
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pinocchio si mette in viaggio nelle terre Picene e, questa volta, lo fa parlando tre dialetti del territorio: quello di Ascoli Piceno, di San Benedetto del Tronto e di Grottammare. È il nuovo progetto promosso dall’Associazione Paese Alto di Grottammare, presieduta da Adriana Ficcadenti, nato con l’obiettivo di custodire e trasmettere alle nuove generazioni una parte significativa del patrimonio culturale locale: le parlate dialettali.
L’iniziativa si inserisce in un percorso che lega da tempo l’associazione al celebre personaggio creato da Carlo Collodi. Il rapporto si è consolidato nel 2016, con il successo della manifestazione «Grottammare paese dei balocchi», ed è proseguito grazie alla collaborazione con la Fondazione Collodi. Da questa esperienza era nata anche un’edizione illustrata de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, con i disegni del pittore Francesco Colella, che aveva ambientato le vicende del protagonista tra gli scorci più caratteristici del borgo antico.
La nuova pubblicazione nasce da una riflessione sul valore dei dialetti, a lungo considerati un ostacolo alla diffusione della lingua nazionale e oggi sempre più riconosciuti come espressioni di una storia, di tradizioni e di identità locali. In una società attraversata da processi di omologazione culturale, conservarne la memoria significa anche offrire alle giovani generazioni la possibilità di conoscere le proprie radici.
Da una ricerca sulle numerose traduzioni dialettali di Pinocchio realizzate in Italia è emersa l’assenza del Piceno meridionale. Da qui l’idea, suggerita dal socio Antonio Pignotti, di realizzare un’edizione articolata in tre versioni linguistiche, affidando a ciascuna una parte del racconto: il dialetto ascolano, quello sambenedettese e quello grottammarese. Una scelta che non pretende di rappresentare tutte le varianti presenti nei Comuni del territorio, ma intende dare voce ad alcune delle comunità più significative.
Il lavoro ha coinvolto diverse competenze. Per la traduzione in dialetto grottammarese ha collaborato Clarita Baldoni, appassionata di storia e tradizioni locali e componente dell’associazione. La parte sambenedettese è stata affidata a Giancarlo Brandimarte, Piero Di Salvatore e Lorenzo Nico, dell’associazione teatrale Ribalta Picena. Per la versione ascolana ha contribuito Pier Paolo Piccioni, cantante dialettale e docente di dialetto e tradizioni ascolane presso l’UTEAP di Ascoli Piceno. Filippo Massacci, socio dell’Associazione Paese Alto, ha curato l’impostazione iniziale dei capitoli e la revisione complessiva delle traduzioni, verificandone la coerenza narrativa.
Anche le illustrazioni sono state affidate ad artisti del territorio, con l’intento di legare il racconto ai luoghi e alle comunità coinvolte: Francesco Colella ha illustrato la parte ambientata a Grottammare, Barbara Tomassini quella di Ascoli Piceno e Sabatino Polce quella di San Benedetto del Tronto. I disegni accompagnano così le avventure del burattino tra quartieri, strade e piazze delle tre città.
Il testo di riferimento utilizzato per le traduzioni è quello predisposto dalla Fondazione Collodi in occasione del centenario di Pinocchio, curato da Ornella Castellani Polidori con il patrocinio dell’Accademia della Crusca. La stessa Fondazione ha autorizzato l’associazione a utilizzare il testo per la realizzazione del progetto.
L’aspetto più significativo dell’iniziativa è anche il metodo con cui è stata portata avanti: traduttori e illustratori hanno lavorato insieme, superando campanilismi e rivalità storiche tra le diverse realtà locali. Le differenze linguistiche diventano così occasione di confronto e conoscenza reciproca, mostrando come la collaborazione tra territori possa trasformarsi in un valore condiviso.
L’Associazione Paese Alto ha voluto realizzare e consegnare quest’opera alla comunità, con una particolare attenzione ai più giovani. Perché Pinocchio, con le sue avventure e i suoi insegnamenti, continua a parlare a generazioni diverse. E oggi lo fa anche attraverso le parole, i suoni e le cadenze del Piceno, offrendo un modo originale per riscoprire un patrimonio che appartiene alla memoria collettiva.
