
“Se l’Eucaristia diventa devozione, questo rischia di portarci fuori strada; ci spinge a compiere atti di devozione e rischia di illuderci che quella sia la vera spiritualità eucaristica. La spiritualità eucaristica è invece lasciarsi mangiare, come Gesù. Se sono disposto a questo, allora posso fare la Comunione. Sono disposto a fare comunione con i fratelli, e a ricercare l’unità invece della divisione? Se sì, allora posso accostarmi all’altare. Ci aiuti il Signore a capire questo grande mistero che oggi torna centrale nella festa di San Carlo: lui, ancora bambino, intuisce il valore di questo segno, la forza di questo mistero, e vive nella serenità che Dio sa dare alle anime grandi”. Lo ha detto, ieri sera, mons. Felice Accrocca, vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, nella messa celebrata nella chiesa di Santa Maria Maggiore-santuario della Spogliazione, nella memoria liturgica di san Carlo Acutis. Presenti alla celebrazione anche la madre e il padre di San Carlo Acutis, Antonia Salzano e Andrea Acutis e più di 400 pellegrini e fedeli.
(Foto diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino)
Delle immagini di San Carlo, ha aggiunto il presule, “mi ha colpito la letizia del suo volto, quella letizia serena che si traduce nell’esteriorità dell’aspetto di un ragazzo pacificato. Possa essere un dono che Dio dà alle anime che riposano in Lui. E possa questo dono tradursi anche nella nostra vita”. Come potrà un giovane mantenere pura la sua vita? “Custodendo e osservando la sua Parola. La guida di San Carlo è stata la Parola, l’Eucaristia, i poveri”.
Pur essendo “un ragazzo che poteva permettersi tutto”, “la ricchezza in lui non ha avuto presa, lo ha reso anzi sensibile agli altri: possa questa lezione di vita tradursi nella nostra esistenza – l’auspicio di mons. Accrocca -. L’Eucaristia sia per noi stimolo a donare la vita, sia sensibilità verso i più poveri, e ci aiuti a capire che siamo il Corpo di Cristo, che noi dovremmo provare lo stesso sconcerto e la stessa destabilizzazione che proveremmo se ci trovassimo a calpestare l’Eucaristia. Ogni volta che calpestiamo un altro o lediamo i suoi diritti, è esattamente come se calpestassimo il Corpo di Cristo, e in quel modo non ci è possibile accostarci all’Eucaristia”. Ecco, “San Carlo – ha concluso Accrocca – nella sua giovane esistenza ha saputo trasmetterci questo: possa generare semi di Vangelo e possa la sua memoria restare per noi in benedizione”.
Prima della fine della celebrazione il presule, accompagnato dai genitori, si è recato di fronte alla tomba del santo per la preghiera e benedizione del corpo.