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San Benedetto Martire, oggi la festa del Patrono: alcune curiosità

Di Pietro Pompei

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è una memoria che attraversa i secoli, resiste alle controversie e continua a vivere nel cuore di un popolo. È quella di San Benedetto Martire, il Santo che la tradizione riconosce come eponimo della nostra città, il cui nome resta indissolubilmente legato alla sua figura. Oggi, martedì 13 ottobre, la comunità sambenedettese celebra la festa del Patrono, rinnovando una devozione che appartiene alla sua storia e alla sua identità.

La giornata si è aperta alle 8 con la celebrazione della Messa. Alle 10 sarà celebrata l’Eucaristia dedicata a nonni e nipoti, seguita dalla caccia al tesoro per famiglie. Nel pomeriggio, alle 16, si svolgerà la tradizionale processione per le vie cittadine. Alle 17, nella chiesa abbaziale, il vescovo delle diocesi del Piceno, mons. Gianpiero Palmieri, presiederà la solenne concelebrazione eucaristica. Al termine avrà luogo la tradizionale riconsegna della chiave della città a San Benedetto Martire, seguita dalla benedizione in piazza Sacconi.

Ma la festa del Patrono non è soltanto un appuntamento religioso e civile. È anche un’occasione per tornare alle radici della nostra storia, senza lasciarsi trascinare dalla smania dello scoop, dalla ricerca a ogni costo di nuove interpretazioni o dalla pretesa di cancellare, in nome di ipotesi non sufficientemente documentate, ciò che la memoria di una comunità ha custodito per secoli.

A separare il vero dal falso, nella storia degli uomini, c’è sempre la complessità delle testimonianze. Eppure, proprio quando si parla di San Benedetto Martire, sembra che qualcuno avverta il bisogno di mettere in discussione una tradizione antica, quasi che la memoria popolare non abbia alcun valore documentario. Per noi, invece, riconoscere nel Santo Martire Benedetto colui che ha dato il nome alla città non è un limite, ma un motivo di gratitudine. È una storia che ci appartiene e che continuiamo a custodire.

Come si legge nel volume San Benedetto Martire, «la memoria» rappresenta una testimonianza preziosa, soprattutto quando altri documenti, ai quali attribuiamo talvolta un’importanza maggiore, sono andati perduti. Una tradizione, quando affonda le proprie radici lontano nel tempo, non può essere liquidata con leggerezza: ha contribuito a formare la coscienza di un popolo, alimentando la devozione verso quello che è stato riconosciuto come il suo antico eroe, un martire cristiano.

Il resto, naturalmente, è utile. La ricerca storica è necessaria, così come lo è il confronto tra le fonti. Ma altra cosa è cercare a tutti i costi una novità, costruendo ipotesi che finiscono per generare più interrogativi di quanti ne risolvano.

Un nome, una storia e le ipotesi da verificare

Diocleziano, secondo la tradizione, volle la morte del Martire; oggi, invece, c’è chi sembra volerlo sfrattare dall’Ager Cuprense. Tra le ipotesi riproposte negli anni vi è quella secondo cui il nome di San Benedetto del Tronto deriverebbe da un imprecisato convento di Benedettini, del quale sarebbe stata rinvenuta un’effigie con pastorale e mitra, sulla base di notizie attribuite ad archivi romani.

Ma dove sono i documenti capaci di dimostrare questa ricostruzione?

Già il Supplemento mensile del Secolo, il 30 aprile 1897, riportava l’ipotesi secondo cui San Benedetto sarebbe stato in origine un monastero benedettino. La stessa pubblicazione ricordava che le testimonianze storiche relative al luogo non risalivano oltre il XIII secolo, quando gli Ascolani avrebbero in parte distrutto il convento di San Benedetto. Una notizia che, tuttavia, non basta da sola a dimostrare che proprio quel monastero abbia dato origine al nome della città.

La Guida della provincia di Ascoli Piceno, pubblicata nel 1889 a cura del Club Alpino Italiano, costituisce un altro riferimento da prendere in considerazione. Eppure, per comprendere meglio la questione, occorre guardare anche alla storia della nostra chiesa matrice e alle testimonianze relative alla sua origine.

Assumendo come riferimento il 1145, anno tradizionalmente associato alla costruzione del castello da parte dei fratelli Gualtieri, la chiesa viene ricordata come pieve dipendente dai vescovi fermani. Un elemento che, nella ricostruzione qui proposta, invita a distinguere la storia della comunità ecclesiale dall’ipotesi di un’origine monastica del nome cittadino.

Anche la ricerca condotta sul Chronicon Farfense, comprendente la Constructio Farfensis e gli scritti dei secoli IX-XII, non avrebbe restituito, secondo quanto risulta dall’esame richiamato in questa ricostruzione, una menzione di Sancti Benedicti monasterium de Albula. Nel corpus vengono invece ricordati numerosi nomi riconducibili a Benedetto, insieme a diversi luoghi del territorio, da Monteprandone a Monte Cretaccio, da Sculcula a Ragnola e Monte Aquilino, fino al monastero di San Benedetto de Ripa.

Sono elementi che meritano attenzione, ma che vanno letti con rigore, senza trasformare le lacune documentarie in prove definitive a favore di una tesi o dell’altra.

Il Martire e le testimonianze della tradizione

Non è mancato, nel corso del tempo, chi ha ipotizzato che il nostro Martire provenisse dalle catacombe romane. Una ricostruzione che suscitò perplessità anche nello studioso fermano Catalani, il quale scriveva: «S. Benedictus Martyr, qui ei oppido nomen dedit, in quo sacrae ipsius exuviae debito honore coluntur» (De Ecclesia Firmana, p. 46).

Parole che richiamano un dato centrale della tradizione locale: San Benedetto Martire è riconosciuto come colui che ha dato il nome alla città e le cui reliquie sono state venerate dalla comunità.

Il percorso del suo culto non è stato, tuttavia, privo di difficoltà. Nel 1707 la venerazione locale venne sospesa per disposizione del vescovo di Ripatransone, Giosafatte Battistelli, nel contesto delle norme della Sacra Congregazione dei Riti riguardanti il culto dei santi non inseriti ufficialmente nel Martirologio Romano.

La sospensione si protrasse per otto anni. La comunità ottenne poi da Roma il pronunciamento Nihil esse innovandum, «nulla sia cambiato», che consentì di mantenere la devozione e le celebrazioni secondo la tradizione locale. In questa vicenda ebbe un ruolo importante il parroco Polidori, impegnato nella difesa del culto anche nel confronto con il cardinale Prospero Lambertini, che sarebbe diventato papa con il nome di Benedetto XIV.

Una vicenda che dimostra quanto il legame con il Patrono sia stato, nel corso dei secoli, qualcosa di più di una semplice consuetudine: una realtà vissuta e difesa dalla comunità, anche nei momenti di maggiore difficoltà.

Le reliquie e la ricerca scientifica

Un altro capitolo significativo riguarda la datazione delle reliquie attribuite a San Benedetto Martire. Nel 2003, in occasione delle celebrazioni per il diciassettesimo centenario del martirio, il vescovo mons. Gervasio Gestori accolse la proposta del dottor Giuseppe Romani di sottoporre un campione osseo a un’analisi scientifica.

Il 18 ottobre 2003, l’équipe del laboratorio dell’Università di Lecce, diretto dal professor Lucio Calcagnile, procedette all’apertura dell’urna e al prelievo del materiale da esaminare. Secondo i risultati riportati nella documentazione, il campione osseo prelevato dal cranio presentava un’età stimata di circa 1.703 anni, con un margine di errore di 55 anni.

La notizia fu accolta con soddisfazione da quanti vedevano nell’indagine un contributo importante alla conoscenza della storia del Patrono. La datazione al radiocarbonio, infatti, può fornire indicazioni sull’età del materiale organico esaminato; non identifica però, da sola, la persona cui appartenevano i resti. Il risultato costituisce dunque un elemento da valutare insieme alle altre testimonianze storiche e archeologiche, senza attribuirgli conclusioni che il metodo scientifico non può garantire.

Rimane il valore di quella ricerca: affrontare gli interrogativi con strumenti adeguati, senza pregiudizi, ma anche senza rinunciare a un patrimonio di fede e memoria che merita di essere studiato e custodito.

Il 13 ottobre, il dies natalis del Patrono

La tradizione indica il 13 ottobre come il giorno del martirio di San Benedetto. Per la Chiesa, il dies natalis è il giorno della nascita al cielo, cioè della morte del santo o del martire, considerata il suo ingresso nella vita eterna.

Proprio per riaffermare il significato di questa ricorrenza, venne avanzata la richiesta di ripristinare la celebrazione del Patrono nella data del 13 ottobre, distinguendola dalla festa primaverile, legata al ritrovamento e alla traslazione delle reliquie. Quest’ultima, inizialmente fissata al 12 giugno, venne successivamente collocata al sabato precedente l’ultima domenica di maggio.

Le due ricorrenze rispondevano a significati differenti: da una parte la memoria del martirio, dall’altra il ringraziamento per il ritrovamento delle reliquie. La proposta di mantenere distinte le celebrazioni intendeva restituire alla festa autunnale il suo legame con la tradizione del dies natalis.

Per approfondire la vicenda storica del culto sarebbe utile anche ripubblicare in edizione anastatica la Memoria intorno a S. Benedetto M., scritta da Vincenzo Maria Michettoni, che si sofferma sul frammento della lapide tradizionalmente associata alla tomba del Patrono, oggi murato nei pressi dell’ingresso della chiesa abbaziale.

È attraverso lo studio delle fonti, la cura degli archivi e il confronto tra le testimonianze che si può continuare a ricostruire la storia della città. Nel Novecento, molti concittadini hanno dedicato tempo e impegno alla ricerca, proprio mentre venivano riordinati archivi diocesani, parrocchiali e statali. Un lavoro paziente, lontano dalla ricerca dello stupore a ogni costo, che merita di essere conosciuto e valorizzato.

Oggi, dunque, la festa di San Benedetto Martire ci richiama non soltanto alla processione, alla celebrazione eucaristica e ai gesti che rinnovano il legame tra il Santo e la città, ma anche alla responsabilità di custodire la memoria. La storia richiede rigore, le fonti esigono attenzione e le ipotesi devono essere sottoposte a verifica. La devozione, dal canto suo, racconta il rapporto profondo tra una comunità e il suo Patrono.

San Benedetto Martire rimane così parte della storia e dell’identità della città. E il 13 ottobre, nel ricordo del suo martirio, continua a essere per i sambenedettesi un giorno nel quale fede, tradizione e memoria si ritrovano attorno a un nome che attraversa i secoli.