dottrina vivente, Verbo di Dio fattosi uomo”.
La “Fiaccola “resta accesa; la nostra sequela continua con le croci un po’ ridotte e un’illuminazione garantita.
Grazie Gesù Cristo!




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