ARQUATA DEL TRONTO – A dieci anni dal terremoto che nel 2016 colpì duramente il Centro Italia, le istituzioni tornano a confrontarsi sul percorso della ricostruzione e sulle prospettive dei territori feriti dal sisma. Venerdì 6 novembre, alle ore 9.30, presso la palestra della scuola «Specchio del Tempo», nel borgo di Arquata del Tronto, si terrà il convegno «Centro Italia 2016-2026: il cammino della ricostruzione».
L’iniziativa, promossa da ANCI Marche, ANCI Lazio, ANCI Umbria e ANCI Abruzzo, con il patrocinio di ANCI nazionale, riunirà rappresentanti delle amministrazioni locali, delle Regioni e del Governo per fare il punto sul lavoro svolto e sulle questioni ancora aperte.
A moderare l’incontro sarà la giornalista Linda Cittadini. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Arquata del Tronto Michele Franchi, del presidente di ANCI Marche Marco Fioravanti e del presidente della Provincia di Ascoli Piceno Fabio Salvi, si aprirà un confronto dedicato al ruolo delle istituzioni nella ripresa dei territori.
Sono previsti gli interventi dei rappresentanti di ANCI delle quattro regioni interessate dal sisma e dei rispettivi presidenti regionali: Francesco Acquaroli per le Marche, Manuela Rinaldi per il Lazio, Marco Marsilio per l’Abruzzo e Stefania Proietti per l’Umbria.
Tra gli interventi istituzionali figurano quelli di Gaetano Manfredi, presidente nazionale ANCI, di Mons. Gianpiero Palmieri, vescovo di Ascoli Piceno, di Maria Elena Perretti, responsabile Advisory della Direzione Pubblica Amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti, e di Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione del sisma Centro Italia 2016. Le conclusioni saranno affidate a Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare.
Un convegno che si inserisce dopo i fatti del 22 ottobre, quando è emersa l’operazione della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, nell’ambito dell’inchiesta denominata «Ricostruzione».
Otto misure cautelari in carcere, 51 persone indagate e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro: numeri che raccontano la dimensione di un’indagine che riguarda appalti pubblici e ricostruzione privata dopo il sisma del 2016. Tra le ipotesi investigative figurano condotte di corruzione, truffa aggravata e infiltrazioni della criminalità organizzata, con collegamenti riconducibili ad ambienti della ‘ndrangheta e della camorra.
Si tratta di accuse ancora da accertare nelle sedi giudiziarie competenti. Non ci sono sentenze definitive e la presunzione di innocenza deve essere pienamente rispettata per ogni persona coinvolta. Ma la gravità del quadro investigativo emerso, per la natura dei fatti contestati e per il settore interessato, non può essere sottovalutata.
Le testimonianze di chi ancora non ha una casa, di chi attende da anni la conclusione dei lavori, come abbiamo raccontato anche noi sul nostro giornale, di chi ha visto la propria abitazione trasformarsi in un cantiere interminabile o ha dovuto lasciare il proprio paese, restituiscono una realtà che nessuno può cancellare.
Dietro le cifre della ricostruzione ci sono persone, famiglie, anziani, bambini e comunità che, come abbiamo raccontato, rischiano di perdere non soltanto le proprie abitazioni, ma anche il legame con la terra nella quale sono nate e cresciute.
Se venissero confermate le ipotesi investigative relative alle infiltrazioni criminali e ai meccanismi illeciti nei lavori, non saremmo davanti soltanto a una vicenda di presunta corruzione o di gestione opaca di alcuni appalti. Ci troveremmo di fronte al probabile sospetto che risorse pubbliche destinate a restituire un futuro a territori devastati siano state esposte agli interessi di organizzazioni criminali.
A dieci anni dal terremoto, il Centro Italia non ha bisogno soltanto di nuove case, strade, scuole e infrastrutture. Ha bisogno di istituzioni credibili, di controlli efficaci, di amministratori responsabili e di una ricostruzione che non lasci spazio ad alcuna forma di illegalità.
Perché le macerie materiali, prima o poi, possono essere rimosse. Quelle della fiducia, invece, sono molto più difficili da ricostruire.
Ci si augura che anche questi aspetti trovino spazio nel confronto di venerdì, affinché la ricostruzione possa essere letta non soltanto nei suoi risultati materiali, ma soprattutto nella capacità di restituire futuro e speranza alle comunità colpite.
