SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Chiunque, entrando nella gremitissima chiesa dell’Adorazione dei Padri Sacramentini in via Crispi 22 a San Benedetto del Tronto Sabato 7 Febbraio alle ore 10:00, avrebbe capito subito che si stava celebrando il ricordo di una persona brava e buona a cui tanti hanno voluto bene.

Una di quelle persone che, quando muoiono, lasciano dietro di loro una scia profumata, un segno, una strada da seguire.

Così è stato, in semplicità e bellezza, il funerale di Peppino Mosca.

“Lo chiamo Peppino – ha detto durante l’omelia padre Silvano Nicoli, superiore della Comunità Religiosa dei Sacramentini presente in San Benedetto del Tronto –. La sua è stata una presenza che ha fatto servizio e comunione. Ha sempre tenuto molto alla famiglia. Nell’ambito parrocchiale era davvero impegnato, anche come ministro straordinario della Comunione. Andava spesso nelle case a portare Gesù agli ammalati, sempre col sorriso. Pregava molto, davvero tanto.

Prendeva la forza dalla preghiera, a volte incessante, e questo ci insegna molto. Il suo impegno era grande anche come radioamatore: ad esempio con i missionari in Africa comunicava spesso, voleva essere in relazione, sempre in contatto. Ricordo la sua profonda amicizia e collaborazione con mons. Giuseppe Chiaretti per far nascere la Caritas. Peppino era una persona che non faceva rumore, ma lavorava in profondità. Non ha mai perso la serenità fino all’ultimo, si è consegnato lucidissimo al Signore negli ultimi giorni, con mitezza e speranza.

Gesù dice che ci va a preparare un posto. Il posto è dove è la Vita Eterna. Peppino aveva scoperto una grande cosa: il dono di sé. Ma non ti doni agli altri, se prima non hai vissuto l’esperienza del dono di Dio. Quindi lui aveva conosciuto e amato tanto il Signore, per avere ottenuto questo dono”.

Una folla silenziosa e composta, una sensazione di muto affetto e rispetto: questo si respirava in chiesa al funerale di Giuseppe Mosca. Al termine della funzione sono giunti i ricordi del suo impegno nell’Azione Cattolica ed in Caritas, ma anche in seno all’UNITALSI e al Biancazzurro: “Un esempio di perfetta cordialità, serenità e amicizia: questo eri tu, Peppino. Grazie per esserci stato!”, hanno detto i suoi amici e familiari che ne hanno tratteggiato il profilo autentico, quello di una persona proba, mite, che sorrideva sempre, che, se serviva dare una mano, ne offriva possibilmente due. Il genero ha detto: “Sei stato anche uno dei primi docenti dell’IPSIA, poi all’Unitalsi, presidente del BIANCAZZURRO, hai fatto tante cose, sempre curando la tua famiglia, che tanto amavi. Eri buono, mite, affettuoso, un suocero bravo. Di te ricordiamo la tua fede granitica, profonda. Non sei mai stato autoreferenziale, ma testimone instancabile delle opere di Cristo. Grazie per il tuo esempio!”.

Buono come marito, come padre, come suocero. Bravo come persona nella Comunità. Ecco chi era Giuseppe Mosca: così, semplicemente ed eroicamente. Il vicario generale don Patrizio Spina, ha letto un messaggio del vescovo Gianpiero Palmieri, impossibilitato a partecipare alle esequie, il quale ha scritto: “La Chiesa diocesana ti ringrazia, Peppino. Un abbraccio ai tuoi familiari, il Signore ti ha preparato un posto accanto alle persone che hai amato”.

Ricordiamo che Peppino è stato presidente della sottosezione dell’UNITALSI diocesana, accompagnando i malati, i pellegrini e i volontari. È stato vicepresidente della Caritas diocesana e sempre molto attento alle fragilità e agli ultimi. Non amava apparire e si collocava sempre in secondo piano, con estrema discrezione. Insieme con il vescovo Giuseppe Chiaretti ha fondato il Centro Biancazzurro a Porto d’Ascoli, che oggi è un centro di ascolto e di aiuto agli ultimi.

L’Ottavario per Peppino si terrà sempre nel Santuario dell’Adorazione Sabato prossimo, 14 Febbraio, alle ore 18:30. Tutti sono invitati a partecipare.

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