Sopra la locandina dell’appuntamento che si terrà domani, 23 settembre. A breve pubblicheremo un articolo in merio.
ASCOLI PICENO – Si è tenuto lunedì 21 settembre, dalle ore 18:00, presso la Bottega del Terzo Settore di Ascoli Piceno, un incontro dedicato all’accoglienza dei migranti, alle nuove norme europee in materia di asilo e migrazione e alle loro conseguenze sulle persone. L’appuntamento, inserito nel più vasto programma del Festival del Sociale e dal titolo “Accoglienza e nuovo patto europeo su migrazione e asilo. Nuove norme, diritti, esperienze concrete, la storia di Samba”, ha messo a confronto il quadro normativo con le esperienze vissute sul territorio. Tutto questo a partire dalla storia di Samba Manneh.
Relatori dell’incontro sono stati Oliviero Forti, Docente di Geopolitica presso L’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e responsabile del Servizio accoglienza e integrazione migranti e rifugiati di Caritas Italiana, la professoressa Antonella Roncarolo, volontaria Caritas e scrittrice, ed il sopra citato Samba Manneh, che ha portato la propria esperienza. A fare da moderatrice Nastasia Pescatore, Responsabile dei servizi di accoglienza dell’Associazione Betania e della Caritas di Ascoli Piceno.
Molti sono stati i presenti, soprattutto operatori e volontari del mondo Caritas; in particolare Giorgio Rocchi, Direttore della Caritas diocesana di Ascoli Piceno, don Giovanni “Gianni” Croci e Fernando Palestini, rispettivamente Direttore e Vicedirettore della Caritas di San Benedetto del Tronto. Per quanto riguarda le autorità civili erano presenti Massimiliano Brugni, Vicesindaco di Ascoli Piceno, Giovanna Longhi e Francesco Magni, rispettivamente Prefetta e Viceprefetto Aggiunto di Ascoli Piceno, Simona Alfonsi, Assessore con delega alle politiche sociali del Comune di San Benedetto del Tronto, Alessandro Gullo e Claudia Caselgrandi, rispettivamente Questore e Commissario Capo della Polizia di Stato di Ascoli Piceno.
L’iniziativa è stata proposta dalla Caritas diocesana di Ascoli Piceno insieme alla Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, all’Associazione PAS – Polo Accoglienza Solidarietà, all’Associazione Betania Odv e alla Fondazione Caritas di San Benedetto del Tronto.
Ad aprire l’incontro è stato l’intervento di Nastasia Pescatore, Direttrice del Centro di accoglienza straordinaria · Associazione Betania Odv: «Questa sera parleremo di norme per poi spostarci e parlare di persone che vivono il macro-mondo dell’immigrazione o fenomeno migratorio».
Il saluto delle autorità
Massimiliano Brugni, vice sindaco di Ascoli Piceno: «È molto bello parlare non solo di norme, ma anche di persone; infatti, attraverso la storia di Samba comprendiamo meglio che abbiamo a che fare con persone, non con numeri e noi, come istituzione, siamo chiamati ad andare incontro all’inclusione più totale delle persone che vengono nel nostro territorio e partecipano attivamente alla crescita del nostro Paese».
Simona Alfonsi, Assessore al Sociale di San Benedetto del Tronto: «La nostra presenza è atta a lanciare un messaggio: fare rete perché le tematiche sono importanti. Vivere insieme non è facile, ma dobbiamo metterci in moto per poter lavorare e condividere le varie situazioni per creare una vita dignitosa per tutti».
Giorgio Rocchi, direttore della Caritas di Ascoli Piceno: «Partecipare al Festival del Sociale non è solo concorrere ad un’esibizione di capacità e di forza, ma è voler sostenere una rete di relazioni e riconoscere che l’impegno del tempo, più che essere del tempo libero, è di quello donato. Mettere insieme le energie significa anche recuperare non solo atteggiamenti di soluzione dei problemi, ma anche quello di promozione di una mentalità e di un atteggiamento di accoglienza, in cui, ad essere dominante, non è l’efficienza, ma una relazione di umanità nei confronti delle fragilità dello straniero, perché nessuno in questa Terra può essere straniero o considerato altro».
Il neo Questore Alessandro Gullo della Questura di Ascoli Piceno: «Normalmente rispondiamo con la nostra attività: l’integrazione è il futuro e, per questo, vi assicuro che cerchiamo di impegnarci al massimo sia con tutte le nostre forze, sia con tutta l’umanità possibile. Il nostro sguardo è rivolto a chi ci sta di fronte e la nostra mano è sempre tesa. Siamo qui per lavorare e cerchiamo di farlo bene».
Parola ai relatori
Oliviero Forti: “L’articolo 4 della normativa accoglienza ci rende garanti del benessere dei migranti”
Il primo a prendere la parola è stato Oliviero Forti. Il suo intervento si è concentrato sull’illustrazione, mediante l’uso di apposite slide, del concetto di Patto europeo sulla migrazione e sull’asilo e della Direttiva accoglienza: «Perché è stato scelto il termine patto? È un accordo a livello europeo, dopo anni turbolenti, riguardante il tema dei migranti: 27 Paesi che hanno adottato politiche diverse, creando frizioni importanti. Il patto è nato affinché questa materia delicata trovasse una sintesi per accontentare le istanze di tutti. Dopo anni di lavoro si è giunti a questo “corpus” normativo: 9 regolamenti e una direttiva. Molte cose sono state regolamentate, ma mi concentrerò sulla Direttiva Accoglienza n. 1346/2024, una refusione di quella del 2013, il cui contenuto è stato ampliato e integrato. Con essa si è cercato di superare la principale criticità: i movimenti secondari (migranti che, arrivati ad esempio in Italia, vanno in Germania). La disparità dei servizi erogati nei 27 Paesi spinge le persone a muoversi verso standard di qualità più alti. Tuttavia, la linea di permettere i movimenti secondari non è passata; il patto ha trovato il compromesso di applicare uno standard di servizi comune a tutta Europa per disincentivarli. C’è però un primo elemento di fragilità: la disciplina è affidata ad una direttiva. A differenza del regolamento – fisso e senza margini – la direttiva è più arbitraria, e il rischio di creare divari tra gli Stati esiste ancora. Allora interviene l’articolo 4 della normativa: se esiste la possibilità di un trattamento di favore, che venga usato. Il principio è: “se io do un minimo, voi Stati offrite il massimo”. Tuttavia, anche questo articolo è fallibile, perché fortemente sensibile alla tipologia di governo».
Il professor Forti passa poi a spiegare e commentare i vari articoli presenti all’interno della direttiva e conclude l’intervento con una particolare metafora: «La direttiva è un prodotto sofisticato e con alcune criticità, ma il ruolo che siamo chiamati a svolgere è fondamentale: siamo chiamati ad essere sentinelle ed osservare varie situazioni che si possono creare, dobbiamo essere garanti dell’articolo 4 e quindi migliorare le condizioni di vita dei migranti. Dobbiamo essere organizzati affinché i termini vengano rispettati. La direttiva ci consegna una cassetta degli attrezzi articolata, è importante che venga tenuta in ordine ed usata bene».
Antonella Roncarolo: “La narrazione ci può guidare verso la conoscenza e l’emozione e, quando subentra quest’ultima, possiamo veramente cambiare lo sguardo verso questo mondo”
La parola è passata poi alla professoressa Roncarolo, la quale ha parlato della storia di Samba, protagonista del libro intitolato Eravamo due ragazzi, scelta non casuale perché, come detto da Nastasia Pescatore, «L’idea iniziale era quella di fare una breve intervista a Samba, tuttavia mi sono resa conto di quanto fosse importante la sua storia, perché è anche la storia di tanti ragazzi che partono dall’Africa. Un invito che tengo a fare è quello di cambiare lo sguardo verso di loro: quando li vediamo sbarcare dobbiamo tenere a mente che hanno vissuto veramente l’inferno, soprattutto per il passaggio in Libia, che è veramente il punto più terribile del loro viaggio. Ascoltare la storia di Samba ha cambiato il mio modo di vedere la migrazione: siamo abituati a vedere numeri e statistiche, ma non comprendiamo davvero quello che c’è dietro. Quando intervistavo Samba mi capitava molte volte di crollare emotivamente per via delle storie terrificanti che mi venivano raccontate. Da lì, ho detto che non fosse possibile fare solo un’intervista, ma era da scriverci un romanzo, perché è la narrazione quella che ci può guidare verso la conoscenza e l’emozione e, quando subentra quest’ultima, possiamo veramente cambiare lo sguardo verso questo mondo».
La professoressa Antonella ha continuato poi raccontando a grandi linee la storia di Samba e dell’amico Ibrahim, deceduto durante il viaggio: «È la storia di un giovane cattolico cresciuto in Gambia e appassionato di calcio che, proprio mentre giocava, ha avuto un incidente; tuttavia, le condizioni sanitarie di quel Paese non erano efficienti e continuava ad avere problemi a una gamba. Allora decide di affrontare il viaggio per curarsi e la meta desiderata era la Germania. La traversata venne resa complicata sia dai molti posti di blocco sia dal passaggio in terra libica, parte più pesante e critica. Samba racconta che, dopo mesi di inferno, il primo ricordo appena arrivato in Italia è stato quello di un uomo che lo ha rivestito con un asciugamano. Da Lampedusa venne portato in Sicilia, dove gli venne curata la gamba, poi presso il centro di accoglienza di Monsampolo ed infine presso San Benedetto».
Samba Manneh: “È vero, non siamo tutti buoni, però c’è davvero gente che vuole contribuire, che si vuole integrare nel Paese per poter portare avanti il suo sogno”
A concludere gli interventi è stato Samba, che ha raccontato la sua esperienza come mediatore culturale per i ragazzi che, come lui, devono affrontare tutte le difficoltà che l’integrazione e la burocrazia comportano: «Siamo qui per parlare di un tema che interessa molti italiani, perché molti sono convinti che il problema dell’Italia siano gli immigrati. Vedere la situazione di oggi mi dispiace molto: immaginate di stare qui in Italia due o tre anni cercando di avere sempre il permesso di soggiorno e di trovarvi, invece, con la domanda costantemente negata. Così tu devi cambiare Paese perché l’Italia non ti vuole, ma torni in Italia dove non hai più nulla. Il primo pensiero che ho avuto, appena arrivato in Italia, è stato integrarmi, prendere il permesso di soggiorno, poter lavorare e vivere il mio sogno; tuttavia, la cosa è diversa: arrivo, cerco di integrarmi, il permesso mi viene negato, il datore di lavoro non può fare niente e il centro di accoglienza è costretto a mandarti via perché la Prefettura ha voluto così. Dove vai? O torni al tuo Paese o vivi dove capita. Ad oggi hanno accelerato troppo i procedimenti: arrivi nel Paese e, in poco tempo, vieni chiamato dalla Commissione territoriale e tu non sai praticamente nulla. È vero, non siamo tutti buoni, però c’è davvero gente che vuole contribuire, che si vuole integrare nel Paese per poter portare avanti il suo sogno».
Alla domanda di Nastasia sul perché Samba abbia voluto rimanere in Italia per coltivare il proprio futuro, il giovane risponde: «Appena arrivato in Italia soffrivo e cercavo solo di potermi curare. Ero spaventato alla vista del primo italiano, perché libici e italiani hanno la pelle simile; tuttavia, con il tempo mi sono reso conto di essere arrivato in un Paese che mi ha dato da mangiare, un posto in cui dormire, la possibilità di studiare e, allora, ho deciso di mettermi alla prova studiando e cercando di integrarmi. Dopo un anno, ho avuto il permesso di soggiorno e ho deciso di andare a scuola per imparare la lingua. Integrarmi non è stato facile, ma con il tempo ci sono riuscito».
Altra domanda fatta da Nastasia è stata se Samba sconsigliasse ad amici, parenti o connazionali di tentare la traversata. La risposta di Samba è stata: «È successo molte volte, perché quando parti non sai cosa ti capiterà; infatti, quando sono tornato a casa ho sconsigliato caldamente. Ad oggi forse nessuno mi darà retta, ma la questione non è assolutamente così facile».























