Il luogo della morte della giovane famiglia, foto Cronache Picene

Di Simone Incicco

C’è una cosa che dovremmo fare, in questo momento, dopo la tragedia che ha colpito il nostro territorio: pregare, riflettere e poi agire.
La morte di Maria Alejandra Nigrotti, 32 anni, di Evandro Maravalli, 29 anni, e della piccola creatura che stavano aspettando, ritrovati senza vita ieri mattina, sabato 21 febbraio 2026, lungo la sponda del fiume Tronto, ad Ascoli Piceno, nella zona sottostante via San Serafino, nei pressi del cimitero cittadino, ha scosso profondamente la comunità.

Proprio ieri, durante un’omelia, ho ascoltato una storia che mi ha colpito.
Dopo una violenta tempesta, migliaia di stelle marine vennero riversate sulla riva. Quando il mare tornò calmo, la spiaggia appariva come una distesa rosa e silenziosa, punteggiata di piccole creature agonizzanti.
Tra la folla accorsa per osservare quel fenomeno, nessuno interveniva. Un bambino, invece, lasciò la mano del nonno, si tolse scarpe e calze e iniziò a raccogliere le stelle marine, riportandole in acqua, una dopo l’altra.
Un uomo lo fermò:
«Sono migliaia. Non puoi salvarle tutte. Non cambierà nulla
Il bambino raccolse un’altra stella, la lasciò scivolare nel mare e rispose:
«Per questa, è cambiato tutto
Quel gesto, semplice ma ostinato, divenne contagioso. Prima una persona, poi due, poi decine. In breve tempo, la spiaggia si riempì di mani tese e molte stelle marine furono salvate.

Quella storia ci ricorda che non sempre possiamo cambiare il mondo intero. Ma possiamo iniziare. Possiamo fare la differenza per qualcuno.

Ogni giorno, intorno a noi, ci sono persone che hanno bisogno di aiuto. Non potremo salvarle tutte, ma possiamo provare ad aiutare chi ci passa accanto.

Come qualcuno aveva tentato di fare anche per Maria Alejandra Nigrotti ed Evandro Maravalli. Tra le tante persone che li avevano incontrati, c’era chi aveva teso una mano, cercando di accompagnarli nelle difficoltà. Non è stato sufficiente. Sicuramente si poteva fare di più.

Leggi l’articolo: Ascoli, il direttore della Caritas Giorgio Rocchi sulla morte di Evandro, Maria Alejandra e della loro piccola creatura: “No alla tentazione delle parole facili”

Eppure, la condizione di marginalità che hanno vissuto fino a ieri è, paradossalmente, ciò che molti sembrano preferire: “non nel mio quartiere”, lontano dagli sguardi, distante dalla città.
È uno schema che si ripete in molte realtà. Quando si prova a strutturare un’ospitalità emergenziale, si alzano barricate. Poi, davanti alle tragedie, ci si dispera.
Personalmente, trovo difficile leggere, in questi casi, la domanda: «Dov’era la Chiesa?»
La Chiesa non è una ONG. Accompagna le persone per fede, non per obbligo.

E spesso chi solleva quella domanda è lo stesso che non vorrebbe strutture di accoglienza vicino a casa propria.
Una frase che rischia di diventare un modo per lavarsi la coscienza: qualcun altro deve occuparsene – la Chiesa, il Comune, i servizi sociali.
Povertà e integrazione sono temi complessi. Riguardano vite, speranze, sogni infranti e, talvolta, rinascite. Lo dimostra la storia raccontata nei giorni scorsi: quella di una giovane donna, Cathy, che grazie anche al sostegno della Caritas di San Benedetto del Tronto, è riuscita a laurearsi pur partendo da condizioni di grande difficoltà.
Leggi l’intervista: (link intervista https://www.ancoraonline.it/2026/02/18/caritas-giovane-cathy-mande-fotsing/)

Se un giorno anche le Caritas dovessero chiudere, come qualcuno auspica, forse ci si renderà conto che rappresentavano una parte della soluzione, un presidio silenzioso accanto a tante fragilità e non il problema.

Invece di strapparci le vesti solo dopo le tragedie, proviamo ad agire. Ciascuno nel proprio quotidiano. Partendo dalla “stella marina” che incontriamo sotto casa.

Riusciremo sempre? No. A volte sì, a volte no. Ma avremo la certezza di aver provato a fare la differenza.

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2 commenti

  • Bruna Pa.dolfi
    22/02/2026 alle 14:22

    sento molto quanto scritto in questo fantastico articolo. Anche Stelian è morto a natale per il freddo. a Roma Un ragazzo molto sfortunato, tossicodipendente., viveva per strada Era dolce. mai aggressivo... È morto di freddo...era stato fatto tutto ? Si poteva fare di piu'! Non ha voluto le coperte non può essere una giustificazione. Era conosciuto da anni...quanto poteva costare un intervento di tecnici vari per aiutarlo? una piccola parte DEI SOLDI DATI ALLE ONG. spesa mirata con più responsabilità ...poteva evitare la dolorosa tragedia ...ora resta solo dolore. rimpianto e ...parole

  • Emanuela Orazi
    22/02/2026 alle 14:43

    chiudere le sede delle caritas? anche tutte le api possono morire a quel punto e oramai si sa per certo che senza le api la vita sulla terra durerebbe 5 giorni a dir tanto

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