DIOCESI – “Chiediamo perdono per ogni indifferenza e chiusura del cuore“: con queste parole il vescovo Gianpiero Palmieri ha aperto la Messa celebrata ieri, Mercoledì 11 Febbraio 2026, alle ore 17:00, presso la cattedrale Santa Maria della Marina in San Benedetto del Tronto, in occasione della 34ª Giornata Mondiale del Malato.
In una chiesa gremita, il suo è stato un richiamo potente, rivolto ad un mondo spesso distratto, a guardare con attenzione l’altro e a prendersene cura, ricordando che portare il dolore dell’altro è la forma più alta di umanità e di amore, capace di trasformare la sofferenza in un momento di autentica comunione.
I malati del Piceno insieme per pregare il Rosario e celebrare l’Eucaristia
Nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes, i fedeli delle Diocesi del Piceno, in particolare i malati, i loro familiari, gli operatori sanitari e i volontari che si occupano di loro, si sono ritrovati insieme alle ore 16:00 per pregare il Santo Rosario.
A seguire, hanno celebrato l’Eucaristia. La Messa, presieduta dal vescovo Palmieri, è stata concelebrata da numerosi presbiteri delle due Chiese Picene, in particolare don Francesco Mangani, direttore dell’Ufficio di Pastorale della Salute della Diocesi di Ascoli Piceno e cappellano dell’Ospedale “Mazzoni”, don Roberto Antonio Melone, direttore dell’Ufficio di Pastorale della Salute della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, padre Silvano Nicoli, cappellano dell’Ospedale “Madonna del Soccorso”, don Vincenzo Catani, assistente ecclesiastico dell’UNITALSI sottosezione di San Benedetto, oltre che don Patrizio Spina, vicario generale della Diocesi Truentina, e don Luigino Scarponi, responsabile del Clero delle Diocesi Picene.
La celebrazione, animata da entrambe le équipes degli Uffici di Pastorale della Salute, è stata impreziosita dal canto del M° Massimo Malavolta, accompagnato all’organo dalla Mª Lorena Acciarri.
Presenti gli associati delle due sottosezioni Unitalsi del Piceno, coordinate da Paolo Caioni e Rosita Di Salvatore. Presenti inoltre numerosi gruppi e movimenti che si occupano di assistere i malati nella loro difficoltosa quotidianità.
Cosa rende unica l’esperienza che si vive a Lourdes?
“Cosa rende unica, straordinaria, ineguagliabile l’esperienza che si vive a Lourdes?” – ha chiesto ai fedeli mons. Palmieri durante l’omelia -. Ognuno darà nel suo cuore una risposta diversa, ma tutti siamo concordi nel dire che a Lourdes c’è un’aria particolare, che fa vivere un’esperienza di fede e di grande ricchezza spirituale. Questa unicità ha sicuramente a che fare con la malattia e con la presenza di Maria, come se fossero due ingredienti che, messi insieme, rendono straordinario quello che avviene a Lourdes“.
Commentando poi le letture della Liturgia, il vescovo Gianpiero ha individuato tre sentimenti che caratterizzano l’esperienza di Lourdes: la consolazione, la fecondità e la gioia.
Nutriti dalla maternità di Maria e dallo Spirito Santo Consolatore
Commentando la Prima Lettura, mons. Palmieri ha sottolineato come il profeta Isaia, dopo aver parlato del dolore acuto ed insopportabile di “un servo sofferente che dà la vita in riscatto di un popolo – è il dolore di Jahvè -, parla di una gioia che sfavilla, che esprime luce e che si concretizza in un’immagine bellissima: Gerusalemme è come una madre che tiene sulle ginocchia i suoi figli, li nutre al suo seno e li consola. ‘Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni’ (Is 66,11): è un’immagine molto bella! Il servo ha sofferto, ha dato tutto. Eppure niente è perduto! Al contrario, si sperimenta la consolazione di Dio”.
“Così avviene anche a Lourdes – ha proseguito il vescovo Gianpiero – si partecipa a qualche giornata ai momenti di preghiera e di contemplazione, si sta in silenzio nella grotta a contemplare Maria e si sperimenta che sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, si riversa la consolazione di Dio per le mani di Maria. Si comprende che tutti siamo afflitti da qualche sofferenza: ci sono le sofferenze del corpo o quelle della psiche, ma nessuno si sente diverso dagli altri, si sperimenta che tutti siamo accomunati dalla sofferenza e tutti veniamo presi sulle ginocchia e nutriti dalla maternità di Maria e dallo Spirito Santo Consolatore. È difficile andare a Lourdes e tornare non consolati. Tutti: malati, accompagnatori, talvolta anche curiosi di passaggio”.
Avvolti dalla fecondità della presenza di Dio
Il secondo punto su cui mons. Palmieri si è soffermato è la familiarità che si respira a Lourdes, la comunione tra fratelli e sorelle.
“Nel Vangelo – ha detto il vescovo Gianpiero – abbiamo ascoltato il racconto dell’incontro tra due donne, Elisabetta e Maria, che sono accomunate dall’infecondità. Maria, perché è troppo giovane e vergine, Elisabetta perché è troppo anziana e sterile. Nell’antichità l’infecondità è considerata una punizione di Dio, tanto che Elisabetta si sente piena di vergogna, perché non ha figli, come se avesse peccato, come se avesse sbagliato lei. Eppure queste due donne si incontrano, si guardano tutte e due e si rendono conto che Dio le ha rese estremamente feconde. Maria porta il Cristo nel suo grembo ed Elisabetta porta il precursore di Gesù, Giovanni, che danza nel suo ventre”.
“Anche a Lourdes avviene questa strana fecondità – ha spiegato mons. Palmieri -. Ci guardiamo negli occhi e vediamo una grande sofferenza, ma al contempo sentiamo che la Parola di Dio è entrata dentro di noi, sentiamo che Cristo è germogliato nel nostro cuore, sentiamo che siamo accomunati da questa fede, avvolti dalla presenza del Signore. Sarà forse che i segni presenti a Lourdes sono di grande impatto nel ricordarci Gesù! Il segno dell’acqua, che scaturisce dalla roccia come un fiume carsico: il Cristo, nella potenza del Suo Spirito, agisce nelle profondità, negli abissi, nelle caverne dei nostri cuori. O forse il segno della luce dei flambeaux, che spinge a guardare più in alto: il Cristo che spinge a guardare ancora più in alto, senza fermarsi. Tuto questo Maria lo realizza per noi. È lei che ci insegna che, nel segreto del nostro grembo, nel profondo del nostro intimo, c’è la presenza del Signore”.
Ricolmi di una gioia che diventa una speranza che non va più via
Il terzo ed ultimo sentimento di cui il vescovo Gianpiero ha parlato è la gioia da cui si viene invasi a Lourdes. “Chi va a Lourdes sperimenta subito il desiderio di tornare – ha detto -. E quando uno vuole tornato in un posto in cui è stato, è solo perché si è trovato bene. È il segreto di Lourdes è la gioia di ritrovarsi insieme . La gioia di avere una madre, la Madonna, di avere un padre, Dio, e di avere un figlio, il Signore, che ci accolgono a braccia aperte. Una grande gioia come quella di Maria ed Elisabetta”.
Ha concluso Palmieri: “Questa gioia, che riempie tutto, diventa una speranza che non va più via. Lourdes infatti ci parla di Maria e ci parla di Dio e così, in un modo o nell’altro, in un tempo o nell’altro, le nostre sofferenze rivelano tutta l’acqua che inizia a sgorgare nel nostro intimo, rivelano tutta la luce che il Signore ci ha messo dentro.
Chiediamo allora al Signore, per ciascuno di noi, questa consolazione, questa fecondità, questa gioia! E così sia per ciascuno di voi!”.
Il momento toccante della suggestiva processione “aux flambeaux”
Dopo i riti di Comunione, come da tradizione, si è tenuta la suggestiva processione “aux flambeaux” dall’altare fino alla riproduzione della grotta di Lourdes ubicata all’interno della cattedrale. Un momento toccante, in cui l’effigie della Madonna portata a spalla, le parole del canto mariano e la luce delle candele innalzate al Cielo, che hanno illuminato le navate buie della cattedrale, hanno commosso numerosi presenti.
Il vescovo Gianpiero ha infine impartito la benedizione su tutti i presenti, in particolare sui più fragili e malati. Prima di rientrare in sagrestia, si è fermato a lungo a salutare i fedeli: nel suo abbraccio a chi soffre, l’abbraccio di Dio e della Chiesa.































































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