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FOTO Ascoli, la Presidente Giorgia Meloni inaugura la dimora Saladini Pilastri che rinasce e si apre al futuro della città

 

Di Roberto Cestarelli

ASCOLI PICENO – Dopo anni di lavori, Palazzo Saladini – Pilastri torna ad essere protagonista della vita cittadina. Ieri, 8 Ottobre 2026, Ascoli Piceno ha celebrato il recupero di uno dei suoi complessi storici più significativi, restituito alla città dopo un intervento di circa 39 milioni di euro.

Una giornata dal forte valore istituzionale e simbolico, alla quale ha preso parte anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme alle principali autorità regionali e locali.

Circa 9.000 metri quadrati di spazi e un giardino storico di un ettaro raccontano la portata di un progetto che intreccia tutela del patrimonio, rigenerazione urbana e nuove prospettive di inclusione sociale, cultura e servizio alla comunità.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il presidente della Provincia Fabio Salvi, il senatore Guido Castelli e la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano. Hanno partecipato anche i rappresentanti della Quintana, con chiarine, tamburini e sbandieratori, la Fanfara dei Bersaglieri e i gonfaloni della Regione Marche, della Provincia e del Comune.

Accompagnata dal suono delle chiarine, dal rullo dei tamburi e dallo sventolio delle bandiere, Giorgia Meloni ha tagliato il nastro sul ciglio della scalinata che conduce al parco. La Fanfara dei Bersaglieri ha quindi intonato l’Inno nazionale.

Nel parco, sotto uno dei loggiati, la cerimonia è stata accompagnata anche dalla musica di quattro docenti dell’IstitutoMusicaleGaspareSpontini, impegnati al pianoforte, al violino e al violoncello, insieme a una soprano. I brani classici hanno contribuito a creare un’atmosfera di particolare solennità.

Un’inaugurazione che guarda alla piena restituzione alla città

La giornata dell’8 Ottobre segna una tappa importante, ma non coincide ancora con la completa apertura del complesso al pubblico.

Palazzo Saladini – Pilastri è stato recuperato nella sua struttura storica, ma restano da completare alcuni passaggi necessari alla piena operatività degli spazi. L’edificio è ancora privo degli arredi, mentre il parco, pur avendo fatto da cornice alla cerimonia inaugurale, non è ancora stabilmente aperto alla libera fruizione.

Occorrerà quindi procedere con l’allestimento degli ambienti, l’organizzazione dei servizi e la definizione delle modalità di gestione e manutenzione. Per l’apertura stabile del parco, l’Amministrazione guarda alla primavera del 2027, con una previsione che indica il periodo compreso tra Marzo ed Aprile.

L’inaugurazione rappresenta dunque il riconoscimento del lavoro compiuto e, allo stesso tempo, l’inizio di una nuova fase. La sfida sarà fare in modo che gli spazi recuperati diventino luoghi realmente vissuti, capaci di accogliere persone, attività e relazioni.

La visita in anteprima e le parole dell’Amministrazione

Il 7 Ottobre, alla vigilia dell’inaugurazione, i giornalisti e le giornaliste hanno potuto visitare in anteprima il complesso e conoscere alcuni aspetti del progetto. Nel corso dell’incontro sono intervenuti il sindaco Marco Fioravanti, il professor Stefano Papetti e l’assessore ai Lavori pubblici Marco Cardinelli.

Fioravanti ha spiegato la scelta di presentare il palazzo ancora privo degli arredi, per consentire di apprezzare gli esiti del restauro e gli elementi architettonici e artistici recuperati. Dagli affreschi agli ambienti storici, fino al giardino monumentale con il ninfeo, la fontana, l’edicola e la Casa del Caffè, il complesso restituisce una parte significativa della memoria cittadina.

Il sindaco ha definito l’intervento «la più grande opera di tutta la storia del Comune di Ascoli Piceno», sottolineando la portata dell’investimento e le ricadute che, nelle intenzioni dell’amministrazione, potranno interessare non soltanto la conservazione del patrimonio, ma anche il turismo, l’economia e la vita sociale.

Tra le funzioni previste figurano un albergo etico e un ristorante inclusivo, pensati anche per offrire opportunità di formazione e inserimento lavorativo a giovani con disabilità, insieme ad altri servizi e attività rivolti alla comunità.

Il percorso verso la piena apertura richiederà ancora l’allestimento degli ambienti, l’organizzazione della gestione, la manutenzione quotidiana e l’attivazione dei servizi di custodia e sicurezza.

Il parco sarà inoltre intitolato a Papa Niccolò IV, al secolo Girolamo Masci, nato ad Ascoli Piceno e ricordato come il primo pontefice francescano. Una scelta che richiama il legame tra il complesso, la storia religiosa della città e la sua identità.

Stefano Papetti racconta la storia del complesso

Nel corso della visita, il professor Stefano Papetti ha accompagnato i giornalisti e le giornaliste alla scoperta degli ambienti, offrendo una lettura storica ed artistica delle testimonianze emerse durante il restauro.

Il complesso nacque come monastero di monache benedettine, collegato alla chiesa di Sant’Egidio, che conserva tracce di una storia attraversata da diverse epoche e trasformazioni.

La chiesa, originariamente romanica, custodisce testimonianze di particolare interesse. Durante i lavori sono emerse tracce di affreschi duecenteschi, mentre nel Seicento l’edificio venne trasformato secondo il gusto barocco. Insieme alla chiesa del Carmine, Sant’Egidio costituisce una delle testimonianze più significative del barocco ascolano.

Papetti ha illustrato anche il ciclo pittorico del soffitto, con tele inserite in cornici lignee dorate e raffiguranti santi e monache benedettine. L’opera è attribuita a Ludovico Trasi, importante pittore ascolano formatosi a Roma nell’ambiente di Carlo Maratti.

Tra gli elementi recuperati figura anche il grande altare di Lazzaro Giosafatti, artista attivo tra Seicento e Settecento e anch’egli formatosi a Roma. La tela centrale, raffigurante il Riposo durante la fuga in Egitto, è stata recuperata dai depositi comunali, restaurata e ricollocata.

Le indagini condotte durante i lavori hanno permesso di individuare anche tracce di affreschi cinquecenteschi al di sotto delle finiture più recenti, realizzate a finto marmo. Il restauro ha così contribuito a ricostruire una storia che attraversa circa cinque secoli, dal Duecento fino al Settecento.

La vicenda del complesso è proseguita con la soppressione degli istituti religiosi durante l’epoca napoleonica e con l’acquisto del convento da parte della famiglia Saladini, che trasformò l’antica struttura religiosa in una dimora privata.

È proprio questa stratificazione di epoche, trasformazioni e testimonianze artistiche a conferire a Saladini Pilastri un valore che va oltre quello architettonico. Il recupero ha permesso di riportare alla luce una parte della storia di Ascoli, restituendo visibilità a un patrimonio che appartiene alla memoria collettiva.

Un grande cantiere per recuperare un patrimonio storico

Le dimensioni dell’intervento restituiscono la complessità del lavoro compiuto. L’assessore Marco Cardinelli ha ricordato che il progetto ha interessato circa 9.000 metri quadrati di spazi e un parco di circa 10.000 metri quadrati.

Nel cantiere sono arrivati a lavorare, nei momenti di maggiore attività, circa 200 persone al giorno. La prima consegna risale al febbraio 2024, mentre la conclusione della fase principale dei lavori è arrivata nell’autunno del 2026.

L’intervento è stato inserito nel quadro delle opere di rigenerazione urbana sostenute anche dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e ha coinvolto numerose imprese, con una significativa presenza di operatori del territorio.

Il risultato è un complesso nel quale il recupero degli ambienti storici si accompagna alla prospettiva di nuove funzioni. La conservazione della memoria architettonica si intreccia così con l’esigenza di rendere questi spazi nuovamente utili alla collettività.

Giorgia Meloni: «Una struttura magnifica, antica e soprattutto utile»

La presenza della Presidente del Consiglio ha conferito alla giornata una particolare rilevanza istituzionale.

Al termine della cerimonia, Meloni non ha pronunciato un discorso ufficiale, ma ha espresso il proprio apprezzamento per il recupero e per le prospettive sociali legate alla nuova destinazione del complesso.

«Siamo orgogliosi del lavoro che è stato fatto per restituire al Comune di Ascoli una struttura così magnifica, così antica e soprattutto così utile», ha dichiarato, richiamando in particolare le prospettive legate all’abitare e all’associazionismo.

«È un patrimonio. E patrimonio abbiamo lavorato perché rimanesse», ha aggiunto.

Le parole della presidente del Consiglio hanno richiamato un aspetto centrale del progetto: la possibilità che un edificio storico, recuperato e valorizzato, diventi anche uno spazio di accoglienza, partecipazione e attenzione alle persone.

Dall’albergo etico al polo sanitario solidale

Il progetto guarda infatti oltre la conservazione architettonica e prevede l’insediamento di diverse attività.

Tra queste figurano un albergo etico a quattro stelle, con 26 camere, e un ristorante inclusivo, concepiti anche come strumenti di formazione e inserimento lavorativo per giovani con disabilità.

Sono inoltre previsti un centro direzionale del Terzo settore, uffici comunali e un polo sanitario solidale.

L’obiettivo è fare di Saladini Pilastri un luogo capace di mettere in relazione patrimonio storico e servizi, accoglienza e inclusione, cultura e socialità. La sua futura identità dipenderà dalla capacità di tradurre queste prospettive in attività concrete, accessibili e stabili nel tempo.

In questa prospettiva, il valore dell’intervento non si misura soltanto nella qualità del restauro o nell’entità delle risorse impiegate, ma anche nella possibilità che il complesso risponda ai bisogni della comunità.

Sant’Egidio, dalla memoria storica alla nuova vita culturale

All’interno del complesso trova posto anche la chiesa di Sant’Egidio, uno degli ambienti più significativi dal punto di vista storico e artistico.

Per questo spazio è prevista una nuova destinazione culturale, con la trasformazione in auditorium per eventi e iniziative. La futura funzione dovrà conciliarsi con la conservazione delle testimonianze artistiche emerse durante il restauro, permettendo alla chiesa di entrare nella vita culturale del complesso senza perdere il legame con la propria storia.

Il recupero di un edificio di questo genere richiama anche una responsabilità: custodire le tracce del passato e, nello stesso tempo, renderle accessibili alle generazioni presenti e future. La valorizzazione culturale può diventare così un’occasione di conoscenza e di incontro, oltre che uno strumento per mantenere viva la memoria della città.

Il giardino storico e il legame con Papa Niccolò IV

Accanto al palazzo si estende il giardino storico di circa un ettaro, con il giardino all’italiana e la Casa del Caffè, elementi che contribuiscono al carattere monumentale del complesso.

Anche quest’area è stata interessata da un importante intervento di recupero e sarà intitolata a Papa Niccolò IV, al secolo Girolamo Masci, nato ad Ascoli Piceno nel XIII secolo e primo pontefice francescano.

Durante la cerimonia, il vescovo Gianpiero Palmieri ha richiamato il significato dell’intitolazione e il legame tra la figura del pontefice e la storia ascolana.

La benedizione ha accompagnato il momento inaugurale, sottolineando il valore di un luogo destinato, nelle intenzioni del progetto, a diventare spazio di incontro, aggregazione e condivisione. Il giardino e gli ambienti storici potranno offrire occasioni per stare insieme, coltivare relazioni e riscoprire la bellezza del patrimonio cittadino.

Il vescovo ha ricordato anche Sant’Emidio, patrono di Ascoli Piceno e tradizionalmente invocato come protettore dai terremoti, affidando alla sua intercessione il luogo e quanti lo frequenteranno.

Per una comunità, recuperare uno spazio storico significa anche restituire valore ai luoghi nei quali si sono intrecciate, nel corso del tempo, vicende civili, religiose e sociali. Saladini Pilastri conserva le tracce di questa storia e si prepara ad accogliere nuove esperienze di partecipazione.

La vera sfida comincia adesso

L’inaugurazione dell’8 Ottobre rappresenta un traguardo importante per Ascoli Piceno, ma anche l’inizio di un percorso che dovrà condurre alla piena operatività del complesso.

Restano da completare l’allestimento degli ambienti, l’organizzazione dei servizi e l’avvio delle attività previste. Per il parco, l’apertura stabile alla città è attesa a partire dalla primavera del 2027.

Il recupero materiale costituisce il presupposto necessario; la sua riuscita più profonda dipenderà però dalla capacità di dare continuità alle funzioni annunciate e di fare di questi spazi un patrimonio realmente condiviso.

Saladini Pilastri si presenta così come un luogo nel quale storia, arte, verde e nuove forme di servizio potranno incontrarsi. Un bene restituito alla città, chiamato ora a trovare il proprio posto nella vita quotidiana della comunità.

La conclusione dei lavori segna la fine di un cantiere, ma non quella del percorso. La fase che si apre sarà decisiva per trasformare il recupero architettonico in un’occasione concreta di incontro, inclusione e crescita per Ascoli Piceno.