ASCOLI PICENO – Dalla città delle cento torri alla Baviera, la Pala di San Vittore porta con sé un frammento della storia, della fede e dell’identità di Ascoli Piceno. L’opera di Cola dell’Amatrice, realizzata nel 1514 per la chiesa ascolana, è tra le venti testimonianze artistiche protagoniste della mostra “SOS – Save Our Souls. Arte, fede e identità tra i Sibillini e l’Adriatico”, inaugurata il 18 ottobre 2026 al Diözesanmuseum di Freising, in Germania, dove resterà visitabile fino al 31 marzo 2027.
L’esposizione, promossa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata insieme al Museo diocesano di Freising, presenta al pubblico internazionale opere realizzate tra il XIII e gli inizi del XVII secolo. Al centro del percorso non c’è soltanto la ricchezza artistica delle Marche, ma anche il lungo lavoro di recupero, tutela e restauro avviato dopo il terremoto del 2016, che ha profondamente segnato l’Appennino centrale e il suo patrimonio storico e religioso.
La Pala di San Vittore, memoria della città
Tra le opere esposte, la Pala di San Vittore riveste un significato particolare per la comunità ascolana. Dipinta da Cola dell’Amatrice nel 1514 grazie alla devozione dei cittadini, raffigura la Madonna con il Bambino e i santi Vittore, Eustachio, Andrea e Cristanziano. Sullo sfondo si distingue una suggestiva veduta della città medievale di Ascoli Piceno, rappresentata durante un temporale.
Un dettaglio che lega l’opera alla religiosità popolare del territorio: la figura di san Cristanziano richiama infatti la tradizione della sua protezione contro la grandine, fenomeno che nei secoli ha minacciato i raccolti e la vita delle comunità agricole.
La pala era conservata nella chiesa di San Vittore, gravemente danneggiata dal terremoto del 2016. Per garantirne la salvaguardia, l’opera è stata trasferita al Museo diocesano di Ascoli Piceno, dove è custodita in attesa di poter tornare nella sua sede originaria. La partecipazione alla mostra tedesca rappresenta dunque un’occasione per far conoscere oltre i confini nazionali un dipinto che unisce valore artistico, devozione e memoria urbana.
Dall’emergenza alla restituzione alla comunità
Il percorso della Pala di San Vittore si inserisce in un più ampio impegno di tutela che ha coinvolto numerosi beni culturali delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Dopo il sisma, alle operazioni di recupero dalle chiese e dagli edifici monumentali lesionati sono seguiti il trasferimento nei depositi di sicurezza, la catalogazione, la progettazione degli interventi e il restauro delle opere, passaggi indispensabili per garantirne la conservazione e favorirne il ritorno alla fruizione pubblica.
Un lavoro spesso lontano dai riflettori, che ha richiesto la collaborazione di storici dell’arte, restauratori, tecnici e numerosi altri professionisti, sotto il coordinamento della Soprintendenza diretta dall’architetto Giovanni Issini.
«Un lavoro costante, svolto nel rispetto delle esigenze di tutela e conservazione e in dialogo con i proprietari e le comunità, per custodire il valore artistico, religioso e identitario delle opere e accompagnarne la restituzione alla fruizione pubblica», ha sottolineato Pierluigi Moriconi, storico dell’arte della Soprintendenza e curatore della mostra. La conoscenza del patrimonio e il rapporto con il territorio, ha spiegato, hanno permesso di intrecciare la storia delle opere con quella del loro recupero e della loro salvaguardia.
Venti opere, un patrimonio di fede e bellezza
Accanto alla pala ascolana, la mostra propone lavori di importanti artisti che hanno segnato la storia dell’arte tra le Marche e l’Italia centrale. Sono presenti, tra gli altri, Carlo e Vittore Crivelli, Lorenzo Lotto, Allegretto Nuzi, Paolo da Visso, Pietro Alemanno e Marco Palmezzano, oltre a opere di Paolo Bontulli da Percanestro, presentate per la prima volta in un’esposizione.
Tra le testimonianze più significative figura il Polittico di Massa Fermana di Carlo Crivelli, firmato e datato 1468, proveniente dalla chiesa dei Santi Lorenzo, Silvestro e Ruffino e trasferito nella Pinacoteca civica dopo il terremoto. Dalla provincia di Macerata arriva invece il Polittico di Nocelleto di Paolo da Visso, databile intorno al 1470, sopravvissuto alla distruzione della chiesa di Santa Maria in Castellare, nel territorio di Castelsantangelo sul Nera, e messo in sicurezza presso il deposito museale MARec di San Severino Marche.
Opere diverse per epoca, stile e provenienza, accomunate dal legame con le comunità che le hanno custodite per secoli e dalla necessità di proteggerle dalle conseguenze del sisma.
La cultura come cammino di rinascita
La mostra di Freising si propone anche come occasione per raccontare un territorio che, dopo la ferita del terremoto, continua a lavorare per la ricostruzione e la valorizzazione delle proprie risorse. Le opere diventano ambasciatrici dei Cammini della Rinascita, un progetto che mette in relazione borghi, paesaggi, luoghi della cultura e comunità, trasformando il patrimonio diffuso in una risorsa per il futuro.
«Ricostruire non significa soltanto restituire ciò che è stato perduto, ma creare nuove connessioni, rafforzare l’identità dei territori e aprirli a nuove opportunità», ha dichiarato il commissario straordinario del Governo per la ricostruzione post sisma 2016, Guido Castelli, richiamando il valore della presenza delle opere in Germania.
L’iniziativa è stata finanziata dal Ministero della Cultura attraverso il Fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all’estero, annualità 2025-2027, e gode del patrocinio della Regione Marche. Alla realizzazione hanno contribuito le diocesi, gli enti proprietari e i musei prestatori, insieme alle istituzioni e alle realtà territoriali coinvolte.
