Nasce “Italia Accessibile”, rete nazionale di impresa sociale che punta a rendere più inclusive città, servizi, lavoro e digitale. In Italia oltre 13 milioni di persone con disabilità – di cui circa 3 milioni in forma grave – si confrontano ogni giorno con barriere materiali e immateriali che limitano autonomia e partecipazione. Il progetto riunisce imprese, realtà del Terzo settore, scuole e cittadini con l’obiettivo di trasformare l’accessibilità da eccezione a normalità. Sono dieci le realtà che hanno contribuito alla nascita del progetto, con competenze che spaziano dall’innovazione alla formazione, dalla riabilitazione all’assistenza, fino alla progettazione e produzione di ausili per la guida e il trasporto adattati per persone con disabilità: Airri Clodio, Anglat – Associazione nazionale guida legislazioni autonomie trasporti per le persone con disabilità, Anmic Riabilitazione, Bil Benefit, Cooperativa sociale Nuova Dimensione, Guidosimplex, Mondo Riabilitazione, Intrecci – Accademia di alta formazione di sala, RiaH Salute, Umass Adaptive Mobility. Tutte insieme mettono in comune competenze, esperienze e strumenti operativi per rendere accessibili e inclusivi luoghi, servizi, tecnologie e opportunità, con l’obiettivo di creare soluzioni concrete e replicabili, attivare protocolli e partnership e sperimentare modelli di successo. Presidente di Italia Accessibile è Luca Briziarelli, ideatore dell’iniziativa; segretario del Comitato di Gestione Luca Pitoni. La rete opera attraverso sei aree strategiche: informazione e partecipazione; digitale e innovazione; vita quotidiana e salute; formazione e lavoro; mobilità e trasporti; abitare in libertà. Previsto anche un marchio di qualità che attesterà il grado di accessibilità delle realtà aderenti. Presentata a Roma, l’iniziativa si ispira all’articolo 3 della Costituzione e alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. “Vogliamo costruire soluzioni concrete, misurabili e replicabili”, ha dichiarato Briziarelli, “per garantire a ogni persona piena autonomia e dignità”. Partita dall’Umbria, la rete punta ad ampliarsi entro il 2026 su tutto il territorio nazionale.

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