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Studenti in piazza, Angela Verdecchia e Giulia Conti Borbone: “A insegnanti e famiglie chiediamo di ascoltare i giovani”

Le manifestazioni studentesche riportano al centro del dibattito le difficoltà dei giovani e il loro rapporto con la politica e le istituzioni. Dal caro scuola ai trasporti, dall’edilizia scolastica al benessere psicologico, sono diverse le questioni su cui gli studenti chiedono risposte. Ne abbiamo parlato con Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi, e Giulia Conti Borbone, studentessa del quinto anno del liceo Stabili di Ascoli Piceno e presidente della Consulta provinciale degli Studenti.

Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi

Manifestare è un diritto, ma in alcune piazze la protesta è degenerata in violenza. Dove finisce il dissenso legittimo e dove comincia il superamento di ogni limite?
Il dissenso è un diritto fondamentale e una democrazia deve saperlo tutelare, anche e soprattutto quando è scomodo, perché porta alla luce criticità importanti che vanno sanate nel tessuto sociale. È importante non confondere il conflitto sociale, che è legittimo e necessario, con la violenza. Essere radicali nelle proprie rivendicazioni non significa essere violenti. In questi giorni si è molto discusso di quanto è accaduto in alcuni contesti di piazza, come Milano. Io credo che si tratti di una situazione molto complessa, che vede a monte una profonda rabbia e un profondo disagio sociale, causati dalla sensazione di essere stati abbandonati e inascoltati dal mondo politico italiano.

Gli episodi violenti rischiano di oscurare le ragioni di chi manifesta pacificamente? Gli studenti devono prendere apertamente le distanze da chi trasforma la protesta in scontro?
Sì, il rischio è che si parli degli scontri e non delle ragioni per cui gli studenti scendono in piazza. Penso sia importante non delegittimare un’intera mobilitazione, e in questo una grande responsabilità è nelle mani di chi informa attraverso stampa e media. Difendere il diritto di protesta non significa giustificare ogni comportamento, ma pretendere che si ascoltino le rivendicazioni di migliaia di studenti. Questo si ricollega inevitabilmente a quanto dicevo prima, a quella rabbia e a quel disagio che, invece di lasciare inascoltati, il Governo dovrebbe forse prendere finalmente in considerazione, cercando soluzioni operative, strutturali e concrete, e non reprimendo ulteriormente una generazione già in difficoltà e un popolo in crisi.

Che cosa diresti ai ragazzi che vogliono protestare senza ricorrere alla violenza e a quelli che pensano che solo lo scontro possa dare visibilità alle proprie idee? Quale messaggio vorresti rivolgere anche a insegnanti e famiglie?
Ai giovani e a chiunque direi di non avere paura di protestare e di far sentire la propria voce. La rabbia può essere legittima, ma deve trasformarsi in partecipazione e cambiamento. La forza di una mobilitazione sta nelle idee e nella capacità di coinvolgere le persone. A insegnanti e famiglie chiedo di ascoltare i giovani, senza fermarsi a giudicare la protesta, ma cercando di comprenderne le ragioni e provando a compattarci e unirci, perché questo Paese e questa società vanno cambiati, e per farlo servono sinergia e coesione.

Giulia Conti Borbone, studentessa del quinto anno del liceo Stabili di Ascoli Piceno e presidente della Consulta provinciale degli Studenti

In questi giorni tanti studenti sono scesi in piazza, tra manifestazioni pacifiche e momenti di tensione. Come stai vivendo questa mobilitazione? I giovani si sentono ascoltati oppure devono alzare la voce per farsi sentire?
Purtroppo troppo spesso accade che i giovani, per quanto provino ad alzare la voce, non vengano ascoltati: come Consulta provinciale di Ascoli Piceno abbiamo avuto modo di approcciarci direttamente alle problematiche che riguardano gli studenti, tra il caro scuola, l’inefficienza del servizio di trasporto pubblico, l’edilizia scolastica e molto altro, e ci siamo resi conto di quanto sia difficile essere presi sul serio. Allo stesso tempo, a questo si aggiunge l’inconsapevolezza di molti dell’esistenza di un organo come la Consulta, che è una delle risorse più importanti che abbiamo per riuscire a far emergere realmente la nostra voce in quanto studenti.

Al di là degli slogan, quali sono le richieste concrete degli studenti? Che cosa chiedete alla scuola, alle istituzioni e alla politica?
Le richieste degli studenti vertono soprattutto su temi come il caro scuola, che sottopone le famiglie a spese esagerate e non inclusive né accessibili a tutti; il trasporto pubblico, con cui, soprattutto in una città piccola come Ascoli, abbiamo difficoltà, ad esempio per la scarsità di corse e la pericolosità degli autobus stessi, oltre, ovviamente, ai costanti ritardi. Spesso gli studenti manifestano anche disagi relativi alla mole di lavoro assegnato per casa, trovandosi spesso a non avere tempo libero. Anche questa è una tematica importante e, allo stesso tempo, una delle più trascurate e sminuite.

Si parla spesso di giovani disinteressati alla politica. Le manifestazioni smentiscono questa idea oppure esprimono soprattutto rabbia e sfiducia verso il futuro? Quanto influenzano i social le scelte degli studenti?
Sicuramente le manifestazioni in atto dimostrano che i giovani non sono disinteressati come molti dicono, ma insoddisfatti e determinati a cambiare le cose. Non si può negare che i social facciano la loro parte nel coinvolgere le persone, spingendole sempre di più alla mobilitazione, ma ciò che sta accadendo negli ultimi tempi non può che farci pensare che gli studenti non sono disinteressati, ma hanno solo bisogno di essere realmente ascoltati.

Se potessi parlare direttamente con il ministro dell’Istruzione, quali sarebbero le prime tre richieste che vorresti portare al suo tavolo? Quali cambiamenti servono davvero nella scuola?
Tra le principali richieste che si sentono da parte degli studenti ci sono sicuramente strutture scolastiche più sicure. Infatti, spesso ci si ritrova a dover fare lezione in classi troppo calde o fredde, con infiltrazioni, e in generale notiamo che l’edilizia è alquanto fatiscente; prezzi più accessibili a tutte le famiglie, che ogni anno si trovano a dover affrontare costi esorbitanti per libri, viaggi d’istruzione, trasporti e molte altre cose; infine, il benessere psicologico è un tema molto sentito tra gli studenti. Spesso il servizio di supporto psicologico che ci viene fornito è insufficiente per la quantità di studenti che ogni istituto ospita.