DIOCESI – Ieri, martedì 27 ottobre, il vescovo Gianpiero Palmieri è intervenuto al Convegno diocesano di Potenza.
Leggi la sintesi di Mons. Palmieri convegno potenza
Nel corso del suo intervento, mons. Palmieri ha richiamato la necessità di una Chiesa capace di rinnovarsi attraverso l’ascolto, il discernimento e la partecipazione. «Il cammino della Chiesa oggi ci chiede di liberare la profezia», ha sottolineato, invitando le comunità a farsi vicine alle fragilità umane e a superare quelle «malattie spirituali» che generano immobilità e sterilità pastorale. Il cammino sinodale, ha ricordato, «è risveglio del cuore» e richiede scelte coraggiose ed evangeliche.
Richiamando la lettera pastorale Il Sogno dell’Ottava Chiesa, mons. Palmieri ha annunciato un tempo dedicato alla memoria, alla verifica pastorale e al discernimento condiviso, in preparazione a una «visita di carità». L’obiettivo è costruire una Chiesa «che vuole camminare insieme, che vuole cucire il centro con la periferia», superando divisioni e differenze per riscoprire la propria unità.
Il vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, vicepresidente della Cei, ha parlato di «conversione» non come di un semplice cambiamento di facciata, ma come di un rinnovamento profondo, guidato dalla potenza dello Spirito Santo. In un tempo segnato da grandi fragilità, soprattutto nella trasmissione della fede ai giovani, la Chiesa, ha affermato mons. Palmieri, è chiamata ad affidarsi al Signore. Come raccontano gli Atti degli Apostoli, anche le prime comunità cristiane vivevano divisioni e difficoltà, ma trovavano nello Spirito la forza per andare avanti.
Secondo mons. Palmieri, sono tre le «finestre» da aprire: la prima è la memoria di ciò che Gesù ha detto e fatto; la seconda è l’ascolto reciproco, perché il Signore ci salva come popolo; la terza è il discernimento sui segni dei tempi, per riconoscere e interpretare la presenza e l’azione di Dio nella realtà di oggi.
In questa prospettiva, il vicepresidente della Cei ha evidenziato la necessità, per le comunità diocesane, di una verifica pastorale che le aiuti a interrogarsi non soltanto sulle attività svolte, ma soprattutto sul loro significato e sui frutti prodotti.
Il cammino sinodale deve quindi fondarsi sull’ascolto, sul discernimento e sulla corresponsabilità, per riconoscere ciò che va valorizzato, corretto o abbandonato. L’obiettivo non è moltiplicare le iniziative, ma «fare meno e meglio», privilegiando relazioni autentiche, formazione e testimonianza concreta del Vangelo.
