DIOCESI – “Sebbene nella semplicità dell’ordinario, oggi nella nostra Liturgia noi celebriamo qualcosa di straordinario: la presenza del Signore in mezzo a noi, che guida la nostra preghiera, fa alzare le nostre mani verso Dio, fa ardere il nostro cuore con la potenza del Suo Spirito”.
Con queste parole, il vescovo Gianpiero Palmieri ha aperto la Celebrazione Eucaristica da lui presieduta ieri, Venerdì 13 Febbraio 2026, alle ore 18:00, a San Benedetto del Tronto, in occasione del 53° anniversario della dedicazione della cattedrale a Santa Maria della Marina. Una celebrazione molto sentita, intima nei numeri, nelle parole e nei gesti. Una festa fatta soprattutto di sincera gratitudine, profonda preghiera e memoria viva.
La Santa Messa, animata dal canto del M° Massimo Malavolta, è stata concelebrata da altri quattro presbiteri: don Patrizio Spina, vicario generale della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e parroco della Marina; don Luciano Paci e don Romualdo Scarponi, parroci emeriti della comunità; don Luigino Scarponi, responsabile del Clero delle Diocesi del Piceno. Hanno servito l’altare i diaconi Walter Gandolfi ed Emanuele Imbrescia.
La cattedrale: segno dell’unitarietà del popolo di Dio
Durante l’omelia, il vescovo Gianpiero ha spiegato come l’anniversario della dedicazione della cattedrale chiami i fedeli non solo a fare memoria della storia e dell’architettura dell’edificio sacro, ma anche e soprattutto a celebrare il mistero della Chiesa viva, in cui Gesù si fa presente e rende tutti uniti a Lui come in un solo corpo:
“Anche se siamo un piccolo gregge – quello di una Messa ordinaria -, noi oggi ci sentiamo in comunione con tutti: con i nostri fratelli e le nostre sorelle qui presenti, con tutta la Chiesa diocesana e anche con la Chiesa sorella, quella di Ascoli Piceno. Per questo sentiamo anche il bisogno di pregare per tutta la Chiesa.
La cattedrale è un segno che sottolinea l’unitarietà del popolo di Dio, il nostro essere Chiesa, un solo corpo nel Signore Gesù, il tempio dello Spirito Santo“.
La cattedrale: simbolo del cammino della Chiesa e di ogni cristiano
Mons. Palmieri ha quindi spiegato in che modo l’architettura della cattedrale sia altamente simbolica:
“La cattedrale è fatta in modo tale da ricordarci il nostro cammino cristiano.
Se ci pensiamo bene, comprendiamo che il nostro cammino cristiano comincia con il Battesimo, con il quale diventiamo un solo corpo con il Signore Risorto e con tutta la Chiesa. Per ricordarci questo, il fonte battesimale è collocato all’ingresso. È sempre così dappertutto. Anzi, addirittura, in alcune cattedrali, è fuori dalla chiesa. Questo per sottolineare che, con il Battesimo, il Signore Risorto ci prende con sé, uno per uno, e non siamo più singoli, ma diventiamo il corpo di Cristo nel mondo.
Poi, proseguendo all’interno della cattedrale, troviamo la navata centrale, il lungo corridoio che si trova al centro dell’edificio e che rappresenta il cammino della nostra vita, quello che percorriamo quotidianamente per celebrare ogni Domenica l’incontro con il Signore Risorto, la Sua presenza.
Ecco allora l’altare, dove celebriamo l’Eucaristia, il Suo mistero pasquale, il Suo corpo donato, il Suo sangue versato. Qui riceviamo, per le mani, dal Signore, quello che noi fin dal Battesimo siamo diventati, cioè il corpo di Cristo, per potercene ricordare, per poter attualizzare questa nostra identità, per poter sentire Domenica dopo Domenica che noi sempre il corpo di Cristo che Egli invia nel mondo.
Infine c’è l’abside, dove ci sono Maria, i nostri Santi, Beati e Venerabili. È la Gerusalemme celeste che ci attende. Noi, nel tempo che ci è dato, viviamo la nostra vita, cominciando dal Battesimo, proseguendo nel cammino della nostra esistenza, passo dopo passo, per crescere sempre più intorno all’altare nella nostra identità di corpo di Cristo nel mondo e per poi un giorno, finalmente, partecipare alla Gerusalemme del Cielo.
Ogni cattedrale dice il cammino di ciascuno di noi e della Chiesa intera”.
La cattedrale: dimora delle pietre vive, perché unite alla pietra vera che è Gesù
Ha poi proseguito il vescovo Gianpiero:
“Un giorno, alle sorgenti del Giordano, Gesù chiede ai discepoli: ‘Ma voi chi dite che io sia?‘. E Pietro risponde: ‘Tu sei il Cristo, il figlio di Dio’. Pietro fa una professione di fede che non dipende né dalla carne né dal sangue, ma dallo Spirito Santo. Di fronte a questa fede di Pietro, Gesù sente che è questa è la pietra della Chiesa: è la fede in Lui, la fede in Gesù, la pietra d’angolo della Chiesa, la pietra su cui tutto l’edificio spirituale è costruito. Ed è Pietro stesso che ci fa l’esegesi più bella di quello che Gesù gli ha detto. Lo fa in una sua lettera, la 1° Lettera di Pietro, dove dice che la pietra della Chiesa è Gesù. Noi siamo pietre vive, perché unite alla pietra vera che è Gesù.
Ha infine concluso: “Anche San Paolo ci avverte che, se mettiamo da parte la fede, se contano di più le cose umane, come il successo o il potere, se Gesù non è più il fondamento della Chiesa, allora noi distruggiamo il tempio di Gesù. Chiediamo allora al Signore oggi, per tutti noi, per la Chiesa diocesana e per la Chiesa sorella di Ascoli, di non tradire mai il fondamento che Lui ha posto e di lasciarci cambiare il cuore dalla Parola di Dio in ogni stagione delle nostra vita”.
Un po’ di storia …
Gli storici locali sono concordi nel far risalire la costruzione della chiesa della Marina al 1615, data incisa sulla lapide che quell’anno fu collocata sopra la porta dell’edificio e che attualmente è conservata presso il Museo Sistino di San Benedetto del Tronto. All’epoca esisteva la Diocesi di Truentum in Albula, alla quale apparteneva la Pieve di San Benedetto Martire, quindi le Messe continuarono ad essere celebrate nell’edificio sacro del Paese Alto. Poiché era ubicata sulla spiaggia, però, spesso veniva utilizzata dai pescatori, i quali al mattino vi si recavano per pregare.
Nel 1698 il Comune fece costruire una casa per l’eremita che si prendeva cura della piccola chiesa. Dopo oltre vent’anni, nel 1721, fu nominato un cappellano stabile per la chiesa che all’epoca contava cinque altari, compreso quello centrale, che purtroppo sarebbero andati distrutti un secolo dopo, durante le campagne napoleoniche del 1814. Solo l’altare maggiore, con l’immagine della Madonna del Soccorso, si sarebbe salvata miracolosamente dall’incendio.
Sotto l’occupazione napoleonica, la chiesa venne utilizzata prima come caserma e poi come deposito. Fu per tale ragione, insieme al rischio delle alluvioni, che all’inizio del 1820 si chiese al Comune di ristrutturare l’edificio sacro, tanto più che nel Novembre dello stesso anno fu istituita la nuova parrocchia Santa Maria della Marina, a cui fu assegnata l’omonima chiesa.
L’anno successivo, il 14 Aprile del 1821, fu nominato il primo parroco, don Gioacchino Pizzi, che due anni più tardi avrebbe fondato anche l’Ospedale cittadino intitolato a Santa Maria della Marina.
Nonostante le richieste effettuate, tuttavia, non si riuscì a ristrutturare la vecchia chiesa. Solo dopo circa quindici anni, nel 1937, in considerazione anche del consistente aumento demografico nel nuovo incasato, fu approvato il progetto per l’erezione di una nuova chiesa mentre era parroco don Gaetano Fedeli, fresco di nomina dopo la morte di don Gioacchino Pizzi. La prima pietra del nuovo edificio, però, fu posata solo 10 anni dopo, il 16 Maggio 1847 dal vescovo mons. Giovanni Carlo Gentili.
Negli anni successivi la chiesa fu affidata ai padri filippini Desiderio e Vincenzo Michettoni. Purtroppo, a causa delle vicende storiche legate all’Unità d’Italia e alla carenza di fondi, i lavori si interruppero, lasciando la struttura incompleta per oltre quarant’anni. Fu solo grazie alla figura carismatica di mons. Francesco Sciocchetti, che la situazione si sbloccò. Nel 1891 il presbitero lanciò una raccolta nazionale di elemosine per finanziare la ripresa dei lavori. Tra il 1898 e il 1899 la vecchia chiesa fu abbattuta e si ripartì con la costruzione di un nuovo edificio sacro. Così, finalmente, il 4 Aprile del 1908, fu aperta al culto la nuova chiesa di Santa Maria della Marina.
Per molti anni, tuttavia, la chiesa non venne mai consacrata, nonostante venisse usata regolarmente per la celebrazione della Messa. La consacrazione ufficiale avvenne solo l’11 Febbraio 1973, ad opera del vescovo mons. Vincenzo Radicioni, quando fu elevata a titolo di concattedrale mentre la città apparteneva ancora alla Diocesi di Ripatransone. La dedicazione fu fatta eccezionalmente due giorni dopo, il 13 Febbraio 1973, per evitare la coincidenza con la memoria liturgica della Vergine di Lourdes.
Dopo oltre un decennio, esattamente il 30 Settembre 1986, quarant’anni or sono, fu stabilita la piena unione tra la Chiesa montaltese e quella ripana-sambenedettese, con la nuova denominazione di Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto. Sotto la guida del nuovo vescovo mons. Giuseppe Chiaretti, con il decreto “Instantibus votis“, la Congregazione dei Vescovi stabilì che la chiesa di Santa Maria della Marina, che affondava le sue radici in un’umile chiesa d’inizio Seicento, costruita fuori paese, sulla spiaggia e senza storia, divenisse una cattedrale.
Il 5 Luglio del 2001 papa Giovanni Paolo II fece un ultimo dono al nostro caro luogo di culto: con un breve apostolico, concesse alla cattedrale Santa Maria della Marina di essere onorata del titolo e della dignità di basilica minore, con tutti i diritti e i privilegi liturgici spettanti.
Per ulteriori e più approfondite informazioni, è possibile consultare il libro “Dalla chiesa sulla spiaggia alla cattedrale – Santa Maria della Marina in San Benedetto del Tronto nei documenti archivistici“, di mons. Vincenzo Catani, storico ed archivista della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, nonché autore di numerose opere che raccontano la storia della Chiesa locale. Il volume in questione, in particolare, è il 30° della raccolta “Quaderni per la ricerca” dell’Archivio Storico Diocesano di San Benedetto del Tronto.


































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