“È troppo presto per formulare”, a questo proposito della questione-Groenlandia, “un’analisi completa. Si può tuttavia constatare che ci troviamo di fronte a un perverso paradosso”.

È quanto osserva Riccardo Perissich, già direttore generale alla Commissione europea, per “Affarinternazionali” (Istituto affari internazionali), in una analisi su “Trump e l’Europa nel nuovo disordine internazionale”. “Da un lato, se c’è un caso in cui è evidente una potenziale convergenza, è proprio questo. Data l’importanza strategica della Groenlandia e il suo immenso, ma difficile da sfruttare, potenziale di materie prime, il buon senso e l’interesse comune suggerirebbero infatti una accresciuta collaborazione fra Europa e Usa”, osserva. “Porre invece, come fa Trump, la questione in termini di sovranità, rende il compromesso impossibile e porta direttamente al conflitto. Come ha giustamente osservato la prima ministra danese, il ricorso alla forza da parte di Trump avrebbe effetti imprevedibili e devastanti per la Nato e le relazioni transatlantiche”. In queste condizioni, “agli europei consapevoli dell’impossibilità di poter resistere a un attacco militare, si apre solo la strada di cercare con ogni mezzo disponibile di alzare il prezzo politico interno ed esterno che Trump dovrebbe pagare se volesse ricorrere alla forza; con la diplomazia, ma anche con il rafforzamento della presenza sul territorio. È del resto ciò che le prime mosse lasciano intravedere”. Qui l’articolo.

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