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Intervista al Maggiore Francesco Tessitore: “San Benedetto resterà per sempre nel mio cuore”

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci sono eroi di cui spesso non ci accorgiamo: uomini e donne che non cercano il clamore, che attraversano le nostre strade con passo silenzioso e che rischiano la vita ogni giorno con la naturalezza di chi ha scelto di servire lo Stato. Vegliano su di noi nel tran tran quotidiano e anche quando la città dorme, si espongono quando gli altri arretrano, trasformano il rischio in un gesto naturale di servizio. Sono presenze che non chiedono riconoscenza, ma che sorreggono la comunità come colonne invisibili, portando sulle spalle un coraggio che non fa rumore.

Sono le donne e gli uomini dell’Arma dei Carabinieri. E tra questi, per cinque anni, qui a San Benedetto del Tronto, c’è stato anche il Maggiore Francesco Tessitore, che Giovedì 17 Settembre 2026 ha lasciato la città rivierasca per un nuovo incarico a Palermo, portando con sé la bellezza di una comunità che, come ha detto egli stesso, resterà per sempre nel suo cuore.

Tessitore era arrivato nell’Agosto del 2021, capitano allora quarantacinquenne, con lo sguardo attento di chi aveva già attraversato periferie difficili, scuole rumorose, indagini complesse e giovani vite da proteggere.
Nel Piceno ha guidato la Compagnia dei Carabinieri di San Benedetto del Tronto, ha affrontato casi che hanno segnato la cronaca e la comunità e ha parlato a migliaia di studenti e studentesse, portando la legalità nelle aule come un seme da custodire.
Ora Palermo lo ha accolto con un nuovo incarico investigativo. Proprio ieri, infatti, Giovedì 1° Ottobre 2026, il Maggiore Tessitore ha assunto ufficialmente il Comando dei Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica – NOE (Nucleo Operativo Ecologico) di Palermo.

Lo abbiamo intervistato per fare il punto sul tema della sicurezza nella Riviera e per ripercorrere insieme a lui questi cinque anni.

San Benedetto del Tronto, “una realtà frizzante”

“Il bilancio professionale è ricco di fatti, esperienze ed avvenimenti – racconta Tessitore, senza entrare nei dettagli -. San Benedetto è una realtà frizzante: richiama turisti … e non solo. Per questo necessita di attenzione. E questa attenzione è stata data con il massimo impegno. Ci sono stati dei risultati e sono veramente molto soddisfatto di quello che abbiamo dato alla comunità”.

Il Maggiore non ama gli allarmismi e spiega: “Sotto l’aspetto prettamente strategico, preferirei non parlare, perché non mi piace fare una scala di reati. San Benedetto è una realtà che ripete, in proporzione, ciò che accade a livello nazionale. Quindi ciò che capita in Italia capita anche a San Benedetto. Non mi viene da dire che ci sia qualcosa in più o in meno rispetto al passato. C’è semplicemente un progressivo imbruttimento della realtà sociale, che oggi necessita di una maggiore attenzione.

Quando parlo di ‘imbruttimento della realtà sociale’, non mi riferisco necessariamente alle fasce economiche più deboli. La povertà non è un parametro sul quale fare affidamento. Pensiamo spesso che chi è povero sia più portato a delinquere, ma non sempre è un’equivalenza valida. Abbiamo persone molto ricche, che fanno cose veramente immonde, così come abbiamo persone povere che riconoscono, nella povertà, anche il bene.
Non voglio fare, quindi, una scala di reati: non sarebbe corretto, perché si rischierebbe di fare una sorta di graduatoria e anche di dare alle persone una nuova o diversa percezione”.

La sicurezza, tra realtà e percezione

A proposito di sicurezza, il Comandante precisa: “Ogni persona percepisce la sicurezza in modo diverso. Uso un’immagine semplice per far comprendere quello che voglio dire. Se lei dovesse subire un furto, direbbe sicuramente che qua non si sta bene. Chi invece non lo subisce, anche a 100 metri da casa sua, direbbe che questo è un paese bellissimo!”. Poi rassicura: “Se vogliamo affrontare l’argomento in maniera oggettiva ed equilibrata, possiamo dire che a San Benedetto i reati ci sono – come in altre città del resto -, ma non siamo in una situazione di preoccupazione“.

In merito alla zona di Ponterotto, in particolare, Tessitore risponde con delicatezza: “Questa è una domanda difficile. La Caritas diocesana svolge un servizio encomiabile, perché ha a che fare con una fetta di popolazione profondamente disagiata. Tutti i volontari, che operano lì, offrono pasti ed assistenza a persone che vivono enormi difficoltà umane e sociali, che a volte hanno comportamenti inconsueti, che abusano di alcol perché cercano una via di fuga dai loro problemi. Sotto l’aspetto umano c’è tutta la nostra solidarietà. Comprendo, però, anche la legittima preoccupazione dei residenti, sia per il decoro della zona sia per l’eventualità che ragazzi e giovani possano trovarsi di fronte a situazioni problematiche. Noi stiamo facendo la nostra parte: abbiamo aumentato la presenza delle Forze dell’Ordine e, insieme all’Associazione Carabinieri in Congedo, abbiamo predisposto anche un presidio che svolge una funzione di deterrenza e di raccolta di informazioni utili“.

La grande eredità umana ricevuta

Quando si parla del bilancio umano degli anni sambenedettesi, il tono del Comandante si fa più morbido: “Sul piano umano sono contentissimo – dice -. Tra le tante storie, ce n’è una che non scorderò mai. Durante il suo ultimo compleanno, ho avuto il privilegio di passare al nostro Brigadiere Patani, di 109 anni, una telefonata del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, il Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo. Di quella telefonata due cose mi hanno colpito. Prima di tutto la straordinaria umiltà del nostro longevo Carabiniere: a 109 anni uno può permettersi di dire tutto: invece si è mostrato talmente umile da chiedere quasi scusa per il modo in cui si stava ponendo. Una grande lezione di umiltà. Poi, l’altra cosa, è stata la risposta del Comandante Generale, che gli ha detto: «Si tenga pronto!». Un’esclamazione che, per noi Carabinieri, diventa un monito ad essere sempre pronti: la vita, infatti, chiama sempre, anche quando sembra aver già detto tutto“.

“In questi anni, poi, ho avuto modo di interloquire con la popolazione giovane, con gli studenti e le studentesse delle Scuole sambenedettesi di ogni Ordine e Grado, dalle Scuole Primarie fino all’Università – prosegue Tessitore -. Abbiamo organizzato un grande numero di incontri sulla legalità e c’è stata sempre una risposta molto importante”.

Il valore prezioso di una rete che funziona bene

Tra i numerosi temi affrontati nelle Scuole, c’è anche quello della violenza di genere. Quando si parla di questo, il Maggiore Tessitore non usa giri di parole: “C’è un problema ed è serio. Noi lo stiamo affrontando con personale preparato, che ha seguito specifici corsi di formazione, per offrire il massimo sostegno alle vittime”.

“Il primo lavoro lo facciamo nelle scuole – spiega -, sia per divulgare una cultura di uguaglianza e di parità tra i giovani, sia per far sentire una presenza forte dello Stato e non far sentire sole le donne. Molto spesso, infatti, le vittime di questi reati odiosi non riescono ad avvicinarsi alle Istituzioni perché temono di aggravare ulteriormente la propria situazione. Noi ribadiamo continuamente che esiste un percorso dedicato.

Poi abbiamo realizzato una stanza dedicata, più accogliente e più umana rispetto agli standard tradizionali delle Pubbliche Amministrazioni. L’abbiamo predisposta per mettere a proprio agio le donne e consentire loro di rendere dichiarazioni in un ambiente più sereno. Quel momento iniziale, infatti, è molto importante, perché si spiega alle vittime tutto il percorso successivo. Durante la denuncia, non vendiamo sogni, bensì presentiamo la realtà per quella che è. Specifichiamo che andranno incontro ad un percorso difficile e doloroso, ma garantiamo sempre che nessuna donna verrà lasciata sola.

Preciso che è vero: ogni donna verrà sempre accompagnata. A San Benedetto, infatti, ci sono strutture che funzionano molto bene ed associazioni che forniscono supporto legale gratuito, assistenza pratica e, se necessario, anche soluzioni abitative per le donne e per i loro figli. E poi ci siamo noi Carabinieri: le nostre centrali operative sono sempre a disposizione e noi garantiamo una disponibilità continua. È vero che tutti possiamo sbagliare, ma bisogna credere nel sistema. Nel mio modo di vedere, a San Benedetto il sistema di rete funziona bene. Anche quando si incontra qualche ostacolo, è importante insistere e richiedere con fermezza l’attenzione necessaria. In tal modo le cose si risolvono”.

Poi aggiunge: “A San Benedetto, il rapporto costruito con le istituzioni e le realtà del territorio è stato veramente bellissimo! Ogni struttura istituzionale ha risposto alle esigenze dell’Arma, così come l’Arma ha risposto alle esigenze delle varie strutture. C’è stata una forte sinergia con tutti, in particolar modo con le altre Forze dell’Ordine. Quella che io chiamo la “squadra Stato”, a San Benedetto, funziona!“.

La comunità come responsabilità condivisa

Chiediamo al Maggiore quale sia il suo punto di vista sul fenomeno della massoneria e se esistano, secondo lui, profili di attenzione per le Forze dell’Ordine, quando si intrecciano relazioni tra ambienti massonici, politica, economia e criminalità. E Tessitore risponde con un sorriso: “Riguardo a questo aspetto, non ho assolutamente elementi per poter formulare una risposta significativa. Preferisco andare oltre, anche perché sono contrario al complottismo e alle interpretazioni prive di fondamento. La mia organizzazione ha sempre lavorato nella massima trasparenza. Tutto quello che facciamo, lo facciamo alla luce del sole e cerchiamo di farlo nel migliore dei modi”.

Proseguiamo dunque parlando della comunità sambenedettese, con la quale il Maggiore dichiara di aver instaurato “un rapporto bellissimo”: “A tal proposito, colgo l’occasione per dire che il ruolo della comunità è essenziale per una vita sociale all’insegna dell’ordine, della pace e della concordia. La Costituzione, infatti, distribuisce la responsabilità su tutti. Non è solo un principio: è un invito! Spesso abbiamo una concezione molto radicata, secondo cui certe cose spettano soltanto a chi è pagato per farle. Secondo la nostra Carta fondamentale, invece, ognuno di noi deve fare la propria parte, per quello che può fare secondo le proprie possibilità culturali ed economiche“.

Da qui l’appello a tutti i cittadini e le cittadine, a chi è abituato ad esitare, a chi ha paura, a chi – almeno una volta – ha pensato ‘Non è compito mio’: “Una comunità attenta e solidale è fondamentale. Perciò, anche quando non c’è obbligo di legge, esiste un obbligo morale di concorrere al benessere della collettività. Se, per contribuire a questo benessere, devo testimoniare o denunciare, allora lo devo fare!“.

Alla domanda se abbia mai avuto paura, Tessitore risponde con naturalezza: “La paura del rischio c’è sempre, ma quello dei Carabinieri è un lavoro nel quale il rischio è insito. Noi andiamo a cercare i problemi! E oggi è anche più difficile di un tempo. Se prima bastava indossare l’uniforme per ottenere rispetto, oggi servono competenza e tanta passione. Un po’ è normale preoccuparsi, ma io vedo soprattutto il lato bello della nostra professione: contribuire al bene della comunità, fare qualcosa che magari non arricchisce molto economicamente, ma tanto spiritualmente“.

E ai giovani, uomini e donne, che sognano di entrare nell’Arma, Tessitore offre una frase che sembra una benedizione: “Il nostro è un viaggio meraviglioso, ricco di soddisfazioni, da affrontare con coscienza e passione. Poi il resto viene da sé!“.

E coscienza e passione sono proprio gli ideali su cui ha plasmato la sua vita, umana e professionale. La storia del Maggiore è un mosaico di luoghi e ruoli: Caserta, Napoli, Palermo, Monreale, Gangi, Reggio Calabria e ora nuovamente Palermo.
“Tra una caserma ed un’altra, ho raggiunto la veneranda età di 50 anni – dice Tessitore sorridendo -. L’esperienza a San Benedetto mi ha formato ulteriormente. Adesso sono tornato in Sicilia, dove ho appena iniziato a dirigere un’unità investigativa che si occupa di reati ambientali, quindi di rifiuti, sicurezza energetica, terre rare, sfruttamento energetico del territorio e di tutto ciò che ha a che fare con i grandi interessi economici che ruotano attorno a questi temi. Parlo di ritorno perché in passato, sempre a Palermo, ho operato nel Nucleo Investigativo di Monreale, dove mi sono occupato di mafia. Da oggi mi occuperò di ecomafie”.

Il saluto alla città di San Benedetto del Tronto e il messaggio ai colleghi e alle colleghe

Alla fine, il Maggiore si congeda con gratitudine: “Ho avuto il privilegio di comandare una squadra di persone capaci. Abbiamo fatto tanto e il mio sentimento verso di loro è soltanto di gratitudine. Ho avuto l’onore di guidare una squadra già perfetta. Ho aggiunto qualche piccola sfumatura, ma il merito va a loro. Tutte le persone che si sono rivolte ai Carabinieri hanno ricevuto una risposta, grazie a loro, e questo oggi non è affatto scontato! E la comunità è fortunata a poter contare su una bella Compagnia come questa!“.

Infine un ultimo sguardo alla città: “Sono innamorato di San Benedetto! Il primo giorno che arrivai, pensai: ‘Non è possibile che esista una realtà così bella, sia per la straordinarietà dei paesaggi sia per la qualità della vita!’. Mi sbagliavo! San Benedetto è così: bella dentro e fuori. E resterà per sempre nel mio cuore!”.

E così, con la certezza che alcune città – ed alcune esperienze – restano per sempre, Tessitore è giunto a Palermo.

In un tempo in cui il coraggio viene spesso confuso con il clamore, l’esperienza sambenedettese del Maggiore Francesco Tessitore racconta il contrario: che il servizio più autentico è quello che non cerca applausi ma risultati, quello che non pretende riconoscenza, ma semina fiducia. E forse è proprio per questo che San Benedetto saluta il suo Comandante con gratitudine, consapevole che alcune presenze continuano ad abitare un luogo anche dopo la loro partenza. Silenziosamente, come fanno gli uomini e le donne che hanno scelto di servire.

Al Maggiore Francesco Tessitore la nostra Redazione rivolge il caro saluto della comunità sambenedettese e un sincero augurio di buon lavoro per l’assunzione del suo nuovo e prestigioso incarico.