MONTEPRANDONE – Grande gioia a Monteprandone per l’ingresso del nuovo parroco padre François Marie Kayij Ngoy, avvenuto ieri, Domenica 8 Febbraio 2026, alle ore 18:00, presso la chiesa millenaria San Nicolò di Bari, elevata al rango di collegiata oltre 500 anni fa.
Il religioso francesco, che proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, appartiene all’Ordine dei Frati Minori (O.F.M.) e svolge la sua missione nella Provincia Picena San Giacomo della Marca. Come previsto dalle norme fondamentali della vita consacrata, continuerà a vivere nella comunità di San Giacomo insieme ai suoi confratelli.
L’accoglienza
A dare il benvenuto al nuovo parroco, accompagnato dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, non è stato il primo cittadino Sergio Loggi, assente perché influenzato, bensì sono stati il vicesindaco del Comune di Monteprandone Christian Ficcadenti, l’assessora Daniela Morelli, il consigliere comunale Domenico Piunti e una numerosa rappresentanza della comunità monteprandonese, tra cui anche la Confraternita del Santissimo Sacramento. Presenti inoltre numerosi presbiteri, amici di padre François, alcuni dei quali venuti anche da molto lontano, come ha specificato il presbitero stesso.
I gesti liturgici
La Celebrazione si è aperta con la lettura della Bolla di Nomina da parte di mons. Romualdo Scarponi.
Padre Francois si è poi recato davanti all’altare, mentre la comunità ha invocato lo Spirito Santo su di lui.
A seguire il nuovo parroco ha poi compiuto due gesti liturgici molto significativi che esprimono il suo mistero in mezzo alla comunità ecclesiale e che il vescovo Gianpiero ha ben spiegato durante la sua omelia. Prima l’aspersione dell’altare e di tutti i fedeli con l’acqua benedetta del Fonte Battesimale, in quanto il suo compito sarà riattualizzare continuamente nei parrocchiani il dono grande che hanno ricevuto il giorno in cui sono stati battezzati. Poi la venerazione dell’altare con il bacio e l’incensazione dell’altare, della croce e dell’assemblea, in quanto la missione del nuovo parroco sarà quella di ricordare che l’unico fondamento della comunità cristiana è Gesù, che è sposo della Chiesa e che nella Liturgia è simboleggiato dall’altare.
Le parole del vescovo Gianpiero
Durante l’omelia, mons. Palmieri ha affermato:
“Carissima comunità cristiana di San Nicolò, voi vi sentite un piccolo gregge, ma il Signore vi ha riempito di grandi doni.
Il dono non è soltanto la bellezza di questa chiesa o la testimonianza di San Giacomo della Marca con il suo convento o la memoria di San Nicolò che accompagna il vostro cammino. Questi sono tutti doni preziosissimi che rappresentano una ricchezza dalla fecondità straordinaria.
Ma il tesoro più grande siete voi, questa comunità di credenti, erede della comunità credente dei secoli passati. Una comunità che vive di fede, che ascolta la pagina della Scrittura sentendo che è Dio che parla oggi per noi. Una comunità che vive nella consapevolezza del dono di essere figli di Dio, nato il girono del Battesimo. Una comunità che si nutre continuamente della presenza del Signore nell’Eucaristia. Una comunità credente: è questa fede il dono più prezioso e bello che il Signore vi ha dato.
Il vescovo Gianpiero ha poi spiegato dettagliatamente come nel rito d’ingresso quello che viene detto e fatto rende molto chiaro questo dono: “A padre François viene detto: ‘Abbi cura di questo piccolo popolo credente, della sua fede!‘. Per questo motivo è il parroco che proclama per la prima volta il Vangelo. E nella benedizione che ieri sera padre Francois mi ha chiesto, abbiamo invocato Dio affinché il vostro nuovo parroco possa sempre proclamare con gioia il Vangelo del Signore, non solo stasera ma sempre, e che poi questa Parola possa essere spiegata, illustrata, aperta a tutti, in modo da potercene nutrire continuamente.
Padre François poi ha ricevuto l’acqua benedetta, simbolo dell’acqua del fonte battesimale che è in fondo alla chiesa. Fare il rito dell’aspersione significa che il parroco è chiamato a ricordare a tutti quale grande dono abbiamo ricevuto, quando ci è stato dato di essere figli di Dio. Se viviamo nella memoria di essere figli di Dio, viviamo da uomini e donne liberi. Nella Bibbia l’opposto di figlio di Dio, non è orfano, ma schiavo. Schiavo del proprio peccato, schiavo dei condizionamenti esterni. Schiavo della logica della violenza, del potere, della sopraffazione. No! Tu sei libero, sei un libero figlio di Dio!
Poi avete visto padre François incensare l’altare e la croce e poi baciare l’altare, perché nella liturgia l’altare, così come la croce, rappresenta il letto di nozze, dove il Signore, che è lo sposo, dà il corpo e sangue, cioè la vita, per la sposa, che siamo noi. Per questo il prete bacia sempre l’altare: è il luogo dell’amore, il luogo delle nozze. Questo significa che padre Francois è chiamato a ricordarci, grazie alla Parola, la nostra dignità di sposa di Dio. Tutte le volte che ci darà il corpo di Cristo sarà per ricordarci che il senso di queste nozze è che noi siamo un solo corpo con il Signore Risorto.
Noi siamo il corpo di Cristo nel mondo. Noi siamo chiamati ad essere presenza del Signore Risorto nel mondo, cioè a vivere nelle parole e nei gesti la logica del Vangelo“.
A conferma di quanto spiegato, mons. Palmieri ha ripreso e spiegato anche la pericope del Vangelo del giorno: “Oggi ci viene detto: ‘Voi siete il sale della terra!’; ‘Voi siete la luce del mondo!’; ‘Non perdete il sapore del sale!’, che è il Vangelo; ‘Non perdete la luce di Dio!’, che è lo Spirito Santo.
Per quanto riguarda il sale, forse non lo sapete, ma quando il pio israelita faceva delle offerte a Dio nel tempio, obediente alle indicazioni della Torah, metteva sempre un po’ di sale. Questo gesto significava che il Signore non guarda la consistenza dell’offerta fatta – che fosse un pane azzimo o un animale sacrificato -, bensì l’amore con cui veniva fatta l’offerta. Come a dire: ‘Ricordati che quello che offri è l’amore‘. Il sale è proprio l’amore senza il quale, nella nostra vita, nulla ha sapore.Â
Veniamo ora alla luce. Nel libro della Genesi, c’è il racconto di Dio che crea il mondo in sette giorni. Nel giorno 1, che sarebbe l’etenrità di Dio, il principio, Dio crea una strana luce. Dio dice: ‘Sia la luce!‘. La prima parola di Dio! E luce fu. I rabbini e gli scribi si rompevano la testa, perché si chiedevano: ‘Ma Dio crea il sole e le stelle solo nel quarto giorno. Dunque che luce è quella del giorno 1?!’. È la Luce Eterna di Dio. È la luce della Parola uscita dalla sua bocca. È Lui la Parola eterna, la luce che illumina il mondo. Quando il nostro sguardo è spento e il nostro cuore è avvilito, quando ci abbandoniamo allo scetticismo e alla tristezza, quando perdiamo l’entusiasmo e la speranza, quando perdiamo la gioia di stare insieme e di fare qualcosa di buono per gli altri nel luogo in cui viviamo, è perché si è spenta la Luce di Dio dentro di noi.
Il compito che noi abbiamo, allora, quando ci ritroviamo insieme, è che il sale abbia sempre il sapore dell’amore e che quello che facciamo porti sempre il segno della luce di Dio“.
Il vescovo Gianpiero ha infine concluso ricordando anche don Vincent Chukwumamkpam Ifeme, che ha preceduto padre François alla guida della comunità monteprandonese: “Passiamo dalla Nigeria al Congo belga. Noi ringraziamo il Cielo per averci donato don Vincent e padre Francois, che sono giunti dal continente misterioso e bellissimo dell’Africa per servire questa comunità . Ringrazio don Vincent per quanto ha compiuto con voi. Ora tocca a padre François raccogliere questa eredità e proseguire. La sfida a cui è chiamato è quella di unire la comunità di San Nicolò di Bari con quella di San Giacomo della Marca. Le due comunità saranno un’unica comunità . Sarà facile? Solo Dio lo sa. Ad ogni modo è quello a cui siamo chiamati, è quello che il Signore vuole. Allora proviamo a camminare insieme, a costruire una comunità che vive dello stesso Vangelo ed è illuminato dallo stesso Spirito Santo.
In questo 2026 ricorrono 800 anni dalla morte di Francesco, che è stato sale della terra e luce nel mondo. Lo è stato nella povertà , nell’umiltà e nella fraternità . Questa comunità , allora, come il resto della Chiesa, è chiamata a vivere di Vangelo come ha fatto Francesco, non solo perché lo ascolta qui in chiesa, ma perché lo scopre presente in particolare nei piccoli, nei poveri, negli anziani, nelle persone sole, nei bambini, che sono il pezzo forte di ogni comunità cristiana. Il Vangelo si riscopre facendoci vicino a loro!
Grazie alla disponibilità dei padri francescani, del ministro Provinciale e della comunità . Buon cammino!”.
La professione di fede
Al termine dell’omelia, il nuovo parroco, insieme al resto del popolo di Dio, ha rinnovato le promesse battesimali, esprimendo così la sua volontà di servire la comunità in comunione con il vescovo Gianpiero.
Il saluto della comunitÃ
Prima della benedizione finale, Daniela Neroni, segretaria del Consiglio Pastorale Parrocchiale, ha portato al nuovo parroco il saluto dell’intera comunità : “Padre François, con fiducia e speranza ti apriamo le porte della nostra parrocchia, delle nostre famiglie, delle nostre storie e ti affidiamo la vita della nostra comunità , la fede dei più piccoli, il cammino dei giovani, le attese degli adulti e la fragilità degli anziani e di chi vive momenti difficili. Sappiamo che iniziare un nuovo Ministero non è mai semplice: ci sono da conoscere, realtà da comprendere, ritmi da imparare. Ma ti assicuriamo fin da subito che non sarai mai solo. Desideriamo collaborare con te con spirito di collaborazione e con cuore aperto, affinché la parrocchia sia la casa di tutti e la nostra sia una comunità viva, accogliente e missionaria“.
Neroni ha poi ringraziato il parroco uscente, don Vincent Chukwumamkpam Ifeme, con queste parole: “Vogliamo rivolgere un pensiero riconoscente anche a chi ha servito questa comunità prima di te, don Vincent, per il bene seminato e per tutto ciò che ci ha lasciato“.
In segno di benvenuto, a nome della comunità cristiana, alcuni bambini hanno donato a padre François un mazzo di fiori, segno tangibile dell’accoglienza che i fedeli hanno riservato al nuovo parroco.
L’augurio del ministro provinciale Simone Giampieri
Ha poi preso la parola padre Simone Giampieri, provinciale della Provincia Picena San Giacomo della Marca, il quale ha detto: “Sono veramente lieto nel cuore per questo momento. Il vescovo Gianpiero ci ha dato la possibilità di tornare ancora a servire questa comunità parrocchiale. Per questo lo ringrazio, così come ringrazio padre François, per aver accettato, e quindi il suo ministro provinciale nel Congo, padre Georges Misange, con il quale abbiamo una collaborazione ormai sedimentata da anni. Nella nostra Provincia i numeri sono un po’ calati, quindi, come abbiamo fatto noi Europei in passato, ora tocca a loro venire ad evangelizzare qui da noi. Abbiamo frati provenienti dalla Nigeria, dal Congo, dall’Angola, dal Togo e dalla Polonia. Ringrazio poi don Vincent per il ministero svolto in questi anni ed infine il vicesindaco e la comunità , alla quale dico: ‘Accogliete padre Francois con gioia!’. Questo è un anno speciale, un anno profondamente francescano. E anche Monteprandone è una città intrinsecamente francescana, grazie alla testimonianza di San Giacomo della Marca. Essendo questa una chiesa officiata dai francescani, come concesso da papa Leone XIV, ogni giorno è possibile chiedere ed ottenere l’indulgenza plenaria“.
Il primo discorso di padre Francois alla comunitÃ
Ultimo a parlare è stato il nuovo parroco padre François, il quale ha detto: “I miei genitori mi dicevano che un solo braccialetto sul braccio non fa rumore. E anche la saggezza popolare dice che l’unione fa la forza. Ecco perché penso che solo insieme potremmo affrontare meglio le sfide a cui la Pastorale di oggi chiama la nostra parrocchia. So che tante belle cose sono già state realizzate e anche io ho bisogno di imparare da voi, ma vi invito ad iniziare sempre di nuovo con le parole di San Francesco di Assisi da lui pronunciate in un grande momento di difficoltà e malattia: ‘Cominciamo, fratelli, a servire il Signore Iddio, perché finora abbiamo fatto poco o nulla’. Senza rinnegare ciò che era stato fatto prima, con queste parole San Francesco rivela la sua consapevolezza di non essere mai arrivato nel suo cammino di risposta alla chiamata del Signore. Prendiamo allora questo suo esempio di perseveranza ed obbedienza e facciamolo in modo che ogni nostro giorno sia un nuovo inizio!”.
A seguire padre François ha ringraziato alcuni amici del clero: prima di tutto il vescovo Gianpiero, per avergli affidato “questo servizio tanto prezioso”, che ha definito “un grande onore”; poi il padre provinciale Simone, per avergli offerto “l’opportunità ” di mettersi, “insieme ai fratelli, a servizio di questa bellissima comunità ”; successivamente don Vincent “per tutta la sua generosa dedizione” alla comunità monteprandonese e “i presbiteri, i confratelli e gli amici venuti da lontano” per condividere con lui questo momento; infine le autorità civili, in particolare il primo cittadino Loggi, che lo ha contattato privatamente, e il vicesindaco Ficcadenti, presente in chiesa, ai quali ha offerto “vicinanza e solidarietà ” e ha chiesto “collaborazione e sostegno”.
Il nuovo parroco ha concluso esprimendo la sua gratitudine alla comunità per essere stato accolto “con fiducia e speranza”: “Spero con tutto il cuore di corrispondere ai vostri desideri e di aiutarvi a camminare insieme per le strade del Regno del Signore!“.
Dopo la Messa, i fedeli e i sacerdoti si sono recati nel vicino salone parrocchiale per un piacevole momento di convivialità , al quale hanno partecipato i vari preti presenti e anche il vescovo Palmieri. La serata è stata una buona occasione per padre François per conoscere molti parrocchiani e condividere con loro una parola e un sorriso.































































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