DIOCESI – Si prende lo spunto dall’intervista realizzata tempo fa al Capo Scout Mauro Meletti dell’Ascoli Piceno 1, per approfondire altre figure importanti, tra cui quella di Emilio Nardinocchi, capo storico dello scoutismo ascolano e protagonista della rinascita del movimento scoutistico nel secondo dopoguerra.
Le origini dello scoutismo
Lo scoutismo, fondato nel 1907 da Robert Baden-Powell, si diffuse rapidamente in Europa e giunse anche in Italia, dove le prime unità nacquero nel 1912.
La nascita dello scoutismo ad Ascoli (1922)
Ad Ascoli Piceno, il movimento scout nacque nel 1922 come ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani), anno nel quale il Riparto di giovani esploratori fu denominato Ascoli Piceno 1 “Niccolò Tommaseo”. Esso fu fondato da Renato Tozzi-Condivi, Emidio Seghetti, Cesare Valentinotti e don Federico Sgattoni. L’esperienza si concluse nel 1927 con l’autoscioglimento del gruppo, che preferì cessare l’attività pur di non essere assorbito dall’Opera Nazionale Balilla.
Il risveglio del 1945 e la figura di Emilio Nardinocchi
L’anno 1945 segnò il risveglio dello scoutismo in Italia e la stessa cosa avvenne ad Ascoli Piceno. All’epoca Emilio Nardinocchi, capo storico dello scoutismo ascolano, aveva diciotto anni: sentì parlare di scoutismo durante una riunione dell’Azione Cattolica e, incuriosito, si documentò, rimanendo affascinato dai valori proposti e dalla particolare metodologia educativa. Dopo aver raggruppato un certo numero di ragazzi, con l’aiuto di don Roberto Pelletti, assistente spirituale, costituì una prima squadriglia. La prima sede fu la chiesa sconsacrata di San Giovanni ad Templum (adiacente l’attuale auditorium della Carisap) in Rua del Cassero. Questi furono, in sintesi, i primi passi di una ripresa e di un impegno che, con il passare degli anni, si fecero sempre più decisi, dando avvio alla nuova stagione dello scoutismo ascolano.
La crisi di fine anni Sessanta
Al termine degli anni Sessanta si registrò tuttavia un sensibile declino del gruppo, dovuto soprattutto alla progressiva carenza di capi educatori, una difficoltà che compromise la continuità e l’organizzazione delle attività. La situazione divenne così critica che rimase operativa una sola squadriglia di boy scout. Nonostante le evidenti difficoltà, Emilio Nardinocchi non si arrese: con tenacia cercò di mantenere viva l’esperienza scout, impegnandosi a ricostruire una rete di sostegno e coinvolgendo alcuni ex scout, nel tentativo di garantire al gruppo nuove energie e una possibile ripresa.
Il rilancio del movimento
La svolta giunse con il rientro nell’associazione scout di Roberto Cestarelli, che, con entusiasmo, idee nuove e un profondo spirito di servizio, seppe restituire slancio e fiducia a una realtà attraversata da un momento di difficoltà. Il suo impegno non fu soltanto organizzativo, ma soprattutto educativo: scelse infatti di mettersi personalmente in gioco per formarsi con maggiore competenza e offrire ai giovani una proposta scout autentica e qualificata. “Animato da questo senso di responsabilità – ha riferito Roberto Cestarelli, oggi ottantacinquenne – non esitai, pur tra gli impegni della famiglia e del lavoro, a partecipare a un complesso campo di formazione capi nei pressi del Lago di Bracciano, situato nel nord della città metropolitana di Roma. Quell’esperienza rappresentò per me un momento di crescita decisivo, sia sul piano metodologico sia su quello umano”. In tale occasione egli consolidò le proprie competenze educative, maturò un più intenso spirito di fraternità scout e acquisì una consapevolezza più profonda del ruolo del capo quale guida e testimone. Tornato ad Ascoli, presso la sede scout di Casa Regina Apostolorum, riportò un rinnovato patrimonio di conoscenze, entusiasmo e motivazioni che, in breve tempo, si tradusse in un concreto rilancio dell’attività scout: costituì un branco di lupetti (8-11 anni) e, con l’aiuto dell’assistente spirituale don Mario Angelini, diede nuovo impulso alla branca Esploratori (12-16 anni), nonché ai Novizi e ai Rover (17-21 anni).
La crescita e la nascita di nuovi gruppi
In seguito a tale impegno, negli anni successivi le adesioni crebbero in maniera esponenziale, al punto da dover creare nuovi gruppi scout. Nacquero così l’Ascoli 2, l’Ascoli 3 (oggi non più attivo), l’Ascoli 4 e il Folignano 1. Nel frattempo L’ASCI divenne AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani). Unità scout nelle quali passarono migliaia di giovani, mentre oggi si annoverano tra gli aderenti complessivamente circa cinquecento scout. Sono stati tanti i fatti, gli avvenimenti, i luoghi e le persone che hanno dato vita a questa grande avventura educativa.
I capi storici dello scoutismo ascolano
Tra i capi che hanno contribuito in modo determinante alla crescita dello scoutismo locale, accanto a Emilio Nardinocchi, si ricordano Piero Albertini, Peppe Bachetti, Gigi Allegrini, Eraldo Cognoli. Oggi scomparsi, essi hanno testimoniato con continuità, passione e dedizione un servizio educativo autentico, accompagnando generazioni di giovani con l’esempio, la disponibilità e lo spirito di fraternità propri dello scoutismo e incarnando pienamente il senso della nota espressione “Una volta scout, sempre scout”. La loro opera resta un’eredità viva nella comunità e nel cammino di chi continua il servizio. Non si è limitata all’organizzazione delle attività, ma si è tradotta in una presenza costante e discreta, fatta di esempio personale, ascolto e accompagnamento nella crescita umana prima ancora che in quella scout.
Attraverso campi, riunioni, uscite e momenti di condivisione, hanno saputo educare al senso civico e alla fedeltà ai valori della Promessa, lasciando un’impronta che ancora oggi vive nelle testimonianze di chi li ha conosciuti.
Attualità del metodo scout
Lo scoutismo piceno, nonostante oltre cento anni di attività, continua a rivelare tutta la validità e l’attualità del metodo educativo ideato dal suo fondatore Baden-Powell. Le iniziative odierne vogliono far conoscere sempre più agli ascolani i valori propugnati dallo scoutismo quale contributo per realizzare l’ideale di: “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”.












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