Questa nuova escalation militare in Siria iniziata il 6 gennaio “colpisce una popolazione già duramente provata da anni di conflitto. Le persone stanno pagando ancora una volta il prezzo più alto: famiglie costrette a fuggire comunità che vedono allontanarsi le prospettive di pace e ricostruzione. Come Caritas continuiamo a chiedere che la tutela dei civili e l’accesso umanitario siano garantiti e che il dialogo torni ad essere l’unica strada possibile”. Lo dichiara oggi don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, commentando l’aggravamento della situazione in Siria: ad un anno dalla caduta del regime del clan Assad, si è riaccesa la tensione ad Aleppo tra le Sdf (forze armate a maggioranza curda) e l’esercito siriano.
Secondo le stime diffuse dall’Ufficio del Governatore di Aleppo e diffuse da Caritas italiana, almeno 140.000 persone hanno abbandonato i quartieri teatro degli scontri. Alcuni sfollati hanno trovato rifugio presso parenti o conoscenti in altre zone della città, altri si sono diretti verso Afrin, mentre una parte è ospitata in centri predisposti dalla Protezione civile siriana. Anche alcune Chiese cristiane di Aleppo hanno aperto le porte agli sfollati, mettendo a disposizione gli spazi disponibili.
Nel corso dell’offensiva vengono segnalati attacchi anche a ospedali, al dormitorio universitario e a circa 30 strutture governative. Secondo il vice ministro dell’Informazione Obada Kojan, il bilancio provvisorio è di 10 morti e 88 feriti, ma si teme che il numero possa aumentare. Da alcuni giorni sono sospese le lezioni nelle scuole e nelle università e risultano chiusi tutti gli uffici pubblici.
Dalla città di Aleppo parla Davide Chiarot, operatore di Caritas Italiana: “Oggi, a partire dalle 13:30 locali, l’esercito siriano ha lanciato un attacco intenso verso i quartieri curdi, dopo aver dispiegato nei giorni scorsi carri armati e mezzi pesanti. Ieri lunghe file di auto, autobus, furgoni e persone a piedi hanno riempito le strade, con migliaia di persone alla ricerca di un luogo sicuro dove rifugiarsi. Risuonano le esplosioni e i forti colpi di artiglieria e armi pesanti, mentre arrivano notizie di attacchi anche a strutture civili”. “In una situazione già estremamente fragile per il Paese – prosegue – questa nuova escalation pesa come un macigno sui sogni di pace e di ricostruzione della popolazione. Come Caritas Italiana ci stiamo attivando, in coordinamento con le realtà della Chiesa locale, per rispondere alle prime necessità più urgenti: coperte, materassi, pannolini e latte in polvere per i bambini, prodotti per l’igiene e cibo. È già stato acquistato un primo stock di pannolini per bambini e la distribuzione è attualmente in corso. La speranza è che si giunga quanto prima a un accordo per evitare che il conflitto si estenda ad altre zone del Paese e che gli sfollati possano rientrare nelle proprie case. Nei prossimi giorni valuteremo come rafforzare ulteriormente l’assistenza, in base all’evoluzione del conflitto”.
Da anni le forze curde controllano i quartieri di Ashafieh e Sheikh Maqsoud, nella zona nord-ovest di Aleppo, oltre a una vasta area della Siria nord-orientale. Dal 10 marzo scorso era stato avviato un percorso di mediazione politica finalizzato all’integrazione delle forze militari curde nell’esercito regolare e alla definizione dei rapporti tra il governo centrale di Damasco e i territori controllati dai curdi. Il dialogo non ha però prodotto risultati concreti e la crescente sfiducia tra le parti ha alimentato nuove tensioni, sfociate in particolare ad Aleppo. Nella mattinata di mercoledì 7 gennaio il Comando operativo dell’Esercito Siriano ha comunicato che i quartieri di Ashafieh e Sheikh Maqsoud sarebbero stati considerati obiettivi militari legittimi a seguito della grave escalation, invitando i residenti ad allontanarsi dalle postazioni Sdf attraverso corridoi umanitari. Dalle ore 15:00 di mercoledì l’area è completamente chiusa e sottoposta a coprifuoco.

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