ASCOLI PICENO – Si è tenuta sabato 3 ottobre, dalle ore 16:00, presso la chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno, una tavola rotonda dedicata alla presenza francescana nella città e al patrimonio storico e artistico dell’edificio.
Questo evento si inserisce nell’ampio programma di appuntamenti dedicati alla celebrazione dell’ottavo centenario del Transito di San Francesco. Tali eventi sono iniziati lo scorso 24 settembre e vedranno la loro conclusione e il loro culmine con la celebrazione della festa del Santo Patrono d’Italia, che si sono poi tenute domenica 4 ottobre.
Relatori del convegno sono stati padre Giancarlo Corsini, Vicario Generale delle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto – Ripatransone e Montalto, il professor Stefano Papetti, direttore della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, l’architetto Valerio Borzacchini e il dottor Davide Borzacchini. Erano inoltre presenti padre Danilo Marinelli, parroco della chiesa di San Francesco, e il vescovo Gianpiero Palmieri, al quale è stato chiesto un saluto iniziale.
I saluti di padre Danilo e del vescovo Gianpiero
Padre Danilo: «Siamo felici di accogliervi in questa chiesa e in una giornata così particolare, in cui ricordiamo il Transito di San Francesco. In quest’anno, ottavo centenario della morte di San Francesco, si sono moltiplicati gli eventi dedicati a questo grande Santo. In questo medesimo anno, 2026, abbiamo avuto la felice Provvidenza di aver potuto concludere i lavori di restauro della Chiesa, che è tornata a risplendere della propria luce. Abbiamo pensato a questo incontro al fine di far intrecciare le dimensioni artistiche, spirituali e storiche legate ai temi del francescanesimo».
Vescovo Gianpiero: «Grazie a tutti di essere qui a partecipare a questo momento non solo di informazione, ma soprattutto di riscoperta della spiritualità francescana che è insegna anche del nostro territorio. Il prossimo anno vivremo un ulteriore anniversario: otto secoli dalla nascita di Niccolò IV, papa ascolano e primo papa francescano, a dimostrazione di quanto la presenza di Francesco abbia segnato il nostro territorio e ci coinvolga anche oggi. Questa festività ci spinge a riscoprire le radici di fede e spiritualità da cui siamo segnati e, allo stesso tempo, a cercare un modo di rendere tali radici sempre più attuali».
“Il francescanesimo in città”. L’intervento di padre Giancarlo
Ad aprire l’incontro è stato padre Giancarlo, il quale si è concentrato sulla presenza del francescanesimo in città: «Francesco è sicuramente l’uomo del Vangelo. Dopo la sua conversione intendeva semplicemente vivere il Vangelo con semplicità, lavorando e pregando. L’arrivo dei compagni lo “costrinse” a pensare ad una struttura: nel 1211 nasce il primo proposito di vita e si giunse poi alla regola francescana nel 1223. Fissare regole era visto da Francesco come mettere una camicia stretta ma necessaria, perché se l’intuizione non diventa istituzione, rischia di scomparire. Nel 1221 la risposta divina a Francesco fu: “Il Signore non ti ha mandato solo per te, ma anche per gli altri”. È allora che il francescanesimo arrivò in città. Qui nacque il bisogno di una chiesa, che divenne sempre più grande e fucina di evangelizzazione. Il francescanesimo cittadino comincia a legarsi con il nuovo ambiente: nascono il coro, il capitolo, il dormitorio, la chiesa e la biblioteca».
“San Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio”. Parola al professor Papetti
In seguito ha preso la parola Stefano Papetti, che ha proposto un percorso storico-artistico sulla figura di San Francesco tra XIII e XVIII secolo:
Affresco di San Francesco (Subiaco): Considerato il più antico ritratto di San Francesco, fu realizzato quando era ancora in vita, senza aureola e senza stimmate. Mostra un occhio più grande e uno più piccolo, rappresentazione di una malattia che il Santo aveva già in gioventù.
San Francesco e storie della sua vita (Bonaventura Berlinghieri, 1235): Conservata a Pescia, l’opera rappresenta il Santo mentre realizza sei miracoli. Le stimmate sono raffigurate come macchie nere che ricordano la testa dei chiodi.
Ritratto di San Francesco e Tavola di San Francesco (Cimabue): Le due opere sono custodite ad Assisi. La tavola venne usata come coperchio per la prima cassa mortuaria del Santo; in essa sono evidenziati gli occhi, le orecchie a sventola e la piaga sul costato.
La predica agli uccelli (Ascoli Piceno): Affresco risalente al periodo di papa Niccolò IV. Secondo la storica Chiara Frugoni, gli uccelli sono la rappresentazione delle classi sociali: i più comuni rappresentano i poveri, mentre i rapaci rappresentano la nobiltà.
Affreschi di Giotto (Assisi): Tratti dalla biografia ufficiale di Bonaventura da Bagnoregio. Comprendono L’omaggio dell’uomo semplice (con Francesco vestito d’azzurro, colore della nobiltà), San Francesco rinuncia ai beni (mentre il padre Bernardone raccoglie gli abiti e il vescovo lo copre) e San Francesco riceve le stimmate.
San Francesco riceve le stimmate (Tiziano, 1561): Conservato presso la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, il dipinto mostra Francesco nel momento in cui riceve le stimmate, con un’originale prospettiva dal basso.
San Francesco in meditazione (Caravaggio, 1605-1606): Rappresenta il Santo come lo volevano i cappuccini, con un lungo cappuccio, influenzato dalle visioni sacre del Concilio di Trento.
San Francesco in estasi (Guido Reni, 1622) e San Francesco in adorazione del crocifisso (Guercino, 1649): Il primo esprime un classicismo seicentesco; il secondo è importante per la donazione alla Cattedrale di Pescara effettuata nel 1929 da Gabriele D’Annunzio.
L’estasi di San Francesco (Giambattista Piazzetta, 1729): Mostra il momento suggestivo delle stimmate e dell’angelo, con il sangue raccolto in un secchio sottostante.
Valerio Borzacchini: Ascoli e gli Ordini religiosi
L’architetto Borzacchini ha approfondito il rapporto tra la città e gli insediamenti degli Ordini religiosi: «I seguaci di Francesco si sistemarono inizialmente a Campo Parignano. Nell’ottobre del 1258 i frati acquistarono una porzione di suolo detta “vicolo delle scale”, nei pressi di Piazza del Popolo, area centrale dell’antica città romana, ove s’incontravano cardo e decumano massimo. Presso il sopra citato vicolo fu avviata la costruzione della chiesa e del convento, che ospitò anche papa Niccolò IV e Sisto V. La posa della prima pietra avvenne nel 1258 e venne benedetta da papa Alessandro IV. L’iniziale progetto romanico subì un’evoluzione gotica, da rintracciare negli slanciati pilastri e negli archi della navata. Il 24 giugno 1372 il tempio fu consacrato dal vescovo Giovanni Acquaviva e dedicato a San Giovanni Battista. La ricostruzione riprese nel 1443 sotto la direzione di Matteo Roberti da Como; a questo periodo risalgono le cappelle laterali. La torre esagonale sul fianco sinistro fu costruita attorno al 1444, mentre la torre su Piazza del Popolo venne completata nel 1461. Nel 1510 venne inaugurato il monumento al papa Giulio II. Tra il 1522 e il 1545 si dette inizio alla costruzione delle volte a crociera. L’ultimo intervento strutturale fu la costruzione della cupola tra il 1547 e il 1549. Nel corso del Settecento furono eseguite trasformazioni in stile barocco, rimosse negli interventi effettuati tra il 1852 e il 1858, quando fu ricostituito l’aspetto originario dell’edificio. Negli anni 1938-1939 furono eseguiti lavori di restauro e, dal 1958, furono realizzate le vetrate istoriate».
Davide Borzacchini ci racconta della chiesa di San Francesco
L’ultimo intervento è stato quello del dottor Borzacchini, che ha ripercorso il recente recupero del monumento: «Sul degrado abbiamo trovato: depositi incoerenti, nerofumo, velatura alterata e ossalati sul travertino, scialbi a calce, vecchi interventi ammalorati, fratture con distacchi di modanature e infiltrazioni d’acqua con sali e muffe. I nostri criteri sono stati: intervento minimo, compatibilità, conservazione, reversibilità e cantiere aperto al culto con piattaforme a “ragno”. Le fasi di restauro hanno previsto: rimozione dei depositi con pennelli e aspiratori, microstuccature, iniezioni di malte naturali, pulitura con tensioattivi e impacchi, rimozione delle stuccature vecchie, convertitori di ruggine, riadesione con resine epossidiche, stuccatura finale, ritocco a calce o acquerello e tinteggiatura minerale. Tra i rinvenimenti annotiamo: un’iscrizione gotica medievale (“IN DEI NOMINE AMEN”) e un’iscrizione rinascimentale in caratteri capitali romani su quattro pannelli, probabile elenco di nomi di benefattori o committenti».

































































