In questi giorni si sta tenendo in diversi punti della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, la vaccinazione degli ultraottantenni.
Ho avuto modo di osservare da vicino questi anziani. Tutti disposti in una fila disciplinata, composta. Qualcuno, con passo deciso e sicuro, si è diretto all’ingresso e si è scrollato di dosso il braccio del figlio, borbottando in maniera un po’ burbera: “Faccio da solo!”. Qualche altro, camminando lentamente e con la schiena un po’ curva, si è avvicinato alla porta ed ha sussurrato con voce fioca al nipote: “Entra con me, non mi lasciare!” Ho visto alcuni occhi smarriti, altri impavidi; alcuni vispi, altri stanchi. Ma, una volta usciti, tutti alla ricerca del proprio congiunto per dire pressappoco la stessa frase: “Forza! Abbiamo fatto il nostro dovere; ora possiamo tornare a casa.”
Forse da questi anziani dovremmo imparare il senso del dovere, il sentirsi tenuti a fare qualcosa non per obbligo derivante da una norma, ma per vincolo morale. Un’adesione a qualcosa – il vaccino in questo caso – non perché imposta, bensì perché ritenuta eticamente importante.
Forse da questi anziani dovremmo imparare il senso di responsabilità , la capacità di assumersi un impegno per il proprio bene e quello della collettività . Vista l’età , si tratta di una responsabilità ancora maggiore, di chi vuole proteggersi e proteggere da un virus infimo e abietto.
Forse da questi anziani dovremmo imparare la speranza, un’attesa fiduciosa in qualcosa di positivo, di favorevole, qualcosa di buono, di bello, di grande che sicuramente in futuro arriverà . Una speranza talmente grande che non è tanto un’aspettativa, quanto una convinzione, una certezza. Come – in questo caso – il fatto che il covid verrà debellato!
Forse da questi anziani dovremmo imparare la fiducia, quel senso di affidamento, quasi di abbandono, a qualcuno che ne sa di più, a qualcuno che è più grande. Una fiducia che è mettersi nelle mani di qualcun altro, senza discutere, polemizzare o dubitare, come, ad esempio, quella riposta nei figli e nei nipoti che li hanno accompagnati, o quella riposta nei medici e nei volontari che li hanno seguiti materialmente nella vaccinazione, o quella riposta nei ricercatori e nella scienza. Una fiducia che è, allo stesso tempo, fidarsi ed affidarsi. Una fiducia che è più che confidare negli uomini. Una fiducia che è confidare in Dio. Forse da questi anziani dovremmo imparare la Fede.
E forse dovremmo imparare ora tutte queste cose. Ora che i nostri anziani sono memoria storica, ma memoria viva. Viva, non perché essi siano ancora vivi biologicamente, ma vivi nello spirito. Viva perché ci raccontano quella storia che hanno vissuto e che li ha segnati, non facendocela leggere sui libri, bensì ripercorrendo la loro esperienza attraverso la saggezza che hanno acquisito negli anni. Viva perché vivi sono i loro sentimenti … che sono, per noi, una grande risorsa.




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