Come vorrei! Come vorrei che tu vedessi me!

Termina così la canzone presentata all’ultimo Festival di Sanremo da Nayt, rapper e cantautore di origini molisane che è molto amato dai giovani per il suo flow tecnico e i testi introspettivi. Con un appello ad essere guardati. Guardati per davvero. Guardati in profondità.

Prima di ogni altra cosa, prima di ogni giudizio affrettato, prima di ogni pregiudizio e condanna definitiva, prima della paura, prima di reagire con violenza, prima di scrivere un post o un commento sui social, prima di iniziare una qualsiasi relazione umana.

Non a caso la canzone si intitola “Prima che” ed elenca una serie di situazioni a cui anteporre questo sguardo capace di andare in profondità.

Dice il cantautore: come vorrei che tu vedessi me, “prima della prima donna, prima della prima volta”, “prima della prima droga”, “prima dell’idea di aver fallito ogni volta che mi fido”, “prima del giusto o sbagliato”, “prima di essere svogliato”, “prima che qualcuno parli”, “prima di essere scontato o di essere scordati”, “prima che tu faccia un post, prima che controlli i like”, “prima di crescere aggressivi”, “prima di mettere i vestiti, (prima) dell’amore, di esserne investiti”. Prima di tutto questo, come vorrei che tu vedessi me!

In un’epoca dominata dalla visibilità digitale, un tempo in cui sembra che la costruzione della propria identità passi – inevitabilmente? – attraverso la vetrina dei social network e dei suoi giudizi spietati, Nayt ci racconta un’altra storia, un altro punto di vista. Come ha detto il cantautore stesso, la sua canzone parla del fatto che “oggi siamo sempre più distanti. Nonostante il web, abbiamo sempre più cose tra di noi: le maschere che indossiamo, le ferite, gli schermi da cui comunichiamo. Io mi chiedevo se si potesse andare oltre. Il brano parla di questo: della volontà, del desiderio di incontrarsi con l’altro e di riconoscerci e vederci per quelli che siamo davvero“.

Insomma un inno alla non superficialità. Un appello ad avere il coraggio di guardare oltre lo schermo, oltre l’etichetta, per accogliere la complessità ma anche la bellezza dell’esperienza umana. Un desiderio di relazioni autentiche, profonde e significative, che Nayt ha messo nero su bianco, ma che è il desiderio di tanti altri giovani.

Proprio in queste settimane, questo desiderio l’ho sentito “forte e chiaro” tra gli studenti e le studentesse del Liceo Scientifico “Rosetti” di San Benedetto del Tronto e del Liceo Scientifico “Orsini” di Ascoli Piceno, nei quali stiamo portando avanti il progetto “La foresta che cresce.  Durante gli appuntamenti promossi dal giornale L’Ancora, parliamo di comunicazione ed informazione e, per farlo, coinvolgiamo i ragazzi in attività pratiche e laboratoriali. In una di queste abbiamo invitato un ragazzo ad interagire con una ragazza. Alla giovane che è stata scelta, abbiamo chiesto se si aspettasse di essere nominata e quale effetto le avesse fatto. La studentessa ha risposto: “Non me lo aspettavo proprio, ma mi ha reso felice, perché mi ha guardata”. Invitata ad argomentare meglio la risposta, la giovane ha detto: “Ci siamo visti lungo il corridoio molte volte, ma oggi mi ha guardata. Mi ha guardata per davvero“.

Ecco dunque cosa vogliono i giovani: essere guardati per davvero, essere visti per quello che sono, al di là delle maschere e dei giudizi superficiali che il mondo sentenzia.

Questi ragazzi ci stanno dicendo che non vogliono restare prigionieri di uno schermo o di una vetrina, perché hanno capito che la superficialità porta a relazioni povere.

Ci stanno dicendo che quest’epoca caratterizzata dalla velocità, dall’estetica immediata e dal consumo rapido di contenuti e relazioni, a loro sta molto stretta.

Ci stanno dicendo che cercano profondità, quella profondità che trasforma la vita in un’esperienza da vivere e non semplicemente da consumare.

Noi adulti sappiamo cogliere questo loro desiderio?

Sappiamo creare contesti accoglienti per incontrare il loro sguardo?

Diamo loro opportunità concrete per guardarsi – per davvero – tra loro?

Entra a far parte della Community de L'Ancora (clicca qui) attraverso la quale potrai ricevere le notizie più importanti ed essere aggiornati, in tempo reale, sui prossimi appuntamenti che ti aspettano in Diocesi.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *