DIOCESI – Con l’arrivo dell’inverno, puntuale come il gelo notturno, arriva anche la domanda di alcune persone: perché, davanti all’emergenza freddo, non si aprono le porte delle chiese e delle sale del catechismo per accogliere i senzatetto?
La domanda è legittima, nasce probabilmente da un sentimento di solidarietà. Ma la risposta, purtroppo, è meno semplice di quanto possa sembrare.
Una chiesa o un locale parrocchiale, quando viene aperto al pubblico per ospitare persone durante la notte, è soggetto a precise norme di sicurezza. Le leggi prevedono requisiti obbligatori: certificazioni antincendio, vie di fuga adeguate, impianti a norma, servizi igienici idonei, spazi sicuri e controllabili.
Queste norme non sono burocrazia fine a sé stessa: servono a tutelare la vita delle persone ospitate. Un locale parrocchiale non conforme non può essere utilizzato come dormitorio.
C’è poi un aspetto spesso ignorato: la responsabilità legale. Se una persona si fa male, si ammala, o se avviene un incidente (un incendio, una caduta, un’aggressione), la responsabilità ricade su chi ha aperto e gestito lo spazio.
Le assicurazioni e la normativa civile richiedono coperture specifiche, piani di gestione del rischio e personale formato per le emergenze. Senza queste garanzie, il rischio non è solo morale, ma anche giuridico e finanziario.
Dormire insieme in uno spazio chiuso è una gestione complessa di persone reali, spesso fragili: problemi sanitari, dipendenze, disturbi psichici, conflitti tra ospiti.
Serve sorveglianza notturna, mediazione, capacità di intervento.
È per questo che molte realtà scelgono di operare attraverso dormitori strutturati o progetti organizzati, piuttosto che con aperture improvvisate che rischiano di creare nuovi problemi.
Chiese e sale catechistiche non sono nate per l’accoglienza notturna.
Non sono sorvegliate 24 ore su 24 e non sono progettate per ospitare persone per molte ore consecutive.
In merito, va sottolineato il lavoro meritorio della Caritas diocesana e dei numerosi volontari delle parrocchie e di tante associazioni del territorio che ogni giorno sono accanto alle persone più fragili, impegnandosi a offrire soluzioni concrete di accoglienza a chi ne ha bisogno. Tuttavia, come evidenziato dalla stessa Caritas di San Benedetto, questo impegno da solo non è sufficiente: è necessario che le istituzioni si facciano carico della situazione, superando le risposte emergenziali e adottando interventi strutturali e duraturi nel lungo periodo.
L’accoglienza vera non è infatti improvvisazione, ma responsabilità, dignità e sicurezza. E proprio per questo richiede organizzazione, collaborazione e scelte che vadano oltre l’emergenza emotiva del momento.





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