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Il Sole dell’equinozio nella Cattedrale di Ripatransone 

Di Mario Vespasiani

RIPATRANSONE – Da sempre, la luce ha avuto un ruolo privilegiato nell’architettura sacra.
Prima ancora di essere un elemento capace di illuminare uno spazio, è stata percepita come simbolo del divino, della rivelazione e della vita. Nelle chiese, il rapporto tra la luce del Sole e l’architettura ha spesso dato origine a fenomeni nei quali il cielo sembra penetrare lo spazio sacro, illuminando immagini, altari, simboli o particolari punti dell’edificio in momenti precisi dell’anno.
Equinozi e solstizi diventano così appuntamenti nei quali il tempo astronomico si intreccia con quello liturgico e simbolico. Un raggio di Sole che attraversa una finestra, percorre una navata e raggiunge un’immagine sacra può trasformarsi in qualcosa di più di un semplice aspetto ottico: diventa un gesto che la natura ripete, anno dopo anno.
È in questo affascinante incontro tra luce, cielo, architettura e sacro che si inserisce anche ciò che avviene nella Cattedrale di Ripatransone nei giorni dell’equinozio d’autunno, quando, intorno alle 10, un raggio di Sole penetra all’interno della chiesa a compiere un percorso centrale lungo la navata. La luce attraversa lo spazio sacro e incontra in successione, tre elementi ben precisi: la stella centrale sospesa sul vuoto con il monogramma “M” di Maria, la bianca scultura di San Gregorio collocata sull’abside e, infine, il pavimento dove è rappresentato in forma di mosaico l’Albero della Vita. È proprio questa successione a rendere ciò particolarmente significativo: non siamo di fronte soltanto a un suggestivo” raggio di luce bensì a un fenomeno che, nel periodo dell’equinozio, sembra mettere in relazione tre immagini profondamente legate al luogo.

Il primo elemento che la luce incontra è la stella con il monogramma di Maria. La stella è da sempre uno dei simboli associati alla Vergine, alla sua funzione di guida e alla sua dimensione celeste. Nel momento in cui viene raggiunta dal Sole, acquista una particolare evidenza: è come se fosse la luce stessa a indicarla all’osservatore. Da qui il fascio luminoso prosegue lungo l’asse della Cattedrale e raggiunge la zona absidale, dove si trova la scultura bianca raffigurante San Gregorio. La figura, proprio grazie al contrasto fra la superficie chiara e le zone circostanti, viene fatta emergere con particolare forza. San Gregorio non è soltanto una figura inserita nell’apparato decorativo della Cattedrale: è uno dei santi titolari dell’edificio, insieme a Santa Margherita. La luce raggiunge poi anche il pavimento e va a incontrare il mosaico con la rappresentazione dell’Albero della Vita. Ed è forse proprio questo il passaggio più suggestivo dal punto di vista simbolico. Il raggio che arriva dal cielo finisce infatti per incontrare, sulla superficie della terra, l’immagine dell’Albero uno dei simboli più antichi della tradizione biblica e cristiana, legato alla vita, alla creazione, alla rigenerazione e alla salvezza. Se si osservano insieme i tre elementi coinvolti, sembra quasi emergere una narrazione costruita dalla luce: Maria, San Gregorio e l’Albero della Vita. La stella, il santo e l’albero diventano così tre punti di un unico percorso, collegati non da un’immagine dipinta o da una decorazione architettonica, ma dal movimento del Sole.

Naturalmente è importante distinguere il fenomeno osservabile dalla sua interpretazione. Il fatto che il Sole raggiunga quei determinati punti può essere spiegato attraverso la posizione del Sole nel cielo, l’orientamento dell’edificio, la geometria della navata e delle aperture attraverso cui entra la luce. Per affermare invece che i tre punti siano stati progettati intenzionalmente come un preciso dispositivo astronomico sarebbe necessario disporre di documentazione storica o di uno studio archeoastronomico” specifico. Ma questa cautela non diminuisce affatto il fascino del fenomeno. Al contrario, lascia aperta una domanda interessante: quanto fosse consapevole, da parte di chi progettò o modificò la Cattedrale, il rapporto fra l’edificio e il percorso del Sole? L’equinozio rende tutto questo ancora più significativo. Due volte l’anno, in primavera e in autunno, il Sole attraversa l’equatore celeste e il giorno e la notte raggiungono una condizione di sostanziale equilibrio. L’equinozio d’autunno segna inoltre l’inizio astronomico della stagione nella quale, nell’emisfero settentrionale, le giornate cominciano progressivamente ad accorciarsi. È dunque un momento di passaggio, un confine fra la stagione della luce e quella dell’oscurità crescente. Non sorprende che proprio l’equinozio abbia assunto, nelle diverse culture, significati legati all’equilibrio, alla trasformazione e al ciclo della vita.

All’interno di una chiesa questi significati acquistano un ulteriore livello, la luce è infatti uno dei simboli fondamentali della tradizione cristiana. Cristo è presentato nel Vangelo di Giovanni come la “luce del mondo” e, nel corso dei secoli, architetti e artisti hanno utilizzato la luce naturale per creare atmosfere capaci di suggerire la presenza del divino e anche nella Cattedrale di Ripatransone, a mio avviso il fenomeno dell’equinozio può essere letto proprio alla luce di questa tradizione. Questo avvenimento si inserisce nel solco di altre chiese che hanno stabilito un rapporto preciso con il movimento apparente del Sole. Uno degli esempi più conosciuti è la Real Chiesa di San Lorenzo a Torino, progettata da Guarino Guarini, architetto che possedeva anche approfondite conoscenze matematiche e astronomiche. Qui, nei giorni prossimi agli equinozi, la luce solare entra attraverso le aperture della complessa struttura della chiesa e può raggiungere particolari elementi pittorici normalmente immersi nell’ombra. In tal caso la luce sembra avere il compito di rivelare ciò che normalmente rimane nascosto: è il Sole a rendere visibile un’immagine che, senza quel particolare allineamento, rimarrebbe nell’oscurità.

Ancora più esplicito è il fenomeno della Pieve di San Pancrazio a Montichiari, nel bresciano, dove durante gli equinozi la luce solare attraversa le aperture della chiesa e produce sulla zona absidale una caratteristica croce luminosa. Qui il rapporto fra astronomia e simbolismo cristiano appare immediato: la luce del Sole disegna infatti proprio il simbolo della croce. A Roma e a Bologna il rapporto fra chiesa e Sole assume invece una dimensione più scientifica. Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, Francesco Bianchini realizzò nel Settecento una grande meridiana a camera oscura, trasformando l’edificio in uno straordinario strumento astronomico. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, Giovanni Domenico Cassini realizzò nel Seicento una delle più celebri meridiane a camera oscura, nella quale l’immagine del Sole proiettata sul pavimento permette di seguire il suo movimento apparente e di effettuare precise osservazioni astronomiche. In questi casi la luce non si limita a creare un effetto estetico o simbolico: diventa uno strumento scientifico per misurare il tempo e studiare il cielo. È proprio questo il tratto che accomuna tali edifici, in alcuni casi il Sole rivela un’immagine, in altri disegna una croce, in altri ancora misura il tempo, a Ripatransone, invece, attraversando in verticale lo spazio, collega alcuni elementi della chiesa. Il raggio diventa uno sguardo” luminoso che percorre come un fedele la navata e mette in relazione la stella di Maria, il santo titolare della cattedrale e l’Albero della Vita. E forse è proprio quest’ultimo aspetto a rendere così particolare tale appuntamento. Se durante l’anno il raggio si sposta senza schemi, ora assume una traiettoria precisa, fissando in terra un appuntamento con il cielo. Tre immagini create dalluomo nell’architettura, un unico percorso luminoso.

In questo senso, il fenomeno di Ripatransone mi piace leggerlo come un’altra testimonianza di quel rapporto fra astronomia, architettura e spiritualità che per secoli ha caratterizzato le grandi chiese europee, nel quale il cielo non era qualcosa di estraneo all’edificio sacro, ma parte della sua stessa concezione dello spazio e del tempo. Il Sole segnava le ore, indicava le stagioni, permetteva di costruire calendari e, nello stesso tempo, diventava simbolo della presenza divina. A Ripatransone tutto questo sembra condensarsi in pochi minuti di luce, proprio nel momento dell’anno in cui la luce e l’oscurità raggiungono il loro particolare equilibrio. E mentre sul calendario la stagione cambia e il Sole comincia a volgere il suo percorso verso giornate sempre più brevi, dentro la Cattedrale quel raggio racconta una storia fatta di simboli e che, anno dopo anno, il cielo torna a scrivere con la geometria del Sole capace di trasformare l’edificio di culto in un luogo nel quale si abbracciano l’istante presente, la luce diretta, l’arte e la spiritualità.

Mario Vespasiani (1978) è un artista ed intellettuale italiano. Al suo lavoro sono state dedicate cinquanta pubblicazioni personali. Inventore di giochi didattici e promotore di rassegne culturali è l’unico artista italiano ad avere esposto nei principali musei delle Forze Amate e ad aver scritto e realizzato oltre cento canzoni. La sua biblioteca è messa a disposizione gratuitamente per la consultazione e nell’ambito di suoi approfondimenti ha intervistato i grandi protagonisti della cultura italiana, da Alain Elkann a Cacciari, da Erri De Luca a Veneziani, da Salvatore Settis a Vinicio Capossela. Per le sue qualità artistiche e umane ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Maestro del colore, il cui uso è stato definito straordinario dal Presidente della Repubblica Mattarella.