ASCOLI PICENO – «Ci ritroviamo con gioia per questa Solennità della Madonna delle Grazie, in questa Cattedrale, a pregare insieme e a chiedere l’intercessione di Maria, Madre nostra e Madre di Dio. Poco fa abbiamo, insieme ai rappresentanti delle altre religioni, chiesto il dono della Pace ed è straordinariamente bello vivere questo momento di Eucarestia come Comunità Cristiana per chiedere al Signore e alla Madre di tutti il dono della Pace e della Grazia».
Con queste parole Gianpiero Palmieri, vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto – Ripatransone e Montalto, ha introdotto la Santa Messa in onore della Solennità della Madonna delle Grazie, che si è tenuta domenica 27 settembre, alle ore 18, presso la Cattedrale di Sant’Emidio ad Ascoli Piceno.
La funzione, presieduta dal vescovo Gianpiero e concelebrata da diversi sacerdoti della diocesi di Ascoli Piceno, ha rappresentato la conclusione della settimana dedicata alla Solennità della Madonna delle Grazie e ha visto il coinvolgimento di moltissimi fedeli, tra cui il sindaco del Comune di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti. I fedeli hanno riempito la Basilica. Doverosa una menzione per il Coro Diocesano, diretto da don Francesco Fulvi, che ha accompagnato la celebrazione con maestria.
La regina Ester e Paolo: una Donna e un Uomo di Pace
Dopo la proclamazione delle Letture del giorno e del Vangelo, il vescovo Palmieri ha preso la parola per l’omelia, dedicata al tema della Pace:
«Quando il Signore manda i discepoli in tutti i villaggi d’Israele e in tutti i villaggi dei pagani, dice loro di verificare che nelle case ci siano dei Figli della Pace. Costoro sono riconoscibili perché aprono la porta di casa e ospitano due discepoli vestiti come dei poveri. Lo Spirito Santo allarga il cuore e spinge a essere Uomini e Donne di pace e io vorrei sottolineare due aspetti: l’uomo di Pace prega senza stancarsi mai e paga di persona per la Pace.
Pensate alla regina Ester della Prima Lettura: lei mette da parte tutti i segni della sua regalità e, con tutto il cuore, prega per la pace senza stancarsi: “Sono sola, Signore. Non ho altri che te, Signore. Aiutami a salvare il mio popolo dalla distruzione”. La regina Ester pagherà di persona: per ottenere giustizia da parte del re, rischia la vita e lo fa ben consapevole di ciò a cui va incontro. Rischia la vita perché la Pace è il bene più alto.
Pensate a Paolo nella Seconda Lettura: egli ha a cuore la pace della Comunità Cristiana, che era messa in discussione dal conflitto tra ebrei, diventati cristiani, e pagani, diventati cristiani. Paolo dice: “Basta la Fede, basta il Battesimo. Non servono la circoncisione o l’osservanza di tutti i principi della Torah”. Paolo supplica Dio per il suo popolo dicendo: “Vorrei essere io stesso separato da Cristo, cosa quasi impossibile per me, purché sia a vantaggio del mio popolo”. Il Figlio della Pace prega incessantemente senza stancarsi e, se necessario, sacrifica la vita.
Pensate al Vangelo, all’episodio delle Nozze di Cana. Qui Dio manifesta il suo progetto: le nozze tra Dio e gli uomini, che trovano compimento nella persona stessa di Gesù, il Figlio di Dio che diventa una sola cosa con l’umanità. In queste nozze Maria ci rappresenta tutti e l’umanità, che prega perché non ha più vino, ci offre un’immagine simbolicamente potentissima: l’umanità prega per quello che manca, quindi per la Pace e la Giustizia.
Senza vino la festa finisce perché non c’è più ciò che la rende possibile. La festa dell’umanità termina perché c’è la guerra e non la pace, perché non c’è futuro. La festa termina nel momento in cui crescono conflitti e inimicizie. La risposta del Signore a Maria è: “Non è ancora giunta la mia ora, ma verrà”, e Maria: “Qualunque cosa Egli vi dica, fatela”.
Possiamo osservare che siamo proprio noi i servi: ascoltiamo la Parola di Gesù e cerchiamo di metterla in pratica anche quando ci sembra impossibile. Oggi il Signore ci prende e ci dice: “A voi che siete miei servi, che vi mettete in ascolto della mia Parola, che siete preoccupati per le nozze tra Dio e gli uomini, dico: rimboccatevi le maniche, anche quando vi sembra che io vi chiami a cose impossibili”.
Papa Leone, con molto coraggio, ha detto: “Le religioni del mondo, nel loro stesso DNA, sono per la pace e soltanto quando qualcuno forza la realtà può usarla per la guerra. Scrivete ognuno di voi ai responsabili delle vostre Nazioni e dite con chiarezza: ‘Noi vogliamo la pace’”.
Credo che questo sia quello che siamo chiamati a fare: invocare la pace senza timore e senza stancarci».
Processione per le vie del centro
Conclusa la celebrazione, i fedeli sono stati fatti accomodare fuori dalla Cattedrale e, sotto la sapiente guida di don Luigi Nardi, parroco della stessa, sono stati messi in ordine per la processione.
Protagonisti di quest’ultima sono stati proprio i fedeli che, con la loro grande affluenza, hanno reso la processione ancora più suggestiva, insieme alla maestosa effigie della Madonna delle Grazie, portata dai membri della Confraternita omonima.































































