Foto di Tonino Sofia e Carletta Di Blasio
DIOCESI – Una veglia di preghiera interreligiosa per la pace: è così che la Chiesa del Piceno ha voluto iniziare il nuovo anno e celebrare la 59ª Giornata Mondiale della Pace.
L’iniziativa, dal titolo “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”, si è tenuta ieri, Giovedì 1° Gennaio 2026, a partire dalle ore 18:00, nel centro cittadino di Ascoli Piceno.
Tre i momenti significativi:
- l’incontro interreligioso presso il Centro Pastorale “L’Impronta”,
- il corteo silenzioso verso la chiesa di Sant’Agostino,
- l’affidamento delle preghiere alla Madonna della Pace, illuminati dalla luce proveniente dalla lampada di Betlemme.
A rendere particolarmente rilevante l’incontro è stata la presenza di numerose autorità religiose e civili: l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicepresidente della CEI e vescovo delle Diocesi del Piceno; l’imam Mustapha Batzami, guida spirituale della prima comunità musulmana d’Abruzzo e del Centro di cultura islamica di Teramo; Sonia Bali, referente dell’induismo per Marche ed Abruzzo; Giacomo Marinelli, referente della corrente buddista Soka Gakkai locale; numerosi sindaci dei Comuni su cui ricadono le Diocesi del Piceno, a partire dal primo cittadino di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti.
Presenti anche Nazzareno Quinzi, referente delle comunità religiose presso la Prefettura di Ascoli Piceno e fondatore dell’Università per la Pace presso la Regione Marche, e don Vincent Ifeme, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e docente della Scuola di Formazione Teologica della Diocesi di San Beendetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
Il significato dell’evento
Il 1° Gennaio di ogni anno la Chiesa, nell’onorare la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, celebra anche la Giornata Mondiale della Pace. Istituita da Papa Paolo VI nel 1968, questa speciale ricorrenza viene posta sempre all’inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo, con l’auspicio “che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia a venire”.
In un mondo lacerato da divisioni, conflitti e guerre, diventa prioritario diffondere la pace come valore su cui convergere, a prescindere dal credo politico o religioso. In tal senso, l’incontro di preghiera interreligioso di ieri sera costituisce una tappa molto significativa nella costruzione di una società basata sul dialogo e sul rispetto delle diverse fedi e rappresenta anche la speranza concreta di poter creare un futuro basato su valori condivisi, come la pace, la giustizia, la comprensione reciproca, la solidarietà, il bene comune.
Diversamente dagli altri anni, la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace quest’anno non si è svolta nelle singole cattedrali delle due Diocesi Picene, bensì nella chiesa di Sant’Agostino con tutta la comunità interdiocesana riunita. Un ulteriore e forte segnale di unità e fraternità.
Religioni diverse, ma un’unica preghiera di pace
Il ritrovo di tutti i partecipanti è avvenuto in piazza Bonfine, presso il Centro Pastorale “L’Impronta”, dove padre Francesco Guglietta ha introdotto il tema dell’incontro e spiegato il suo significato.
Accompagnati alle tastiere da Marco Sabatini e alla chitarra da Gian Marco Seghetti, i presenti hanno intonato il canto “Stella polare“, prima di ascoltare gli interventi delle varie autorità religiose. Tra un contributo e l’altro, sono stati letti alcuni brani molto significativi:
- gli stralci di due discorsi tenuti da Giorgio La Pira, uno a Ginevra (1954) e uno a Parigi (1967);
- il discorso di papa Leone XIV all’Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a (Ottobre 2025);
- uno stralcio della Carta di Firenze, dove i Vescovi del Mediterraneo si sono riuniti per la seconda volta, dopo Bari, raccogliendo l’ispirazione e il coraggio di La Pira nell’operare per la pace e l’unità dei popoli (2022).
Sonia Bali
A rompere il ghiaccio è stata Sonia Bali, referente dell’induismo per Marche ed Abruzzo, la quale ha affermato: “La parola ‘namastè’, per noi induisti, racchiude tutto il senso del nostro pensiero. Essa infatti significa ‘La luce divina che è in me, saluta ed accoglie la luce divina che in te’. Quando riconosciamo questa luce, non esiste più l’altro, ma un noi universale. Noi quindi oggi non siamo qui non solo per un cambio di calendario, ma per purificare il nostro sguardo e comprendere che siamo figli di un’unica trama cosmica e che, se si spezza un filo, tutto il cosmo ne risente”.
Bali ha quindi cantato un mantra rivolto alla sorgente di ogni luce, affinché doni pace ad ogni cuore.
Giacomo Marinelli
A seguire, Giacomo Marinelli, referente della corrente buddista Soka Gakkai locale, ha dichiarato: “Senza una pace interiore, non ci può essere una pace con gli altri. In ogni momento della storia, ma in particolare in quello che stiamo vivendo, noi siamo chiamati a guardare a quello che ci unisce e non a quello che ci divide. Tutti dobbiamo sapere che, indipendentemente da dove nasciamo, possiamo trasformare la nostra vita in un bellissimo fiore, come il loto che nasce dalla melma”.
Marinelli ha poi cantato un mantra che incita a seguire il sentiero della pace, spronando ognuno a fare quello che può, nel suo piccolo, nella consapevolezza che la felicità propria e quella altrui sono indissolubilmente legate.
Mustapha Batzami
È stata poi la volta dell’imam Mustapha Batzami, guida spirituale della prima comunità musulmana d’Abruzzo e del Centro di cultura islamica di Teramo, il quale ha detto: “Di fronte alle sfide che la storia ci pone davanti, tutti noi non possiamo fare altro che pregare ciascuno il nostro dio per raggiungere la pace. Una pace vera, nei nostri cuori e tra i popoli”.
Batzami ha poi recitato una preghiera di invocazione per “soddisfare la nostra sete di pace”, per “aiutare i combattenti a trasformare le armi in pane ed insegnare loro l’arte di amare”, per “insegnare a tutti a ritrovare la pace perduta, in nome dei bambini, delle donne e di tutti gli esseri umani”.
Mons. Gianpiero Palmieri
Ultimo a parlare è stato l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, il quale ha commentato le parole di La Pira ascoltate qualche minuto prima: “Come ha detto La Pira, le città vanno protette, tutelate, promosse, non distrutte. Viviamo in due città che sanno bene cosa significhi la guerra. La nostra prima città, Ascoli Piceno, grazie all’intuizione del sindaco Ricci, durante la Seconda Guerra Mondiale fu dichiarata città infermieristica e riuscì ad evitare il bombardamento. Ma purtroppo la stessa sorte non toccò all’altra nostra città, San Benedetto del Tronto, che subì oltre 120 bombardamenti”.
Mons. Palmieri ha poi concluso: “Viviamo in un momento in cui sembra che la guerra sia inevitabile. Insieme, invece, possiamo fare molto. Certamente il processo che aveva portato alla scelta mondiale del disarmo globale, mi sembra che purtroppo in questo momento storico si stia superando. Noi stasera, invece, vogliamo testimoniare che insieme possiamo fare molto: non soltanto pregare, ma anche dare un contributo importante, affermando che la pace è un destino inevitabile e ribadendo che nessuno può utilizzare il nome di Dio per fare la guerra. Vogliamo dire a tutti di credere nel disarmo, di credere nella pace, affinché ogni città sia il luogo della vita, della cultura, della storia, della civiltà“.
Un corteo silenzioso per ricordare le vittime della guerra
Dopo il momento di preghiera interreligiosa, tutti i convenuti sono stati invitati a vivere un altro momento molto significativo: una marcia di pace verso la chiesa di Sant’Agostino.
L’arcivescovo Palmieri ha esortato a percorrere il tragitto in silenzio e con raccoglimento per poter ricordare tutte le vittime della guerra, “non solo quelle di cui spesso i media raccontano, ma anche quelle più nascoste, meno note ai più e che invece purtroppo sono altrettanto sanguinose”.
Tra i partecipanti al corteo c’erano anche i sindaci e i rappresentanti delle varie religioni, tra cui anche molti presbiteri. Presenti anche i referenti di associazioni e movimenti ecclesiali, come gli Scout, l’Azione Cattolica, i Focolarini. Presenti altresì i rappresentanti di associazioni laiche, come “Libera“.
L’affidamento alla Madonna della Pace
Il terzo ed ultimo momento significativo è avvenuto presso la chiesa di Sant’Agostino, dove è custodita una celebre tavola trecentesca a tempera su legno, raffigurante la Madonna del Latte, tradizionalmente attribuita al pittore di Scuola fabrianese Francescuccio di Cecco Ghissi.
“L’icona di Maria che allatta il Bambino – ha spiegato il vescovo Gianpiero – è tradizionalmente conosciuta e venerata come ‘Madonna della Pace’. L’immagine sottolinea che la Chiesa tutta è chiamata a nutrire la pace. Sempre“.
Ai piedi dell’icona, mons. Palmieri ha invocato la Madonna con queste parole:
“Insegnaci che la pace non è solo un traguardo lontano, ma un dono che scende dall’Alto, che bussa alla porta. Donaci una pace disarmata, che non conosce scudi o spade, e disarmante, perché scioglie i nodi dell’orgoglio e vince il mondo con la sua forza del cuore.
Sostieni i nostri amministratori, custodi della comunità, chiamati ad essere architetti di giustizia e di ascolto. Ricorda a tutti noi che ogni città è un cantiere di speranza e che la società civile è il corpo vivo dove la Pace si fa carne, servizio, cura del prossimo.
Dona a tutti noi il coraggio della responsabilità, quella di chi sa che il bene comune si edifica ogni giorno nel silenzio del dialogo e nell’abbraccio del perdono. Fa’ che le nostre mani non si stanchino mai di tessere la trama di una convivenza fraterna”.
Un segno di pace
Al termine dell’incontro il vescovo Palmieri ha consegnato alle autorità, ai rappresentanti delle associazioni di volontariato, del mondo del lavoro, nonché alle famiglie e ai giovani, il Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale della Pace, in cui il Pontefice invita tutti – credenti e non credenti, singole persone, comunità e leader – ad impegnarsi nella costruzione di una pace autentica, che rifiuti la logica della violenza e della guerra e promuova una trasformazione profonda dei cuori e delle relazioni umane.
In questo senso, l’espressione “La pace sia con tutti voi!” non è soltanto un augurio, ma una vera e propria chiamata a incarnare uno stile di vita fondato sulla pace, scegliendo di coltivare relazioni umane capaci di aprire i cuori e di generare speranza, cooperazione e riconciliazione.
L’intenso pomeriggio si è concluso con un segno dall’alto valore simbolico: l’accensione di una candela dalla lampada in cui arde la fiamma di Betlemme.
Ha spiegato mons. Palmieri: “Nella grotta di Betlemme arde una lampada la cui fiamma ogni anno viene portata in tutto il mondo attraverso gli Scout. E i nostri Scout l’hanno portata anche qui. Chi vuole può accendere una candela”.
I sindaci hanno quindi acceso una candela, così da rendere ancora più visibile la preghiera fatta dal vescovo Gianpiero alla Madonna della Pace: “Sotto il tuo manto poniamo i nostri impegni, perché le nostre terre, le nostre città, i nostri paesi siano fari di concordia, di giustizia, di bellezza, e le nostre azioni siano segni di quella Pace vera che tu per prima hai accolto nel cuore!”.
Ad impreziosire il momento sono state le note dell’Ave Maria tratte da “Verbum Panis“, che hanno chiuso l’incontro.







































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