Di Pietro Pompei

DIOCESI – Mons. Francesco Traini, abate- parroco della chiesa di S.Benedetto Martire, morì  l’11 gennaio del 1996. Ed oggi, a trenta anni di distanza, viene ancora ricordato come “Lu Curate bbune”.

Così la storia continuerà a descriverlo, perché di questo prete si parla ancora con questa espressione nelle famiglie, possiamo dire genericamente, sambenedettesi, infatti, l’apostolato di don Francesco non si è fermato alla sola sua parrocchia. Egli ci ha insegnato a scoprire il volto del Cristo nel povero, nel bisognoso, nel vecchio, nel fratello indifeso. Il suo esempio era trascinante, tanto appariva naturale il suo modo di agire. Ancora le macerie della guerra erano ammucchiate nella canonica, antepose ad un tetto sicuro una mensa per i poveri che gli eventi bellici avevano raddoppiati. Specialmente i funai, i più poveri tra i poveri, andavano a bussare alla sua porta. E il Curato accoglieva tutti, coadiuvato dai suoi collaboratori, fino all’ultimo, Mons. Romualdo Scarponi che lo avrebbe sostituito nella parrocchia. Mai nessuno ha potuto dire di essere andato via a mani vuote.

Don Francesco non si fermava all’uscio di casa, andava anche tra i marinai, di cui era fiero di condividerne le origini, e si comportava con loro con la stessa naturale disponibilità con cui si portava tra i colleghi di scuola, essendo stato, per tanti anni, insegnante di religione. Uguale comportamento mostrava con le Autorità, quando fu chiamato come consigliere dell’ECA (ente comunale assistenza). Con queste, anche se talvolta le differenze ideologiche, così fortemente avvertite nel dopo-guerra, potevano opporre qualche ostacolo, egli s’incontrava sui problemi concreti e il suo disinteresse, insieme all’approfondita conoscenza dei fatti e delle persone, incuteva rispetto ed era ascoltato. In ricordo delle tante opere svolte nell’ambito del sociale, a Mons. Francesco Traini è stata intitolata l’associazione Anti-Usura operante nella nostra città.

Gli uomini passano, è vero, ma i valori che restano, hanno la forza di trattenere l’immagine dei suoi difensori come dei suoi denigratori e di farne memoria storica. Con lu Curate se n’è andato un pezzo della storia di questa nostra città. Oggi noi lo vogliamo ricordare nella gloria della Santa. Trinità insieme alla Madonna Immacolata, particolarmente venerata, con il nostro Santo Patrono, Benedetto, per la cui conoscenza tanto si adoperò invogliando nelle ricerche tanti storici locali, e con il Venerabile Padre Giovanni dello Spirito Santo, le cui spoglie mortali volle riportare nella Chiesa madre.                     

La bontà de lu Curate, don Francesco Traini, era nota, così pure la sua disponibilità ad ascoltare quanti si rivolgevano a Lui per una richiesta di aiuto o per un consiglio. Tuttavia non era solo questo. Per conoscerlo meglio bisognava stargli vicino, interrogarlo. Allora ti sorprendeva, perché , all’apparenza, non sembrava interessarsi di altri problemi che non fossero quelli che, solitamente, attribuiamo ad un sacerdote. L’amore per la parrocchia, di cui era titolare, lo portò ad interessarsi della storia della stessa e a quella del nostro Santo Patrono. Veramente con lui, si può dire, che continuava la memoria storica di molti parroci precedenti che ci hanno lasciato interessanti studi e ricerche. Là dove la documentazione mancava , lu Curate faceva appello alle sue conoscenze, mettendo a frutto le continue consultazioni che Egli aveva  con gli storici Enrico Liburdi, Giovanni Guidotti, Francesco Palestini. Era un piacere ascoltarlo, quando i ricordi di un immediato dopo-guerra disastroso si erano fatti esperienza, vissuta tra stenti, sacrifici e, purtroppo, anche incomprensioni. L’intercalare dell’italiano con il dialetto, rendeva tutto più genuino e all’ascoltatore che mostrava meraviglia per la ricchezza del suo vernacolo, lu Curate ricordava orgogliosamente le sue origini marinare. Era solito dire che il mare l’aveva sentito prima di nascere, quando la madre andava ad aiutare il marito sulla lancetta, nonostante la sua gravidanza.

Questa origine autoctona lo portò a comprendere tante situazioni, impedendo una diaspora che avrebbe allontanato dalla Chiesa tante forze giovanili. E il suo vissuto lo aiutò a capire la tragedia dei funai rimasti senza lavoro, che, se pur misero, dava modo di campare, nel passaggio dalla lavorazione della canapa al nailon. Con l’aiuto dei suoi collaboratori, riattivò quelle mense che nel dopo-guerra mise a disposizione dei poveri. Quante povertà segnalò come consigliere dell’ECA e quanto amore profuse verso gli ospiti dell’Ospizio dei vecchi, che visitava giornalmente.

Lu Curate, spesso, lo trovavi con la corona in mano o intento nella lettura del breviario oppure assorto nell’adorazione eucaristica. Mi confidava che la sua forza era tutta nella preghiera. Fu felice e si commosse, quando, nei miei primi tentativi di poesia in vernacolo gli lessi : “  Le  zòcche de la curòne” e spesso me li ripeteva. Gli ultimi anni, quando le forze gli vennero meno e faceva difficoltà a camminare, era sempre sintonizzato, nelle ore del S.Rosario, su Radio Maria e si univa a quanti erano in ascolto e pregavano come Lui. Nelle nostre visite, tra una conversazione e l’altra, c’era sempre uno spazio per pregare.

Sor Curà, il nostro grazie è poca cosa nei confronti di quanto hai fatto per noi. Nel tuo ricordo ripropongo quei versi che tanto ti piacquero.

Le zòcche de la curòne

So cercate le zòcche de le lacreme

a ône a ône

mmènze stu mare ndrevedàte,

so fatte nà  curòne

da mètte su lu culle de la Madonne de la maréne.

Le poste de lu resarie

so cuntate,

me manchì sòle na zòcche

pê fâ na decéne,

sotte lu quadre de la Madonne la so trevate.

Le lacreme de le matre jè totte ‘guale,

cj à tótte lu stesse sapore de sale

 

La Fondazione

La fondazione è stata istituita dalla parrocchia San Benedetto Martire in ricordo di Mons. Francesco Traini, per ascoltare le richieste di persone e famiglie vittime dell’usura o che versano in condizioni di indebitamento o che sono a rischio di usura. La fondazione fornisce, altresì, consulenza legale e finanziaria ed eventualmente offre ogni forma di mediazione verso organismi istituzionali e non. Rilascia le garanzie necessarie per accedere ai cosiddetti prestiti personali; promuove la cultura della legalità e la conoscenza delle leggi sull’usura e sul racket. L’attività si svolge in tutte la Diocesi della regione Marche. Vive del lavoro di volontari con specifiche competenze professionali ed opera collaborando con i centri di ascolto delle Caritas parrocchiali, delle zone pastorali, delle Diocesi, degli Enti soci Fondatori.
Opera nel territorio di competenza (diocesi di San Benedetto del Tronto e regione MARCHE – FUORI DELLA DIOCESI di San Benedetto del Tronto opera tramite le CARITAS DIOCESANE)l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale al fine di dare assistenza, legale, amministrativa e morale, alle famiglie e/o persone a rischio di usura o vittima dell’usura che versano in stato di bisogno, per rendere operante nell’ambito della collettività locale l’amore per il prossimo e – ai sensi dell’art. 15 della legge 7 marzo 1996, numero 108 – prevenire e scongiurare il ricorso all’usura

Contro l’usura: conferenza con la Fondazione Mons. Francesco Traii SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Il fenomeno dell’usura e territorio”, incontro organizzato dalla Fondazione Antiusura Mons. Francesco Traini, si è tenuto Mercoledì 9 Ottobre presso la Sala Polivalente della Caritas Diocesana di S. Benedetto del Tronto.
La conferenza si inserisce nel ciclo di incontri previsti per i festeggiamenti del Santo Patrono della città, e si è ispirata al ricordo di una personalità che in essa ha lasciato il segno, quella di Mons. Traini a cui la fondazione è intitolata. “Don Francesco”, racconta Mons. Romualdo Scarponi in apertura della conferenza, “trovò una città in pezzi e una popolazione povera e bisognosa. La prima cosa che fece fu pensare a un aiuto concreto ed attuarlo preparando la minestra nell’oratorio, contribuendo all’apertura di un asilo, di una scuola e di un forno. Quello che era più importante per lui era stare vicino alla gente.” Quando Mons. Traini morì, nel 96, fu proprio Don Romualdo a pensare che la sua memoria sarebbe stata meglio onorata dando un aiuto concreto alle vittime di quella che era ormai una nuova forma di povertà: la realtà dell’usura. Così nacque la fondazione, che ancora oggi è in funzione grazie ai suoi volontari, estremamente preparati e competenti e fornisce a chi è nel bisogno tutto l’aiuto possibile.

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