RIPATRANSONE – Un duomo gremito a Ripatransone per i funerali di Umberto Capecci, padre del sacerdote don Claudio Capecci, parroco in solido di Cossignano insieme al parroco moderatore, mons. Federico Pompei. Presenti il parroco don Nicola Spinozzi e numerosi sacerdoti. Le esequie sono state presiedute dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.
L’omelia del vescovo Gianpiero. «Alla fine della vita, Gesù ci insegna che la nostra esistenza non termina. Lui ci porta nella Casa del Padre. Questa, infatti, è una celebrazione pasquale.
Nella Lettera ai Romani, san Paolo ci dice che dentro di noi lo Spirito parla e dice: “Tu sei figlio di Dio”. Ed è proprio questo che sperimentiamo nel momento della morte, perché in quel momento, proprio quando siamo tentati di pensare che sia tutto finito, lo Spirito Santo ci dice: “Tu sei mio figlio”.
Dio manda suo Figlio Gesù a prenderci tra le braccia e a portarci nel luogo che è stato preparato per noi per sempre. Il popolo dice: se siamo figli, allora siamo anche eredi, coeredi di Cristo. La nostra destinazione è vivere per sempre, entrare nella Casa di nostro Fratello maggiore, di cui appunto siamo coeredi: il nostro fratello Gesù.
Allora qui vediamo quanto sia importante quella fede che ci permette di sentire che anche noi siamo figli di Dio, che è nostro Padre, e che gli altri sono i nostri fratelli.
La vita terrena possiamo viverla attraverso tante esperienze. Alcune gioiose e buone, come è successo a Umberto, con la bellezza di occuparsi della propria Chiesa e del proprio paese. Oppure possiamo scegliere di vivere la vita nelle nostre debolezze, nel nostro peccato. Ma lo Spirito Santo ci dirà sempre: “Sei mio figlio. Il tuo destino è eterno: vivere insieme con me e io ti risusciterò nell’ultimo giorno”.
Vedete, quello che stiamo vivendo oggi è la speranza promessa da Gesù, che ci assicura che potremo riabbracciarci, pur nelle nostre debolezze, trasfigurati da Gesù Risorto.
Noi siamo chiamati a vivere con onestà e impegno, come ha vissuto Umberto, impegnato nella vita politica del paese, nella Coldiretti e anche nella Confraternita. Sono segni del suo amore per la Chiesa, per la società e per la vita comunitaria.
Allora ringraziamo Umberto, così come ringraziamo Lucia, sua moglie, per aver amato così tanto il Signore e la Chiesa e per aver permesso al figlio di diventare sacerdote. Ringraziamo Umberto anche per aver custodito la fede sempre, fino alla fine, nella sofferenza. Signore, benedicilo, accoglilo nel posto che anche noi attendiamo e benedici anche ognuno di noi. Amen».
Il ricordo del figlio, don Claudio. «Caro babbo Umberto, mi dicevi di non parlare molto e soprattutto non volevi che io parlassi di te al tuo funerale. Ma io qualcosa lo voglio dire. In questo momento si affollano in me tanti ricordi. Ne cito due.
Era il 13 maggio 1993. Andai al funerale del padre del mio modello, ossia del vescovo Giuseppe Chiaretti, che ammiravo moltissimo. Suo papà si chiamava Felice. Mons. Chiaretti disse che nessuno avrebbe potuto sostituire il padre e che, nonostante la fede, il dolore umano era tanto. Io mi sono chiesto per ben 33 anni: quando sarò io al posto del vescovo Giuseppe, che cosa dirò di mio padre?
Dico oggi che la vita è un dono per il quale ringraziare, anche nella sofferenza. Ringrazio mio padre Umberto perché era generoso, buono e mi ha insegnato a ringraziare sempre la vita, anche nelle difficoltà. Posso dirgli solo grazie per esserci sempre stato. Sant’Agostino, quando morì sua madre, disse a Dio: “Non ti chiedo perché me l’hai tolta. Ti dico grazie per avermela data”. Così io ringrazio il Signore di avermi dato babbo Umberto.
Sono tanti gli episodi della vita di mio padre che mi hanno colpito profondamente, come quello della mia prima comunione, quando venne un politico da lui invitato che, prima di andare via, gli chiese se avesse bisogno di qualcosa. Ma mio padre gli rispose: “Quello che ho, mi basta e mi avanza!”. E il giorno dopo riprese la zappa in spalla e andò a lavorare nella vigna.
Mio padre, in questi ultimi giorni, chiamava la sua mamma e le chiedeva di venirlo a prendere. Ora io chiedo a mia nonna di tenerlo stretto a sé, nell’attesa di poterci riabbracciare tutti insieme. Grazie, babbo Umberto!».
Un applauso dell’assemblea ha accolto con affetto e commozione il ricordo di don Claudio. Erano presenti persone provenienti da Ripatransone, ma anche da Grottammare, Cossignano, Trivio e da altri luoghi in cui don Claudio ha svolto il proprio ministero pastorale, facendosi apprezzare da molti per la sua semplicità, bontà e dignità.
Al termine della celebrazione, in tanti si sono stretti intorno al sacerdote e ai suoi familiari, manifestando rispetto e porgendo sincere condoglianze. Era presente anche la Confraternita, della quale Umberto aveva fatto parte.


