Di Pietro Pompei
DIOCESI – Il 24 gennaio la Chiesa celebra San Francesco di Sales, proclamato nel 1923 da Papa Pio XI patrono degli scrittori e dei giornalisti. Una figura che, a quattro secoli dalla morte (avvenuta il 28 dicembre 1622 a Lione), continua a offrire alla comunicazione contemporanea un’eredità sorprendentemente attuale.
«Totum amoris est – Tutto appartiene all’amore»: in questa espressione si può riassumere il cuore della spiritualità di San Francesco di Sales, come ha ricordato Papa Francesco nella Lettera apostolica del 2022 a lui dedicata.
Mi piace iniziare questo ricordo del nostro Patrono richiamando un intenso discorso pronunciato da Papa Benedetto XVI nell’Epifania del 2012, dedicato all’“inquietudine del cuore” e al rapporto d’amore tra Dio e l’uomo.
Secondo il Pontefice, il cuore umano è inquieto perché «non si accontenta di nulla che sia meno di Dio» e proprio per questo diventa un cuore capace di amare. Ma Benedetto XVI compie un passaggio ancora più audace: anche il cuore di Dio è inquieto, perché è in ricerca dell’uomo. È questa inquietudine divina che spinge Dio verso Betlemme, il Calvario, fino ai confini del mondo.
Questa tensione d’amore – spiegava il Papa – è il compito affidato agli apostoli e, oggi, a ogni comunicatore cristiano: lasciarsi contagiare dall’inquietudine di Dio per portare Dio agli uomini.
Non sorprende allora leggere, tra i circa trentamila scritti di San Francesco di Sales, parole di straordinaria attualità:
«È l’amore che dà valore e prezzo a tutte le nostre azioni».
Per il santo vescovo di Ginevra, la comunicazione è sempre un atto profondamente umano: nasce dall’incontro tra persone ed è orientata alla comunione e alla prossimità. Per questo seppe dialogare con avversari politici e religiosi, unendo fermezza dottrinale e carità, vigore argomentativo e mitezza evangelica.
Riscoprire oggi San Francesco di Sales significa ricordare il suo instancabile impegno missionario nello Chablais, la sua dedizione pastorale nella diocesi di Ginevra, l’attuazione dei decreti della Controriforma tridentina, la fondazione dell’Ordine della Visitazione e i numerosi riconoscimenti che i Papi hanno riservato ai suoi insegnamenti, fino alla proclamazione a patrono degli scrittori cattolici.
Questo patrocinio, tuttavia, merita di essere approfondito. Francesco di Sales non è un modello comunicativo superato, ma una guida capace di parlare anche alla Chiesa immersa nella società dell’informazione, segnata da nuove sfide comunicative, accentuate dalla recente esperienza della pandemia.
Papa Francesco, nel quarto centenario della sua morte, ha sottolineato la sua straordinaria capacità di leggere i cambiamenti del tempo come opportunità per l’annuncio del Vangelo. Una Chiesa non autoreferenziale, capace di abitare il mondo, di ascoltare e accompagnare: è questa l’eredità salesiana.
Al centro di tutto rimane il criterio dell’amore. Poco prima di morire, Francesco di Sales affermava:
«È l’amore che dà perfezione alle nostre opere».
Non conta la grandezza esteriore dei gesti, ma la carità che li anima. Anche l’azione più umile, se compiuta con amore, può essere più gradita a Dio di un’opera apparentemente eroica.
Non a caso San Giovanni Paolo II lo ha definito “Dottore dell’amore divino”. I suoi scritti non sono teorie astratte, ma nascono dall’esperienza concreta, dall’ascolto attento della vita, illuminata dallo Spirito.
Tornando al nostro tempo, Papa Benedetto XVI ha più volte parlato di uno “stile cristiano” anche nel mondo digitale. Comunicare il Vangelo – spiegava – non significa solo pubblicare contenuti religiosi, ma testimoniare con coerenza, anche online, scelte e atteggiamenti profondamente evangelici. La verità non si misura con la popolarità, ma con la fedeltà.
Sono parole che sembrano riecheggiare le esortazioni di San Francesco di Sales: comunicare con mitezza, verità e amore, senza rinunciare alla profondità, senza cedere alla superficialità.
È questo, ancora oggi, il compito dei giornalisti e dei comunicatori cristiani: cercare dove si trova il maggiore amore e lì dare voce alla verità.
Vi invito a leggere il nuovo messaggio, pubblicato oggi, in occasione della giornata mondiale delle comunicazioni sociali, di Papa Leone XIV: “Volto e voce sono sacri. Non rinunciare al proprio pensiero”




0 commenti