Ci sono almeno 18 bambini tra le centinaia di persone che, secondo quanto riferito, sono state uccise in un’ondata di attacchi con droni e incursioni aeree in tutto il Sudan nell’ultima settimana. Lo rende noto Save the Children, citando le Nazioni Unite: almeno 10 minori sarebbero rimasti uccisi in attacchi condotti con droni durante lo scorso fine settimana, mentre altri tre hanno perso la vita lunedì nella capitale, Khartoum. Giovedì, nel Kordofan settentrionale, cinque bambini della stessa famiglia sono stati uccisi in un attacco aereo, la madre è sopravvissuta, riportando delle ferite. “La recente ondata di attacchi con droni in tutto il Sudan desta profonda preoccupazione per i bambini e le famiglie che stanno già vivendo una delle crisi umanitarie più gravi al mondo. Oltre alla tragica perdita di vite umane, questi attacchi rischiano di compromettere ulteriormente il funzionamento di ospedali, scuole e altri servizi essenziali, mettendo ulteriormente in pericolo minori e famiglie che lottano già per sopravvivere alle conseguenze della guerra. I droni stanno cambiando la realtà di questo conflitto per i minori, perché attacchi aerei e droni raggiungono sempre più spesso comunità lontane dalle linee del fronte, colpendo quasi senza preavviso, la popolazione non può più sentirsi al sicuro, nemmeno nelle aree precedentemente considerate meno esposte al conflitto. Con il ritorno a scuola, questa crescente minaccia non fa che accrescere la paura e il senso di insicurezza. Ogni bambino dovrebbe poter andare a scuola e tornare a casa sano e salvo”, dichiara Claire Henery, direttrice di Save the Children in Sudan, chiedendo alle parti in conflitto di “rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, proteggere i civili e porre fine agli attacchi che mettono a rischio la vita e il futuro dei più piccoli”.