DIOCESI – “Oggi vivremo un rito antico: è il rito dell’elezione e dell’iscrizione di coloro che si preparano a ricevere, nella notte di Pasqua, i Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia. Con noi ci sono Kenny, di Monteprandone, e Devid, di Castel di Lama, che chiedono di essere ammessi ai Sacramenti dell’iniziazione e che stasera, in particolare,  sentono di appartenere alla comunità ecclesiale. In cattedrale il Sabato sera non c’è la folla, ma c’è la Chiesa. E proprio in questa Chiesa risiede il senso profondo di quello che andremo a vivere: è infatti la Chiesa – cioè il vescovo, i presbiteri, i diaconi, i catechisti, i padrini e le madrine, i fedeli tutti – che si fa garante di questi due catecumeni e si impegna a sostenerli nell’incontro con Cristo“.

Con queste parole il vescovo Gianpiero Palmieri ha aperto la Celebrazione Eucaristica da lui presieduta Sabato 21 Febbraio 2026, alle ore 18:00, nella cattedrale di Santa Maria Madre di Dio e Sant’Emidio, ad Ascoli Piceno, dove si è tenuto il rito di elezione di due catecumeni e l’iscrizione dei loro nomi nel Libro degli Eletti:

N ‘Guessan Kenny Berth Kassi, giovane mamma di 5 figli, originaria della Costa d’Avorio, che appartiene alla comunità Regina Pacis a Centobuchi di Monteprandone;

Devid Banaouas, giovane studente di 16 anni, figlio di genitori provenienti dall’Ucraina ma nato ad Ascoli Piceno, che appartiene alla parrocchia Santa Maria a Castel di Lama.

La Santa Messa è stata concelebrata dal parroco del duomo don Luigi Nardi, mentre a servire l’altare è stato il diacono Giuseppe Golia.

La bellezza di scoprire di essere figli e figlie di Dio

Durante l’omelia, il vescovo Gianpiero, commentando le letture del giorno, ha detto:

“Quello che Gesù vive e sperimenta nel deserto è quello che viviamo anche noi nella vita di tutti i giorni. Gesù va nel deserto per 40 giorni e questo non è un numero a caso, ma un simbolo: richiama l’esperienza che il popolo di Israele fa nel deserto per 40 anni. Durante questo periodo dell’esodo, il popolo sperimenta che Dio è Padre e che ciascun israelita, così come tutto il popolo nel suo complesso, è figlio di Dio.

Nell’esperienza dell’esodo nel deserto, quando il popolo di Israele ha avuto fame, Dio ha provveduto con la manna e, quando ha avuto sete, con l’acqua. Quando il popolo ha sentito la fatica, Dio lo ha aiutato – come dirà Mosè – portandolo come su ali di aquila. E quando infine il popolo è uscito dal deserto, Israele è tornato nella Terra Promessa che Dio gli ha donato: all’inizio Israele ha avuto paura, è ritornato nel deserto migliaia e migliaia di volte, finché alla fine ha avuto il coraggio di rientrare. Questa è l’esperienza del popolo di Israele, un’esperienza che rimarrà per sempre nel cuore di Israele fino ad oggi: Tu, Dio, sei un padre, e noi siamo i tuoi figli”.

La tentazione di non fidarsi di Dio Padre

Ha poi proseguito mons. Palmieri:

Anche Gesù è nel deserto e sa di questo insegnamento. Anche Gesù è in contatto con il Padre, ma non avrà completamente la stessa esperienza del popolo d’Israele. Durante i 40 giorni nel deserto ha fame, ma il Padre non gli manda la manna dal Cielo e Gesù continua ad avere fame. Quando sperimenta la fatica nel deserto, non sente che il Padre lo stia sollevando come su ali d’aquila. E la terra, la terra promessa a Gesù, che è il Regno di Dio su questa terra, non sembra arrivare. Per questo il Tentatore va da Gesù e gli chiede: ‘Ma tu, sei il figlio di Dio?’

Noi sappiamo che le tentazioni possono essere tante, ma nel cuore è sempre e soltanto una: ‘Ma tu, sei il figlio di Dio?’. Questa è una tentazione che vivono non soltanto quelli che si avvicinano alla fede, come Davide, ma che vivono tutti i cristiani, i quali, in ogni momento della loro vita, in fondo si chiedono: ‘Ma è proprio vero che sono il figlio di Dio? Ma è proprio vero che Tu, Signore, sei mio Padre?’.

Gesù ha sperimentato questo. E tutte le volte ha scacciato i tentatori, prendendo un brano del Libro dell’Esodo e dicendo ad alta voce: Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio’. Questo significa: ‘Adorerò solo Dio, mio Padre, e a te, oh Tentatore, non mi prostrerò!’. E quello che Gesù fa nel deserto, lo farà durante tutta la vita.

Durante la sua vita, infatti, Gesù sarà tentato di usare il potere dei miracoli per sé, ma non lo farà mai. Mai. Ci sarà un momento, in particolare, in cui Gesù sarà sollevato in alto, e sarà il momento più faticoso della sua vita: il momento della croce. La croce era collocata in modo tale da essere altissima, più alta di tutti, in modo tale che tutti i cittadini di Gerusalemme potessero vedere i condannati a morte. E come il tentatore nel deserto, la gente intorno – persino quelli che sono crucifissi col Lui a destra e a sinistra -, gli diranno: ‘Scendi giù! Buttati giù!’.  Ma Gesù non lo farà, rimarrà sulla croce, fino alla fine. Il Regno di Dio, che è quello che il Padre promette  a Gesù, avverrà, ma non nel deserto. Avverrà attraverso il lungo e faticoso lavoro della predicazione, della morte e resurrezione e del dono dello Spirito Santo che il Padre donerà a Gesù. Lo farà lungo il corso della storia, con la collaborazione degli uomini: un po’ alla volta, il mondo diventerà il Regno di Dio”.

Quanto è bello vivere di fede!

Il vescovo Gianpiero ha quindi definito la fede:

“Gesù dunque affronta le tentazioni nel deserto, ma molto più le affronterà nella sua vita. Il nemico tornerà continuamente sotto forme diverse, ma Gesù lo vincerà tutte le volte con una grande fiducia nel Padre.

Ecco allora cos’è la fede! La fede è avere fiducia che io sono figlio di Dio e che Dio è mio Padre. Che posso vivere tutte le vicende della vita con questa profonda fiducia nel cuore e sperimentare – attraverso le situazioni della vita – che questa fiducia non diminuisce, ma cresce.

Insieme a Gesù, sento che il Padre mi dona il buon pane della Sua Parola e, attraverso le situazioni più difficili della vita, che non rifiuto e per le quali anche io salgo sulla croce, Lui mi porta su ali d’aquila. E so che, anche quando sembra che non ci sia terra promessa, Dio fa di noi il regno di Dio. Quando viviamo in questa dimensione profonda di fiducia nel Padre, noi attingiamo a piene mani dall’albero della vita”.

Rivolgendosi quindi direttamente ai due catecumeni, mons. Palmieri ha concluso: “Carissimi Devid e Kenny, oggi questa piccola comunità che si è riunita intorno a voi, vi vuole testimoniare quanto è bello vivere di fede, vi vuole testimoniare che si può vivere fidandosi di Dio e che, con questo cuore, possiamo affrontare tutte le situazioni più difficili della vita, nutrendoci di ciò che sazia il cuore, non la pancia, e continuando a lavorare con Dio. E così sia per voi e per questa comunità cristiana!”

Rito di elezione e iscrizione nel Libro degli Eletti

Dopo l’omelia, il vescovo Gianpiero ha chiamato la madrina e il padrino dei due catecumeni: la catechista Rinalda per Kenny e don Paolo per Devid. A loro ha chiesto informazioni sulla preparazione dei catecumeni e, dopo aver ascoltato la loro testimonianza sul cammino compiuto e l’idoneità dei candidati, ha ammesso Kenny e Devid ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana: il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia.

Questo rito è molto importante per la comunità cristiana e per chi ne è protagonista. Si chiama infatti rito di elezione, in quanto i catecumeni vengono eletti, cioè scelti da Dio e dalla Chiesa, e segna da un lato la fine del tempo della loro istruzione (il catecumenato), dall’altro il momento in cui la Chiesa accoglie formalmente il loro desiderio di ricevere i Sacramenti, facendosi garante del loro cammino spirituale ed accompagnandoli con la preghiera.

Mons. Palmieri ha poi invitato Kenny e Devid a salire sull’altare per firmare il Registro dei catecumeni, un atto che simboleggia la loro adesione definitiva alla comunità e la promessa di conversione.

Al termine del rito, come è consuetudine, i due candidati sono fatti uscire: potranno rientrare solo nella notte di Pasqua, quando saranno loro amministrati i tre Sacramenti dell’iniziazione cristiana.

A Kenny e Devid vanno gli auguri di tutta la comunità interdiocesana, felice di accoglierli tra i suoi membri e pronta a testimoniare quanto sia bello vivere di fede. 

 

 

 

 

 

 

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