Foto Don Vincent Ifeme
Articolo di Beatrice Guarrera – Vatican News
“In questa Santa Casa nell’abbraccio della madre ogni distanza si scioglie e avvertiamo la dolce verità di essere tutti fratelli in Cristo, uniti dalla medesima fede ricevuta dagli apostoli”. Con queste parole l’arcivescovo Fabio Dal Cin, delegato pontificio, ha accolto nel santuario di Loreto, lunedì 26 ottobre, il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, pellegrino in Italia. Bartolomeo, dopo aver venerato la reliquia della Santa Casa, ha partecipato alla cerimonia della benedizione della nuova icona bizantina della Vergine, ispirata all’antica immagine custodita nel Santuario fino al 1400 e poi andata perduta.
Vocazione ecumenica della Santa Casa
Alla delegazione del Patriarcato ecumenico, alle autorità civili e militari e ai fedeli presenti, Dal Cin ha portato “il saluto e la benedizione del Santo Padre Leone XIV”. “Lui – ha detto l’arcivescovo – ha incoraggiato questo incontro ecumenico. A lui oggi assicuriamo l’affettuosa vicinanza e la nostra preghiera”. Il delegato pontificio ha espresso la gioia di accogliere il patriarca ecumenico: “La sua visita si inserisce nel secolare pellegrinaggio di fedeli ortodossi che salgono su questo colle”. Un legame che si è fatto più forte negli ultimi anni anche con cristiani di altre confessioni. “Con la benedizione della nuova icona della Madonna del Segno, la Santa Casa manifesta ancora più visibilmente il respiro spirituale dell’Oriente – ha proseguito Dal Cin -. Questa icona ci ricorda la nativa origine della Santa Casa e la sua vocazione ecumenica: è ponte spirituale tra Oriente e Occidente”.
Verso il 2031 a sedici secoli dal Concilio di Efeso
In quest’epoca piagata da guerre e conflitti, la Santa Casa rimane dunque un richiamo a rimanere “uniti perché il mondo creda”, ha detto il delegato pontificio. L’incontro segna, inoltre, un percorso verso il 2031, quando tutta la cristianità celebrerà i sedici secoli anni del Concilio di Efeso che proclamò Maria Theotókos “Madre di Dio”. In questi tempi bui, ha concluso Dal Cin, la famiglia umana ha bisogno di “ritrovare la madre che ci raduna, ci consola, ci aiuta a conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”. Da lì la preghiera perché ogni popolo accolga il dono della pace di Cristo.
La benedizione della nuova icona
Il patriarca Bartolomeo ha poi benedetto la nuova icona mariana del santuario, mentre è stato intonato l’inno Akathistos (o Acátisto), uno dei più famosi e antichi inni liturgici della tradizione cristiano-bizantina dedicato alla Theotokos, “Madre di Dio”, conosciuto anche in Occidente. Questa icona rappresenta la Vergine con le mani levate nell’atto dell’orazione e dell’intercessione, mentre reca sul petto il Cristo Emanuele in abiti sacerdotali: epifania e manifestazione del Verbo che si fa carne per la nostra salvezza. “Platytera – si spiega sul sito del santuario di Loreto – significa appunto ‘più vasta dei cieli’ perché ha accolto nel suo grembo Colui che né i cieli né l’intero universo possono contenere. L’icona invita alla contemplazione dell’incontro tra il divino e l’umano e aiuta il fedele a meditare il mistero della salvezza, a partire dall’incarnazione del Verbo nel grembo di Maria”.
L’incarnazione che si compie
Attraverso Maria, ha detto Bartolomeo nel suo intervento, “Dio non visita semplicemente l’uomo: diviene veramente uomo senza cessare di essere Dio. Questo ineffabile mistero si compie nel grembo di una donna. Per questo quando la Chiesa contempla la Vergine tutta Santa – ha detto il patriarca ecumenico – non si appresta mai a Lei come a una realtà separata dal mistero di Cristo”. Questa verità è cantata dalla Chiesa di Costantinopoli da secoli attraverso uno dei vertici della sua tradizione innografica, che è appunto l’Akathistos, intonato durante la celebrazione. Ancora oggi continua a risuonare, in quell’inno, la Chiesa che celebra “il mistero dell’incarnazione del figlio, che esprime la gioia del vecchio Adamo che vede nel nuovo Adamo la sua restaurazione”. Maria Theotokos “si trova nel cuore del mistero”, ha detto ancora il patriarca ecumenico, “come la creatura nella quale l’economia dell’incarnazione si compie nella concretezza della nostra storia”.
La figura di Maria in prospettiva ecumenica
L’importante evento ecumenico del 26 ottobre è stato preceduto da un convegno di carattere teologico con riflessioni sul mistero dell’Incarnazione e sulla figura di Maria in prospettiva ecumenica. L’evento si è svolto sabato scorso nella Sala Macchi al Palazzo Apostolico di Loreto con l’auspicio di riscoprire la Santa Casa come casa che accoglie tutti i cristiani nella diversità delle loro confessioni e tradizioni. La relazione centrale del convegno è stata affidata al noto teologo monsignor Piero Coda, segretario generale della Commissione Teologica Internazionale e professore emerito della Pontificia Università Lateranense, cui hanno fatto seguito le relazioni di padre Luca Santoro, presbitero della Sacra Arcidiocesi Ortodossa in Italia e segretario dell’Istituto Teologico Ortodosso Santa Eufemia, della professoressa Viviana De Marco, docente di Mariologia all’Istituto Teologico marchigiano, e di padre Giuseppe Santarelli, storico della Santa Casa.
