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FOTO Martinsicuro, dialogo tra cattolici e musulmani. Vescovo Palmieri: “In una società segnata da diffidenza e contrapposizione, dialogare è qualcosa prezioso”

MARTINSICUROCamminare insieme, nel dialogo e nel rispetto, verso un futuro di pace, è possibile: lo ha dimostrato la comunità di Martinsicuro, dove ieri sera, 20 Settembre 2026, alle ore 21:00, si è tenuta una serata di dialogo cattolico-islamico dal titolo “Pellegrini di speranza – Martinsicuro multietnico e multireligioso”.

L’appuntamento, che nelle passate dieci edizioni si era svolto prima a Centobuchi di Monteprandone e poi a Sant’Egidio alla Vibrata, quest’anno ha trovato spazio nella splendida cornice dell’Anfiteatro della cittadina truentina, dove sono intervenuti l’imam Mustapha Batzami, guida spirituale della prima comunità musulmana d’Abruzzo e del Centro di Cultura Islamica di Teramo, e don Vincent Chukwumamkpam Ifeme, docente dalla Scuola di Formazione Teologica Interdiocesana e direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.

Presenti al tavolo del dialogo anche l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicepresidente della CEI e vescovo delle Diocesi del Piceno, Nazzareno Quinzi, referente delle comunità religiose presso la Prefettura di Ascoli Piceno e co-fondatore dell’Università per la Pace presso la regione Marche, e Marcello Monti, assessore con delega alle Politiche Sociali presso il Comune di Martinsicuro.

A moderare l’incontro è stato Concetto Di Francesco, componente del Consiglio Pastorale Diocesano, segretario della Confraternita “San Gabriele dell’Addolorata” e presidente dell’associazione di promozione sociale “Rosa di Maria Regina”.

Presente, tra il pubblico, anche don Luigino Scarponi, responsabile del Clero del Piceno, vicepresidente nazionale della UAC (Unione dell’Apostolato Cattolico), che negli ultimi cinque anni ha ospitato queste serate nella parrocchia di Sant’Egidio, dove fino a pochi mesi fa è stato parroco. Presenti altresì fedeli cattolici, musulmani e anche atei, alcuni dei quali molto giovani. Un bel segno di speranza, particolarmente significativo in un momento in cui nel mondo soffiano venti di guerra.

Pellegrini di speranza

Nei loro interventi i due illustri relatori hanno spiegato il significato simbolico che il pellegrinaggio riveste nella propria religione, trovando numerosi spunti di riflessione comune.

“Il pellegrinaggio insegna l’umiltà, la pazienza, la tolleranza e la fraternità”: le parole dell’imam Mustapha Batzami

L’imam Mustapha Batzami ha ricordato il forte legame della comunità islamica con Martinsicuro, tra le prime città abruzzesi ad accogliere i musulmani e a favorire la loro integrazione:

“La nostra comunità è nata nel 1996 e Martinsicuro è stata una delle prime città ad accoglierci, mettendoci a disposizione perfino la palestra della Scuola Elementare per pregare durante la festa di fine Ramadan. Fu la prima città della regione Abruzzo a concedere ai musulmani una struttura pubblica per il culto”.

Batzami ha poi illustrato il significato del pellegrinaggio alla Mecca, che è uno dei cinque pilastri dell’Islam, spiegandolo come un viaggio di fede, purificazione e speranza. Il pellegrino, infatti, è chiamato a riconciliarsi con gli altri, a liberarsi da rancori e divisioni e a presentarsi davanti a Dio in una condizione di uguaglianza con tutti gli altri fedeli.

Ha detto l’imam: “Il pellegrinaggio insegna l’umiltà, la pazienza, la tolleranza e la fraternità. Abbatte le barriere linguistiche, sociali e culturali e rende concreta l’appartenenza a un’unica famiglia umana“. Il pellegrinaggio diventa così una scuola di fraternità e servizio alla pace, valori che devono accompagnare il credente anche al ritorno nella vita quotidiana, con un impegno concreto a mettersi al servizio del bene e della pace.

“Il pellegrinaggio è una vera pedagogia della speranza”: le parole di don Vincent Chukwumamkpam Ifeme

Don Vincent Chukwumamkpam Ifeme, attraverso una breve parabola di un cristiano e un musulmano che sbagliano strada ma continuano a camminare insieme, ha evidenziato come il pellegrinaggio sia anzitutto un’esperienza di incontro, ascolto reciproco e condivisione della speranza:

“Forse noi cristiani e i musulmani non conosciamo ancora perfettamente tutta la strada, ma possiamo camminare insieme, aiutarci, ascoltarci e condividere la speranza. Perché il pellegrino non è qualcuno che possiede già tutto. Il pellegrino è una persona che continua a camminare verso una meta. Il cristiano porta la speranza in Cristo, il musulmano porta la sua fede e la sua speranza in Dio. Non siamo chiamati a confondere le nostre fedi, ma a incontrarci, rispettarci e collaborare, affinché il mondo abbia più speranza, più pace e più fraternità. Possiamo dire che la speranza è una strada che diventa più bella quando nessuno cammina da solo“.

Il presbitero ha poi spiegato che il pellegrinaggio occupa un posto centrale nell’esperienza religiosa universale e rappresenta il cammino dell’uomo verso Dio:

“L’uomo credente è un viandante che, attraverso un cammino esteriore e interiore, cerca il volto di Dio, la verità e la salvezza. Cristiani e musulmani condividono questa dimensione spirituale del cammino, pur esprimendola secondo le rispettive tradizioni religiose. Il pellegrinaggio, prima ancora di essere un atto religioso esterno, è una vera pedagogia della speranza. Educando il cuore al desiderio di Dio, trasforma la fatica in preghiera e rende la vita una strada verso una dimora più grande“.

Nella tradizione cristiana questo percorso trova le sue radici nella figura di Abramo – padre della fede comune a ebrei, cristiani e musulmani – nell’esperienza dell’esodo del popolo d’Israele e nella stessa vita di Gesù. Ha quindi evidenziato il significato che il pellegrinaggio riveste per i cristiani:

“Anzitutto simbolo della conversione: uscire da sé stessi, abbandonare il peccato e orientare la propria vita verso Dio. È anche esperienza di speranza, perché il credente sa che la meta ultima è la comunione eterna con Dio. Inoltre possiede una dimensione comunitaria: il cristiano cammina insieme ai fratelli e alle sorelle nella fede. La sinodalità significa proprio questo, camminare insieme. Nella Chiesa cattolica il pellegrinaggio non è un semplice viaggio o una forma di turismo religioso. È un atto di fede, un cammino di conversione e una concreta ricerca di Dio“. La meta ultima non è un luogo, ma l’incontro con Cristo.

Il pellegrinaggio diventa così una via concreta di dialogo e di pace tra religioni diverse. Pur mantenendo ciascuno la propria identità religiosa, cristiani e musulmani possono riconoscendosi tutti come viandanti in cerca di Dio e di una società più pacifica.

Vescovo Palmieri: “La bellezza di viaggiare insieme”

Prima di chiudere la serata, allietata dalle note suggestive di Giacinto Cistola, Johnny Tiburtini e Valerio Vagnoni, è stata data la parola all’arcivescovo Gianpiero Palmieri, il quale ha detto:

“Vi ringrazio di cuore per aver partecipato a questo incontro. In un contesto sociale che spesso alimenta il sospetto, la diffidenza e la contrapposizione, ritrovarsi qui per dialogare non è affatto scontato. È qualcosa di bello e prezioso. Essere qui significa ascoltarsi, conoscersi e riconoscersi reciprocamente. Significa valorizzare le ricchezze spirituali e culturali dell’altro. Anch’io, ascoltando l’Imam Mustafa, ho appreso aspetti del pellegrinaggio alla Mecca che non conoscevo.

Siamo tutti in cammino e il cammino è nelle mani di Dio. È Lui che ci mette in movimento, che ci guida e ci insegna la bellezza del viaggiare insieme. Come ricordava la storia raccontata da don Vincent, non conta soltanto la meta finale, ma anche il percorso condiviso. Penso alla poesia ‘Itaca’ di Costantinos Kavafis: il valore del viaggio non risiede soltanto nell’arrivo, ma nelle esperienze, negli incontri e nelle relazioni che maturano lungo la strada. Così è anche per noi.

Mi auguro che momenti come questo possano moltiplicarsi. Viviamo vicini gli uni agli altri, ma spesso non ci conosciamo davvero. Dovremmo fermarci, parlarci, guardarci negli occhi e ascoltare le nostre storie. Questo ci renderebbe tutti più ricchi. Se Dio vuole – inshallah -, tutto questo si realizzerà!”.

Custodire ed alimentare il desiderio della pace

La serata si è conclusa con un dialogo interessante ed autentico con il pubblico presente, a cui è seguito un momento di convivialità fraterna, in cui i convenuti hanno potuto assaggiare specialità culinarie della tradizione italiana ed araba. Un ulteriore segno di rispetto reciproco e di condivisione.

Tra le domande che il pubblico ha rivolto ai relatori, c’è stata anche quella molto interessante di una giovane ragazza di religione musulmana, la quale ha chiesto: “Le religioni possono contribuire a costruire ponti ed abbattere i muri del pregiudizio?”.

Questa la risposta dell’arcivescovo Palmieri: “Le religioni possono fare moltissimo e di fatto fanno moltissimo. Penso all’intuizione di Giovanni Paolo II, che negli anni Ottanta convocò ad Assisi i leader religiosi del mondo per pregare insieme per la pace. Fu un segno straordinario. È fondamentale che ogni religione custodisca e alimenti il desiderio della pace. Occorre vigilare affinché nessun elemento delle nostre tradizioni venga utilizzato per giustificare la violenza o le posizioni estremiste. Se lette correttamente, tutte le religioni conducono alla pace.

Sono ottimista. Non soltanto perché credo che Dio guidi la storia, ma anche perché il destino dell’umanità non possa essere la guerra. La guerra non può durare per sempre; se l’uomo vuole sopravvivere, prima o poi dovrà scegliere la pace. E chi detiene il potere deve comprendere che i popoli desiderano la pace e non la guerra. Per questo è importante un movimento dal basso, fatto di persone, comunità e credenti che lavorano insieme. Anche incontri come quello di questa sera contribuiscono a costruire pace molto più di quanto possiamo immaginare. Siamo fatti per la pace e dobbiamo continuare ad alimentarla ogni giorno“.

Le dichiarazioni di speranza dei presenti

Grande la soddisfazione di tutti i presenti, i quali hanno sottolineato la bellezza e la fecondità del dialogo interreligioso.

Nazzareno Quinzi

Il fondatore dell’Università per la Pace Nazzareno Quinzi si è detto molto contento e grato per gli ultimi dieci anni di dialogo interreligioso tra cattolici e musulmani nel territorio, ringraziando l’imam Mustapha Batzami, che ha definito “disponibile, umile e generoso”, don Vincent Ifeme, “che fin dal 2016 ha reso possibili questi incontri”, e tutti coloro “che hanno contribuito a costruire occasioni di incontro e di amicizia reciproca”. Una menzione speciale, oltre che al vescovo Gianpiero Palmieri, della cui presenza si è detto “onorato”, è andata a don Luigino Scarponi, “che a Sant’Egidio alla Vibrata ha ospitato per anni questi momenti di dialogo”.

Ha concluso Quinzi: “In questi dieci anni abbiamo scoperto una cosa importante: le cose che ci uniscono sono molto più numerose di quelle che ci dividono. Questo ci ha permesso di costruire relazioni autentiche, portare avanti il dialogo e procedere insieme come pellegrini di speranza verso la pace”.

Marcello Monti

L’assessore Marcello Monti, nel ricordare la sua lunga esperienza nel sociale, in particolare come presidente e volontario della Croce Verde, ha lodato la comunità di Martinsicuro “per l’accoglienza che ha saputo dare in questi anni a chi veniva da lontano, costruendo – giorno dopo giorno – una pace sociale affatto scontata“. “Però – ha aggiunto – c’è ancora tanto da vivere insieme. Ognuno di noi ha il dovere di trasmettere ai propri figli i valori del rispetto e della fratellanza”.

Don Luigino Scarponi

Don Luigino Scarponi ha dapprima ripercorso brevemente i temi affrontati nelle precedenti edizioni santegidiesi dell’iniziativa. Poi, anche nella veste di incaricato diocesano dell’Ufficio Pastorale del Tempo Libero, del Turismo, dello Sport e dei Pellegrinaggi,  si è soffermato sull’aspetto antropologico del pellegrinaggio, evidenziandone le varie fasi con quattro verbi significativi:

Pensare al pellegrinaggio significa concentrarsi sul desiderio di mettersi in cammino e richieda una fase di preparazione. Partire per il pellegrinaggio è la fase successiva, accompagnata dalla benedizione che suggella la realizzazione di quel desiderio. Raggiungere la meta del pellegrinaggio, che è il luogo dell’incontro, si rivela spesso un’esperienza intensa e significativa. Al termine del cammino vi è il ritorno, in momento in cui ciascuno è chiamato a raccontare l’esperienza vissuta e l’incontro sperimentato lungo il percorso. Un cammino che, in ogni fase, può essere fatto solo insieme“.

Concetto Di Francesco

Soddisfazione anche da parte di Concetto Di Francesco, il quale ha ricordato che “prima di ogni forma di dialogo, c’è necessariamente l’incontro e questo incontro, nella nostra città di Martinsicuro, non è iniziato 10 anni fa né tanto meno oggi, bensì risale a quarant’anni fa, quando le prime famiglie di pescatori tunisini e marocchini scelsero la nostra comunità per vivere e lavorare in mare al fianco dei nostri pescatori. Chi condivide l’esperienza del mare, che ha mangiato spezzato insieme il duro pane della fatica, del pericolo e dell’imprevisto tra le onde, non si limita dialogare, bensì diventa fratello. Martinsicuro ha saputo crescere, diventando una città che accoglie decine di etnie diverse e che vantano sviluppo turistico ed economico superiore alla media nazionale. Un progresso materiale così forte, che deve però corrispondere ad una pari crescita culturale ed umana, perché le persone, prima ancora di definirsi per le proprie radici o professioni, sono essere umani”. 

Brahim Zin Eddine e Mariya Daniane

I coniugi Brahim Zin Eddine e Mariya Daniane, rispettivamente di 37 e 36 anni,  originari del Marocco, vivono a Martinsicuro da diversi anni e si sono dichiarati pienamente integrati nella comunità locale.

Brahim: “Io vivo in Italia dal 2001 e a Martinsicuro dal 2014. Qui mi sono sentito accolto, ho costruito amicizie anche con Italiani e partecipo con serenità alla vita sociale della città, in particolare attraverso il calcio. Lavoro come saldatore a Colonnella, in una piccola azienda di mia proprietà, che attualmente conta 20 dipendenti. Ho anche acquistato casa a Martinsicuro, perché è qui che abbiamo deciso di stabilirci definitivamente”.

Maria: “Anche io sono riuscita a costruire un buon rapporto con la comunità e ho stretto amicizie sia con musulmani sia con cristiani, soprattutto frequentando la palestra. Brahim lavora nell’azienda come saldatore, mentre io mi occupo prevalentemente della casa e delle pratiche amministrative legate alla nostra attività familiare”.

Entrambi hanno espresso soddisfazione per la vita a Martinsicuro e per le iniziative di dialogo come l’incontro interreligioso di ieri, che hanno definito “occasioni importanti di conoscenza reciproca e di integrazione tra persone di culture e fedi diverse”.

Giada Tiburtini

La giovane Giada Tiburtini, che ha 21 anni ed è di San Benedetto del Tronto, ha dichiarato: “Mi ritengo atea, ma ho partecipato all’incontro, perché apprezzo molto il confronto tra persone di fedi e visioni differenti. Pur non riconoscendomi in una religione, considero il rispetto ed il dialogo due valori universali che appartengono all’umanità, prima ancora che alle confessioni religiose. Iniziative come questa, rappresentano un’opportunità positiva per favorire la comprensione reciproca”.

Valeria Veramonti

Valeria Veramonti, che ha 42 anni, è un’avvocata e per anni ha collaborato all’organizzazione degli incontri interreligiosi di Sant’Egidio alla Vibrata, ha espresso piena soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa di Martinsicuro: “Diffondere momenti di dialogo tra culture e religioni diverse deve essere un impegno concreto e continuativo. Oserei dire anche necessario, e consideriamo l’attuale contesto storico, caratterizzato da tensioni e incomprensioni. Spero quindi che iniziative simili possano essere replicate in tutto il territorio”.