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Funerale di don Alfredo Massetti, una vita al servizio della Chiesa, il grazie delle comunità di Marino del Tronto e di Villa Pigna

ASCOLI PICENO – «Nella luce del Signore Risorto, oggi ci stringiamo per salutare don Alfredo, che è stato richiamato alla Casa del Signore, come il buon pastore che accoglie colui che è stato sua immagine». Con queste parole il vescovo Gianpiero Palmieri ha aperto la celebrazione del funerale di don Alfredo Massetti, parroco emerito della chiesa di San Benedetto Abate in Marino del Tronto.

Il rito si è svolto domenica 20 settembre, alle ore 16, presso la chiesa di San Benedetto Abate ed è stato presieduto dal vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrato da numerosi sacerdoti della diocesi di Ascoli Piceno, tra cui don Francesco Fulvi, don Carlo Lupi, don Giampiero Cinelli, don Paolo Sabatini e don Lino Arcangeli, oltre che dal vescovo emerito di Pesaro, monsignor Piero Coccia. Numerosi sono stati i fedeli accorsi per salutare il presbitero che, nei suoi anni di servizio, è stato capace di farsi voler bene e amare.

Don Lino Arcangeli ricorda il cammino pastorale di don Alfredo

All’inizio della celebrazione, don Lino Arcangeli ha ripercorso di fronte all’assemblea l’intero cammino pastorale di don Alfredo: «La Chiesa di Ascoli Piceno piange la morte di don Alfredo, il quale è tornato alla Casa del Padre il 18 settembre scorso, all’età di 82 anni. Nato a Castel di Lama il 1° aprile 1944, fu ordinato sacerdote il 9 giugno 1971 e, nel corso del suo lungo ministero, ha accompagnato numerose comunità della Diocesi, lasciando una testimonianza di devozione pastorale e di grande vicinanza alle persone. È stato per tanti anni cappellano delle suore Oblate del SS. Redentore. Nei primi anni del suo sacerdozio ha lavorato all’Ufficio catechistico diocesano a fianco dell’allora direttore, mons. Baldassare Riccitelli, ricoprendo contemporaneamente il ministero di parroco nelle frazioni dell’Acquasantano di Fleno, Farno e San Gregorio. Il suo impegno è continuato come tipografo del Centro Stampa Piceno, a servizio della diocesi, in particolare per il Bollettino Diocesano, il periodico diocesano “La Vita Picena” e altre pubblicazioni. Grande presepista già dai tempi del seminario, ha poi continuato a coltivare questa passione nelle parrocchie dove ha operato, realizzando con grande maestria e un pizzico di fantasia bellissimi presepi, sempre ammirati da tutti. È stato per tanti anni parroco della comunità di San Benedetto Abate in Marino del Tronto, della quale era parroco emerito. Il suo è stato un ministero lungo e intenso. Don Alfredo ha vissuto il proprio essere sacerdote nella quotidianità, attraverso la celebrazione dei sacramenti, l’annuncio del Vangelo, la preghiera e l’accompagnamento delle persone e delle famiglie. La sua carità si è fatta anche elemosina, a sostegno di famiglie e persone bisognose. Ha contribuito alla sistemazione della chiesa e della casa parrocchiale. Ha trascorso l’ultimo periodo della sua vita nel Villaggio di Santa Marta, dove ha creato rapporti di amicizia e simpatia con tutti gli ospiti e con il personale sanitario. In tutta la sua vita ha sempre dimostrato una grande intelligenza creativa e riflessiva, operando nel silenzio e nell’umiltà, al servizio delle comunità che gli sono state affidate».

Vescovo Palmieri: “Quando il servizio al Vangelo diventa pane quotidiano, allora vivere è Cristo e morire è guadagno”

Lette le letture del giorno e proclamato il Vangelo, il presule ha preso la parola per l’omelia, che ha riguardato l’importanza dei sacerdoti che hanno abbracciato la missione evangelica nel periodo successivo al Concilio Ecumenico e il modo in cui, in ciascuno dei presbiteri, risuonano le parole di Paolo nella Lettera ai Filippesi: «Accogliamo don Alfredo. Sentiamo molta riconoscenza verso i sacerdoti che hanno vissuto il periodo del dopo Concilio. Tutti i sacerdoti che hanno cominciato dopo il 1971 ci hanno aiutato a vivere questo cambiamento con amore e passione e per questo dobbiamo essere riconoscenti verso l’uomo Alfredo.

Dal punto di vista personale, don Alfredo aveva molte doti, in particolare la simpatia e, a tal proposito, ho un aneddoto da raccontare: ho conosciuto un suo amico d’infanzia che mi ha detto che mai si sarebbe aspettato che “Alfredino” sarebbe diventato prete, proprio per il suo essere estroverso. Io stesso vi confermo che, pur avendolo conosciuto nell’ultimo periodo della sua vita, ho colto l’entusiasmo e il desiderio di vivere la vita diocesana.

La seconda Lettura di oggi è mirata per don Alfredo: “Il vivere è Cristo, il morire è guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so cosa scegliere. Sono stretto tra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questo corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo”. Quando il servizio al Vangelo diventa pane quotidiano, allora vivere è Cristo e morire è guadagno, perché finalmente Lo si incontra.

Nel Vangelo Gesù dice che siamo tutti chiamati a lavorare nella sua vigna e Dio chiama continuamente: all’alba, a mezzogiorno, alle tre e anche quando la vita volge al termine. Il Signore non si stanca, ci chiama costantemente e questo è segno di misericordia. A tutti i lavoratori della vigna promette una ricompensa: il denaro, l’unico modo per vivere. Questo padrone vuole che tutti i suoi dipendenti abbiano da vivere, anche chi ha lavorato meno. E questo è un atteggiamento che ricorre in tutti i brani del Vangelo, per quanto “esagerati” siano: in tutte le parabole Gesù parla della straordinaria bontà di un Padre che non aspetta un contraccambio; infatti, sa che ci convertiremo nel momento in cui comprenderemo la sua grandezza e il prete che annuncia tale misericordia è benedetto da Dio.

Noi rendiamo grazie a Dio per averci dato don Alfredo, per il ministero di tutti i preti e per averci sempre chiamati, nonostante i nostri errori. Sappiamo di poter contare sulla sua bontà».

Conclusa la celebrazione e prima della benedizione finale, il feretro è stato asperso con l’acqua benedetta e, successivamente, incensato; dopodiché hanno preso la parola un parrocchiano della chiesa di San Benedetto Abate e una rappresentante delle Suore Oblate del Santissimo Redentore. Entrambi hanno speso parole di grande spessore e bellezza nei confronti del presbitero.

Il fedele ha ricordato, attraverso un aneddoto simpatico, quando ha conosciuto don Alfredo: «Non era ancora parroco qui a Marino del Tronto, ma aveva una tipografia ed ero solito rivolgermi a lui per stampare le cose. Una sua peculiarità era quella di cambiare, quando stampava ciò che gli portavo, le immagini dei manifesti, sostenendo di avere idee migliori. Questo testimonia appieno la sua grandissima operosità e voglia di fare».

Il parrocchiano ha ricordato anche altre caratteristiche di don Alfredo che lo hanno sempre colpito: «Era un uomo umile, non si chiudeva in sé stesso e non evitava il contatto con gli altri; anzi, quando poteva uscire e stare in mezzo a tutti noi, lo faceva. Il suo modo di porsi era simpatico, divertente, anche con certe note di sarcasmo e ironia».

Infine, un’altra caratteristica fondamentale di don Alfredo era quella di essere «un prete non per titolo, ma per devozione».

Le Suore Oblate, che hanno avuto la possibilità di conoscere don Alfredo prima che arrivasse a Marino del Tronto, lo hanno ringraziato per tutto il bene che aveva fatto loro.