SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una Sala della Poesia gremita e un clima di partecipazione hanno fatto da cornice, nel pomeriggio di sabato 17 ottobre 2026, a un incontro culturale ospitato nel suggestivo Palazzo Bice Piacentini, nel cuore del Paese Alto. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione culturale Scintille, ha affrontato il tema «San Francesco e l’universo femminile», proponendo una riflessione sul ruolo delle donne nella vita del Poverello d’Assisi e sulla sua spiritualità.
A guidare il pubblico nel percorso sono stati il giornalista Marco Sprecacè e la professoressa Susanna Faviani, docente di arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare e giornalista da 28 anni. Nel corso della sua attività professionale, Faviani ha collaborato con testate quali il Corriere Adriatico, Avvenire, L’Osservatore Romano e il mensile Cupra e la Val Menocchia. Attualmente è redattrice del settimanale L’Ancora e direttrice del periodico culturale La Conchiglia News.
La Vergine Maria e l’ipotesi delle origini di Monna Pica
La relazione di Susanna Faviani ha preso le mosse dalla figura della Vergine Maria, alla quale san Francesco era profondamente devoto. La tradizione francescana documenta il posto centrale occupato dalla Madre di Gesù nella spiritualità del Santo, che le dedicò preghiere e manifestazioni di particolare venerazione.
L’attenzione si è poi spostata su Monna Pica, nome con il quale è tradizionalmente conosciuta la madre di Francesco. Le ricostruzioni biografiche più diffuse la indicano come originaria della Francia, probabilmente della Provenza. Gli studi storici invitano, tuttavia, alla cautela: il nome Pica compare in una fonte tardiva, mentre le informazioni sulle origini familiari del Santo non sono tutte documentate con la stessa certezza.
Nel corso dell’incontro è stata presentata anche un’ipotesi alternativa, sostenuta dal Centro Studi San Claudio al Chienti, secondo la quale la madre di Francesco potrebbe essere legata alla cosiddetta «Francia Picena», un’area individuata nel territorio marchigiano. In questa ricostruzione viene indicato Belmonte Piceno, nel Fermano, come possibile luogo d’origine.
Si tratta di una tesi che si discosta dalla ricostruzione biografica più consolidata e che necessita di ulteriori riscontri documentali. La sua presentazione ha offerto l’occasione per riflettere sul rapporto tra la storia di Francesco e le tradizioni locali, senza confondere un’ipotesi di ricerca con un dato storico acquisito.
Chiara e Jacopa, due figure significative
Il percorso è proseguito con il ricordo di due donne che ebbero un ruolo importante nella vita di Francesco: santa Chiara d’Assisi e Jacopa de’ Settesoli.
Il rapporto tra Francesco e Chiara fu segnato da una profonda sintonia spirituale, maturata nella comune scelta evangelica e nella vicinanza alla comunità di San Damiano. La loro esperienza costituisce una delle testimonianze più significative della storia del francescanesimo delle origini.
Jacopa de’ Settesoli, nobildonna romana, fu invece legata al Santo da un rapporto di amicizia e familiarità. Secondo le fonti francescane, Francesco la chiamava affettuosamente «frate Jacopa», riservandole un appellativo che testimonia la particolare vicinanza tra i due. La tradizione ricorda anche la sua presenza negli ultimi giorni di vita del Poverello.
La riflessione ha richiamato inoltre la figura della povertà, spesso rappresentata nella tradizione francescana come una donna, e il linguaggio del Cantico di frate Sole, nel quale Francesco chiama «sorella» la morte corporale. Queste immagini esprimono una spiritualità caratterizzata dalla fraternità e da un rapporto con il creato che coinvolge l’intera esperienza umana.
La dignità della persona e l’attualità del messaggio francescano
Uno dei temi emersi durante l’incontro è stato il modo in cui la vicenda di Francesco può ancora oggi stimolare una riflessione sul valore della persona e sulle relazioni umane.
Il rapporto con Chiara e Jacopa, insieme alla centralità della fraternità nella spiritualità francescana, offre spunti per approfondire la sensibilità del Santo nei confronti delle persone incontrate lungo il suo cammino. È opportuno, tuttavia, leggere questi aspetti nel contesto storico e culturale del Medioevo, evitando di attribuire a Francesco posizioni formulate secondo categorie contemporanee.
La sua testimonianza continua a richiamare l’attenzione sulla povertà evangelica, sull’accoglienza e sulla fraternità, temi che mantengono una particolare attualità anche nella società di oggi.
Il dibattito e le tradizioni del territorio
Al termine della relazione si è aperto un dibattito, con particolare attenzione anche al tema dei Catari. Tra gli interventi dal pubblico, quello del divulgatore culturale Filippo Massacci ha contribuito ad arricchire il confronto con ulteriori riflessioni di carattere storico.
Nel corso della discussione è intervenuta anche una signora originaria di Belmonte Piceno, che ha riferito l’esistenza nel proprio paese di una tradizione orale legata a Monna Pica e ai luoghi in cui, secondo tale memoria locale, la madre di Francesco avrebbe vissuto prima del matrimonio.
La testimonianza ha aggiunto un elemento di interesse al confronto, richiamando l’importanza della memoria dei territori e delle tradizioni tramandate nel tempo. Perché possa assumere valore nella ricostruzione storica, tuttavia, tale tradizione necessita di essere confrontata con documenti e altre testimonianze verificabili.
L’incontro si è concluso lasciando aperti diversi spunti di approfondimento: dalle fonti biografiche medievali alla storia delle figure femminili vicine a Francesco, fino al suo carattere e alla complessità della sua esperienza umana e spirituale. Un’occasione per riscoprire il Santo attraverso la storia, la tradizione e il dialogo culturale, mantenendo vivo l’interesse per una figura che continua a parlare a credenti e non credenti.




