Di Pietro Pompei

DIOCESI In questa Quaresima 2026, in cui cerco di prendere la “mia croce” e mettermi alla sequela di Gesù, se mi è permesso, prendo tempo per cercare alcune originali riflessioni del passato, spulciando la mia biblioteca; è un modo di mettermi in “Esercizi Spirituali” a cui invito qualche paziente lettore.

Siamo nel 1907 parto dal Messaggio di Papa Ratzinger che prende lo spunto da un versetto del Vangelo di Giovanni, che a sua volta si rifà ad una profezia messianica di Zaccaria: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37). Il discepolo prediletto, presente insieme con Maria, la Madre di Gesù, ed altre donne sul Calvario, fu testimone oculare del colpo di lancia che trapassò il costato di Cristo, facendone uscire sangue ed acqua (cfr Gv 19,31-34).

Quel gesto compiuto da un anonimo soldato romano, destinato a perdersi nell’oblio, rimase impresso negli occhi e nel cuore dell’apostolo, che lo ripropose nel suo Vangelo. Aggiunge Benedetto  XVI “Lungo i secoli quante conversioni sono avvenute proprio grazie all’eloquente messaggio di amore che riceve colui che volge lo sguardo a Gesù crocifisso!”.

Entriamo, dunque, nel tempo quaresimale con lo “sguardo” fisso al costato di Gesù.

Il Papa ci invita a leggere la Lettera enciclica Deus caritas est (cfr n. 12) dove  ha voluto sottolineare che, solo volgendo lo sguardo a Gesù morto in croce per noi, può essere conosciuta e contemplata questa verità fondamentale: “Dio è amore” (1 Gv 4,8.16).

“A partire da questo sguardo – ho scritto – il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare” (Deus caritas est, 12). Contemplando con gli occhi della fede il Crocifisso, possiamo comprendere in profondità che cos’è il peccato, quanto tragica sia la sua gravità e, al tempo stesso, quanto incommensurabile sia la potenza del perdono e della misericordia del Signore”.

A questo punto mi sento coinvolto. Guardo il Crocifisso e faccio discernimento su questo mistero di profonda umanità e di alta spiritualità. Mi sento guardato. Uno sguardo pieno di misericordia e di amore. Ripercorro la mia lunga vita e mi soffermo ai tanti crocicchi con tanti punti interrogativi. Guardo avanti, e mi chiedo: Perché? Perché Lui ridotto in quello stato con la carne fatta a brandelli, con il volto rigato dal sangue gocciolando dalle spine, perché tanta sofferenza? L’offesa fu tanto grande che solo Lui poteva cancellare.

Ratzinger aggiunge: “Possa l’umanità comprendere che soltanto da questa fonte è possibile attingere l’energia spirituale indispensabile per costruire quella pace e quella felicità che ogni essere umano va cercando senza sosta”.

Mi propongo una meditazione. «La guarigione dell’anima», come aiuto per vivere questi giorni di preparazione alla Pasqua, il momento privilegiato per rivolgere il nostro sguardo a Cristo.

Come già per il popolo ebraico, anche per noi in Quaresima deve compiersi un esodo. Il lungo viaggio compiuto dagli ebrei nel deserto è un cammino di guarigione del loro rapporto con Dio, una purificazione dalle loro false immagini del compimento della promessa divina. Il nostro esodo è verso Qualcuno presente che, come scrive don Giussani, «è come l’uscita verso il significato […], ma un significato che già ci è stato dato, perciò la vita come esodo è l’affermarsi in noi di qualcosa che è già presente».

Posso allora descrivere il cammino della Quaresima come un itinerario di guarigione del nostro amore verso il significato della nostra esistenza.

Per comprendere fino nelle sue implicazioni più profonde l’accento di Cristo quale guaritore per mezzo del significato e del valore che egli incarna, è indispensabile considerare Dio nel contesto del significato. Dio è il significato stesso, il significato che regge e fa da ultimo fondamento ad ogni significato limitato. Dio, nella ricchezza trascendente del proprio significato, è una luminosità troppo ricca perché possa mai essere contenuta dalla nostra limitata capacità di comprendere. Per quanto Dio sia la spiegazione di tutto non è nessuna intelligenza finita che possa mai riuscire a scandagliare la profondità del mistero che egli rappresenta Dio è intelligenza infinita e amore infinito tali che tutte le creature che procedono da lui portano il segno di questa intelligenza e di questo amore

Chiedo alla Vergine Maria, che fu trafitta nell’anima presso la croce del Figlio, di ottenerci il dono di una fede salda. Guidandoci nel cammino quaresimale, ci aiuti a lasciare tutto ciò che ci distoglie dall’ascolto di Cristo e della sua parola di salvezza.

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