SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Da Novembre 2025 la Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto propone l’iniziativa “Ha sussultato di gioia il mio grembo!”, un ciclo di incontri di preghiera rivolti alle donne in gravidanza, per offrire loro un sostegno spirituale, comunitario ed emotivo durante il periodo dell’attesa. Gli appuntamenti, curati dal Servizio di Apostolato Biblico, si tengono presso la parrocchia di Cristo Re, in Porto d’Ascoli, sempre di Domenica alle ore 21:00.

Per conoscere meglio il legame tra la preghiera e il feto da un punto di vista medico-scientifico, abbiamo incontrato la dott.ssa Tiziana Capriotti, neuropsichiatra infantile, che per molti anni ha lavorato presso l’Ospedale Salesi in Ancona, mentre da 18 anni è operativa sul territorio di San Benedetto del Tronto e dal 2024 è direttrice “facente funzioni” dell’Unità Operativa Complessa di Cure Tutelari, che comprende i Consultori, la Neuropsichiatria Infantile, l’Unità Multidisciplinare per l’Età Evolutiva (UMEE) e per l’Età Adulta (UMEA) della AST di Ascoli Piceno.

 

Perché pregare fa bene alle mamme in dolce attesa e alle neomamme?

L’esperienza religiosa in generale e quindi la preghiera inducono uno stato di benessere nella persona che prega. In particolare si è studiato come la preghiera sia strettamente correlata con la salute mentale delle donne in dolce attesa e favorisca, negli interventi terapeutici, effetti di efficacia maggiori rispetto alle terapie standard. Questo è particolarmente evidente nella fase della gravidanza, durante la quale l’esperienza religiosa riduce in maniera sensibile il disagio e la paura, ha un impatto diretto sulla percezione del dolore, comporta una migliore gestione delle complicanze a livello emotivo. Non solo: nei primi mesi dopo il parto, la preghiera contribuisce anche a ridurre in maniera sensibile i disturbi dell’umore post natale che frequentemente attanagliano le madri.  Ci sono numerose evidenze relative al fatto che l’esperienza religiosa riduca in maniera sensibile l’ansia della gravida o la depressione della puerpera, perché la preghiera determina nelle donne una maggiore resilienza. Sull’argomento ci sono vari studi, riguardanti gli effetti sia della preghiera sulle donne di religione cristiana, sia delle invocazioni sulle donne di religione musulmana, sia sulle espressioni più laiche della spiritualità, come lo yoga e la mindfulness. Tutte queste ricerche rivelano come la preghiera aiuti la donna incinta a concentrarsi sulla propria interiorità anziché su quello che la circonda, riducendo così l’impatto che l’ambiente circostante può avere sulla donna stessa.

Quali sono i benefici della preghiera sul feto?

La preghiera favorisce il rapporto della diade madre-feto. Dei possibili benefici dell’esperienza religiosa sul feto abbiamo una consapevolezza e una conoscenza abbastanza avanzate: ci sono infatti dei pattern di attivazione della corteccia cerebrale, che sono peculiari, sono correlati proprio con l’attività della preghiera. Gli studi hanno addirittura differenziato anche le loro sedi di attivazione: le esperienze mistiche e le esperienze religiose hanno una loro sede precisa che è differente dalla sede della semplice attivazione degli stati emotivi ed affettivi. Questo favorisce la capacità di focalizzarsi su un pensiero, su un oggetto, e questo è correlato con alcune funzioni attentive dello sviluppo del feto che sono particolarmente importanti. Noi sappiamo che c’è una particolare sensibilità del cervello fetale e neonatale rispetto agli stimoli esterni. Un cervello integro strutturalmente si trova di fronte a un compito molto importante, che è quello di costruire le funzioni. Le funzioni sono rappresentate dalle connessioni sinaptiche, cioè dai collegamenti che si costruiscono, dalla rete neuronale della struttura di base. Le esperienze ambientali e le esperienze affettive favoriscono, come una sorta di nutrimento o sollecitazione, la costruzione di queste reti e di queste connessioni. A seconda della tipologia di questi stimoli, si può avere un potenziamento maggiore o minore che in qualche modo impatta su una predisposizione biologica.

Quali sono invece i benefici della preghiera sui neonati? 

Questo meccanismo, di cui abbiamo appena parlato, risponde a un modello che chiamiamo bio-psico-sociale, in quanto alla predisposizione biologica si somma una potenzialità di completamento o di modifica di quello che è l’esperienza fisica, l’esperienza ambientale e anche l’esperienza affettiva. Questo vale non solo per il periodo della gravidanza, in cui il feto si sviluppa, ma anche la relazione precoce, quindi i primi mesi dopo il parto. Per questo le prime fasi della vita neonatale sono così importanti, perché alcuni stimoli possono favorire, in maniera maggiore o minore, la costruzione proprio di queste reti. Questo processo si costruisce soprattutto nel primo anno di vita, quindi è molto intenso nella fase precoce, diciamo fino ai primi mille giorni, poi va a decrescere.

Faccio un esempio. Sia mentre è nel grembo sia appena dopo il parto, il neonato è sensibile allo stato emotivo materno ed è sensibile alla stimolazione sensoriale uditiva: pensiamo agli effetti della musica o della voce materna o della voce paterna. Se un bambino viene esposto in epoca prenatale a degli stimoli ambientali sonori, questi successivamente possono essere riconosciuti in epoca postnatale come elementi che favoriscono stati di equilibrio maggiore.

Questa costruzione comincia prima: è chiaro che il grosso del passaggio da embrione a feto e poi del completamento dello sviluppo in epoca prenatale, si ha a livello strutturale, quando si costruiscono gradualmente il cervello nella sua dimensione, le varie strutture che lo compongono, la corteccia cerebrale, le zone di maggiore correlazione su quello che è l’iniziale sviluppo motorio, i vari strati, i nuclei. Tutto quello che compone strutturalmente l’embrione comincia in questa fase e, sulla base delle stimolazioni sensoriali, comincia anche la costruzione di queste connessioni neurali che sono poi alla base delle funzioni importanti che successivamente verranno sviluppate: le competenze relazionali, le competenze del linguaggio, la coordinazione motoria, le funzioni esecutive, l’attenzione, tutto quello che sottende allo sviluppo cognitivo successivo del bambino. Ma questa costruzione prosegue anche nel primo anno di vita. Ecco perché, tra tutte le sollecitazioni che noi proponiamo, certamente può essere di rilievo l’esperienza religiosa, sia prima che dopo il parto. La preghiera infatti può lavorare su una duplice dimensione: da un lato favorisce un’esperienza di legame del piccolo con la figura materna e con il benessere da lei sperimentato, soprattutto se essa è mediata dalla musica o dal silenzio; dall’altro lato impatta direttamente e positivamente su questi processi di costruzione delle connessioni sinaptiche. Insomma, sia dal punto di vista medico-scientifico sia dal punto di vista umano, la preghiera produce effetti di benessere sulla madre e sul bambino.

Vuole rivolgere un invito alle mamme in attesa o alle neomamme? 

Molto volentieri! Le Diocesi del Piceno offrono questa meravigliosa opportunità. Quindi, chiunque fosse interessato a partecipare, può contattare le organizzatrici al numero 380 4636856. Si tratta di una preziosa occasione per vivere una bella esperienza di preghiera e verificare come essa conduca ad uno stato di benessere psichico maggiore rispetto ad altre proposte terapeutiche più canoniche. Le future mamme e le neomamme potranno sperimentare come sentiranno notevolmente ridotti la paura, l’ansia e tutti i processi emotivi che accompagnano lo stato di gravidanza e ancora di più quello dopo la nascita. Un’esperienza che è estendibile anche ai papà e che ci auguriamo possa crescere sempre di più anche e soprattutto attraverso il passaparola.

 

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